Paroldo, un pezzo di Liguria in Piemonte

Il cognome genovese più conosciuto è certamente Parodi ed esistono due comuni piemontesi i cui toponimi mostrano evidenti consonanze con esso, avendo forse origine dallo stesso termine altomedievale Palodus: Parodi Ligure (Al) e Paroldo (Cn), di cui L’Istituto savonese di Storia Patria ha appena pubblicato il fascicolo numero 35 del Progetto Toponomastica Storica, curato dal responsabile del progetto, Furio Ciciliot e da Franca Vadda. Il fascicolo sarà presentato sabato 11 marzo 2017, alle 15, nella Sala Consiliare del Comune di Paroldo. Oltre a quelli degli autori, è previsto un intervento di Ettore Fili sui mutamenti del paesaggio agrario di Paroldo nella prima metà del XVIII secolo.Paroldo di cui si sono pubblicati i toponimi storici – ricavati soprattutto da uno Statuto inedito del 1474, conservato a Roma nella Biblioteca del Senato, e da tre registri catastali del XVII-XVIII secolo dell’Archivio Storico Comunale locale – è un paese della Langa cevese che ha mantenuto intatte molte delle sue caratteristiche antiche.

La certosina ricerca di Franca Vadda, con l’aiuto di numerose decine di residenti, ha potuto localizzare pressoché tutti i toponimi antichi, alcune centinaia, già presenti oltre tre secoli or sono nei catasti e ancora oggi vitali.
L’etimologia di Paroldo è opaca: di sicuro già tra il XII e l’inizio del XIII secolo, quando la forma onomastica Palodus compare a Savona, questa è contemporaneamente un toponimo, un nome personale e un cognome.

La metodologia seguita nella ricerca parte dall’esame di documenti scritti, per larga parte inediti, e procede con la verifica sul campo dei toponimi. Le fonti scritte usate sono costituite da alcuni documenti medievali, ricavati soprattutto da notai savonesi, gli inediti statuti del 1474 e tre registri catastali (secoli XVII/XVIII) che ci trasmettono i principali toponimi e la loro evoluzione nei secoli.
Geografia del territorio comunale di Paroldo

Il territorio di Paroldo è situato in una zona collinare molto panoramica e ben esposta ed ha una struttura compatta, delimitata dai crinali delle Langhe disposti a formare un cerchio quasi perfetto, drenato da un unico ruscello, il Bovina, che riunisce le acque delle due vallate principali, quelle del Pasqua e del Feraio. La sua altitudine varia da 460 metri sul livello del mare, nel letto del Bovina al confine con Ceva, agli 806 del punto più elevato (Pedaggera).

Buona parte del crinale è percorsa da una delle principali vie di comunicazione tra Liguria e Piemonte, la cosiddetta via magistra Langarum, che convogliava fin dall’antichità le merci delle due regioni. Al di fuori di tale via, esisteva una disagevole strada di accesso dal centro abitato alla vicina Ceva per il fondovalle del Bovina, costruita solamente nel 1887 e asfaltata dopo la Seconda Guerra Mondiale.

L’insediamento principale di Paroldo – che racchiude l’edificio comunale, la chiesa parrocchiale e i ruderi del castello – si trova al centro del territorio, in una posizione sopraelevata che controlla l’intero comprensorio di poco più di dodici chilometri quadrati in cui risiedono 228 abitanti (2011).

Gli altri insediamenti sono soprattutto di tipo prediale e circondati dalle relative proprietà agricolo-pastorali. I migliori terreni agricoli sono situati nel fondovalle, dove il corso d’acqua principale permise la presenza di un mulino e di una modesta attività paleoindustriale.

Gli approvvigionamenti idrici degli abitanti e dei terreni collinari erano garantiti da una serie di sorgenti, descritte e tutelate in maniera esplicita già dagli statuti tardomedievali. 

Evoluzione storica e amministrativa del territorio paroldese

 Occorre premettere che con lo stesso nome con cui compare nel pieno Medioevo (Palodus) è ricordato anche un comune della provincia di Alessandria, conosciuto oggi come Parodi Ligure, creando possibili confusioni. Per la sua compattezza territoriale non è difficile immaginare per Paroldo una origine unitaria. Il toponimo è nominato la prima volta come luogo di provenienza (o cognome?) di una persona presente a Savona nel 1178, ma nel territorio comunale esistono testimonianze ben più antiche tra cui una moneta romana, rinvenuta fortuitamente nel fondovalle del torrente Bovina. Una ipotesi plausibile è che già nel XII secolo Paroldo abbia una propria giurisdizione territoriale, forse ricollegata ad una situazione precedente. Tale struttura compatta entra a fare parte del territorio del marchesato di Ceva, passando poi in mano ad altri feudatari che, nel 1474, concedono degli Statuti di cui rimangono due copie, inedite, e pressochè coeve. Poco si conosce del castello di cui rimangono modesti ruderi privati, mentre affreschi del XV-XVI secolo sono ancora visibili alle pareti della cappella di San Sebastiano, nei pressi del castello stesso.
Nei primi secoli dell’età moderna, il territorio passa varie volte di mano e, per un certo periodo, è legato strettamente alla famiglia finalese del Del Carretto. Risalgono probabilmente alla fine del XVII secolo i primi catasti conosciuti, conservati nell’archivio comunale e qui utilizzati. I secoli successivi fino agli anni nostri contemporanei scorrono senza grandi variazioni, restituendoci un territorio in cui è possibile leggere un passato agricolo – pastorale ancora riconoscibile. L’unione con il confinante Comune di Ceva si verificò per due soli decenni dagli anni Trenta del XX secolo fino al 1947, quando Paroldo riaquistò la propria autonomia. Dal punto di vista religioso, ha un’unica parrocchia di San Martino, diocesi attuale di Mondovì, mentre nel Medioevo fu soggetta a quella di Alba.

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Stefano Pezzini

Vecchio cronista alla Stampa, mai saggio…