Ecco F.I.CO, il parco delle eccellenze agroalimentari italiane

Claudio Porchia, grande amico e grande enogastronomo, ha visitato, a pochi giorni dalla sua apertura al pubblico,  F.I.CO, la nuova creatura ideata da Oscar Farinetti a Bologna, per promuovere l’agroalimentare italiano. Una vera e propria Disneyland del sapore e dell’emozione alimentare che in uno spazio, enorme ma ristretto, propone una fotografia dell’eccellenza italiana. Ecco il suo reportage scritto per i giornali online del gruppo Anghilante e per liguriaedintorni.it. Lo ringraziamo, anche perché, nelle intenzioni, questa è solo la prima puntata di un viaggio goloso.

Mancano pochi giorni all’apertura di FICO, la Fabbrica Italiana Contadina, che sarà il parco dell’agroalimentare più grande del mondo. In attesa del taglio del nastro sono stato a Fico per la presentazione riservata ai più importanti organi d’informazione nazionali e internazionali e posso proporvi in esclusiva alcune immagini e  le prime  sensazioni. Fin dalle prime ora della giornata si percepiva che la giornata era importante, il clima di festa con oltre 1000 giornalisti accreditati provenienti da tutto il mondo, un evento unico e per numeri superiore anche alla platea di giornalisti accreditati al Festival di Sanremo della Canzone Italiana. Fico, che aprirà al pubblico il prossimo 15 novembre, ha mostrato per la prima volta la grande, forse meglio scrivere enorme, area dedicata alla biodiversità e all’arte della trasformazione del cibo italiano. Per quanto uno potesse immaginarne la grandezza, le dimensioni e la bellezza del parco provocano meraviglia e sorpresa. Ecco in sintesi i numeri del parco: 2 ettari di campi e stalle all’aria aperta, con 200 animali e 2.000 cultivar, per raccontare la varietà e la bellezza dell’agricoltura e l’allevamento nazionali; 8 ettari coperti con 40 fabbriche di alimentari in funzione e oltre 40 luoghi ristoro allestiti e animati, dai bar fino ai chioschi di cibo di strada ed ai ristoranti stellati; 9.000 metri quadrati di botteghe e mercato con il meglio dei prodotti e del design per la buona tavola; aree dedicate allo sport, ai bimbi, alla lettura e ai servizi; 6 aule didattiche e  6 grandi “giostre” educative, per far sperimentare e conoscere i segreti del fuoco, della terra, del mare, degli animali, delle bevande e del futuro; un centro congressi modulabile da 50 a 1.000 persone, con spazi per teatro e cinema. Impossibile vedere tutto e raccontare tutto quello che propone Fico.

La filosofia del parco è quella di raccontare il cibo partendo dall’inizio della filiera, cioè dall’agricoltura e dall’allevamento e non dalla fine, cioè dalla cucina e dagli chef. Se lo scopo è educativo e non il puro show e divertimento, che pure ci sono e sono importanti, giusto partire dalla biodiversità e non dalle stelle ai fornelli. La porta d’ingresso è “ornata” da oltre un migliaio di mele di tutti i colori e di tantissime varietà. In alto una scritta precisa che in Europa ci sono 1200 varietà di mele e di queste 1000 sono in Italia. Varcata la porta dal profumo di mela, inizia la visita a questo parco, che i cugini francesi già ci invidiano, e che permetterà ai visitatori di  scoprire e degustare le meraviglie della biodiversità italiana, capire la nostra agricoltura e la trasformazione alimentare che ha reso celebre il made in Italy. Per permettere una visita più veloce dell’intero parco sono previsti due originali servizi: delle biciclette da utilizzare lungo le piste ciclabili previste all’interno o un trenino esterno che, collegando le diverse aree espositive, consente spostamenti più veloci. La prima impressione è che una sola giornata potrebbe non essere sufficiente per  far la conoscenza di tutti i protagonisti del Parco e le 150 aziende coinvolte, provando tutte le esperienze proposte:  dalla  preparazione dei panettoni  all’olio, che esce direttamente dal frantoio; dal divertimento con le giostre multimediali all’assaggio di prodotti freschi e fragranti, appena usciti dalle fabbriche; dall’incontro con gli animali alla scoperta dei tanti e diversi prodotti della terra. All’inaugurazione insieme al fondatore di Eataly, Oscar Farinetti,  sono intervenuti : il direttore generale per e00direttore di ENIT, Agenzia Nazionale del Turismo, il sindaco di Bologna Virginio Merola, l’amministratore delegato di FICO Eataly World,  Tiziana Primori, il presidente della Fondazione FICO Andrea Segrè, il direttore generale del CAAB Alessandro Bonfiglioli e il direttore generale di Prelios Sgr, Andrea Cornetti. Applauditissimo l’intervento di Oscar Farinetti, che ha raccontato come è nato il progetto, riconoscendo l’importanza del cuore femminile dell’operazione rappresentata dall’amministratore delegato di FICO Eataly World,  Tiziana Primori, perchè  “le donne finiscono sempre quello che iniziano”. Nel suo intervento non mancava l’entusiasmo per un progetto che punta a portare a Bologna oltre 6 milioni di visitatori. Sarà il primo e più grande parco al mondo dedicato all’alimentazione, che mette l’Italia al centro del mondo con una vetrina moderna ed elegante. La scommessa è importante non solo per Eataly, ma anche per tutti coloro (e sono tanti) che l’hanno seguito in questa avventura. In questa schiera anche numerose e importanti aziende piemontesi, come Venchi, Baldadin e Balocco e il Frantoio Bistrot di Roi, che tiene alte le bandiere della Liguria.

 

 

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Stefano Pezzini

Vecchio cronista alla Stampa, mai saggio…