A Bordighera un omaggio a Guido Seborga

Guido Seborga, un poète doublé d’un peintre è il titolo di una mostra allestita nell’ex chiesa anglicana di Bordighera. Da venerdì 13 a domenica 22 gennaio “Il mare del ponente ligure e la Valle delle Meraviglie sono il legame con il segno ideografico della sua pittura”. Orari: dalle 16 alle 19. Sabato 21 gennaio dalle 17 alle 19. 

 “Guido Seborga. Tra Bordighera e l’Europa” è invece il titolo dell’happening che si svolgerà sabato 14 gennaio alle 21, sempre all’ex anglicana, a cura della libreria Amico Libro e dell’ Associazione Teatrale Accademia delle Muse. Letture dal testo della figlia Laura Hess; un excursus sulla sua formazione intellettuale e politica, sulla sua presenza nel Ponente Ligure e sull’eredità di uomo e di artista. Introduce Laura Hess. Letture di Marta Collu, Corrado Ramella, Doriana Valesini. Interventi musicali di Gianni Martini.

Ma chi era Guido Seborga, intellettuale e politico a tutto tondo, capace di scrivere, dipingere, analizzare la politica di un secolo difficile e complesso come il ‘900? Ecco la sua biografia secondo Wikipedia.
Nacque da una famiglia in cui lui amava individuare sangue ligure, egiziano ed ebraico. Il suo vero cognome era Hess, ed era figlio dell’alpinista Adolfo Hess e discendente di Moses Hess. La scelta dello pseudonimo Seborga, piccolo paese ligure dell’entroterra di ponente, è legata all’amore per il mare e a quella che considerava la sua vera città d’origine e non soltanto d’elezione, Bordighera, costante punto di riferimento nei suoi diversi viaggi all’estero.
Bordighera e il suo entroterra sono lo sfondo dell’attività di letterato, il fascino della Valle delle Meraviglie e del mare del Ponente ligure sono preciso riferimento al segno ideografico della sua pittura.

La giovinezza antifascista

Studiò nella Torino antifascista di Augusto Monti (di cui era stato allievo) e Felice Casorati, ma la sua insofferenza all’ordine lo spinse a nuovi ambienti, conoscenze ed esperienze a Berlino, poco prima dell’avvento del nazismo, poi a Parigi, luogo amatissimo in cui tornò con frequenza lungo tutta la sua vita.

A Torino conobbe e strinse amicizia con Umberto Mastroianni, arrivato nel 1928 da Roma, con Luigi Spazzapan, Mattia Moreni. Oscar Navarro, Raf Vallone, Vincenzo Ciaffi, Albino Galvano, Piero Bargis con cui si trovava a passeggiare discutendo di tutto in totale libertà, protetti dall’oscuramento bellico.

La matrice antifascista torinese lo indusse all’azione, alla diserzione dalle guerre fasciste e alla partecipazione alla guerra partigiana, prima col Partito d’Azione con Giorgio Agosti, Alessandro Galante Garrone, Ada Gobetti, e poi come partigiano nelle brigate socialiste Matteotti.

Il dopoguerra e la sua attività politica e intellettuale

Dall’azione diretta passò nel primo dopoguerra all’attività politica nel Partito Socialista Italiano di cui aveva tentato la ricostruzione in Liguria ancora prima della guerra. A Roma con Lelio Basso diresse la rivista Socialismo ed entrò nelle vicende della direzione del partito occupandosi anche della propaganda del Fronte Popolare.

Già presente dagli anni ’30 sui maggiori periodici culturali italiani (Circoli, Campo di Marte, Prospettive, Letteratura, Maestrale), nel dopoguerra contribuì alla riapertura della redazione torinese del Sempre Avanti poi ridiventato Avanti!, fu giornalista sui quotidiani e sulle riviste della sinistra italiana e internazionale occupandosi dei temi della cultura e dell’impegno, della critica d’arte e dell’attualità.

Partecipò con Ada Gobetti, Franco Antonicelli, Felice Casorati, Massimo Mila ed altri alla fondazione dell’Unione Culturale di Torino, fu tra gli organizzatori dell’allestimento del Woyzeck di Georg Büchner rappresentato nel ’46 al teatro Gobetti.

Fu anche a Parigi, dove fu direttore di Italia Libera e collaborò a Europe e alle Editions de Minuit. Qui scrisse per i giornali italiani di quell’ambiente di intensa attività culturale e artistica dei surrealisti, del Café de Flore, di Jean Paul Sartre, Vercors, Antonin Artaud, Paul Eluard, Tristan Tzara, Gino Severinie di Alberto Magnelli, che lui ben conosceva dall’anteguerra, raccontando di teatro, cinema, musica, letteratura, pittura.

Si ammalò gravemente e morì nel 1990.

Attività pittorica

Se i versi furono il leitmotiv che percorse tutto l’arco della sua vita, fin da bambino fu affascinato dalle incisioni rupestri della Valle delle Meraviglie, che costituiscono il legame ideale fra poesia e pittura: dagli anni ’60 riprese a disegnare e dipingere creando nelle “ideografie” una forma di pittura originale che unisce il segno dinamico e le nere silhouette di figure arcaicizzanti alle contrastanti accensioni cromatiche degli sfondi in cui esse si profilano.

Come pittore visse un periodo di grande entusiasmo e di attività molto intensa nel quale restò vicino ai giovani con cui era sempre disposto a mettere in comune le sue numerose conoscenze e a collaborare alle loro iniziative culturali e artistiche.

Da quando riprese a disegnare e dipingere negli anni ’60, furono allestite importanti esposizioni delle sue opere tra cui la personale del Castello Sforzesco di Milano del 1973, quella da Schettini nel 1977, le personali a Torino della Galleria Narciso 1974, e del Punto 1969, a Rivoli alla Galleria Civica D’Arte Moderna, quella di Amsterdam alla galleria Sfinx del 1969, alla galleria Les Lettres et Les Arts di Mentone, alla galleria al Passo di Alassio 1985, alla Buca e alla Biblioteca Civica di Bordighera nel 1979, e in altre molteplici gallerie italiane e straniere.

Espose con altri importanti autori: alle Biennali di Mentone (1970-72), alla Narciso di Torino, al Dialogo di Milano 1978, al Palais de l’UNESCO di Parigi nel 1972, a Montecarlo nel 1979, al Museo della Città di Marsiglia, alla Biennale di Bamberga, a Strasburgo nel 1980, a Cracovia, a Londra, a Lugano, a Antibes, ai festival dell’Umorismo di Bordighera, alla galleria Beniamino di Sanremo e in altre diverse gallerie italiane e straniere.

Il suo costante e reciprocamente produttivo rapporto con i giovani è documentato dalla presenza dei suoi dipinti in gallerie quali “Il Triglione” a Venezia e alla saletta “La Buca” dell’Unione Culturale di Bordighera insieme ad allievi esordienti. La personale del 1981 a Moncalieri fu trasferita al liceo scientifico per permettere un incontro con gli studenti abitualmente lontani dalle avanguardie. Sue opere sono presenti in musei e importanti collezioni private italiane e straniere.

Ha ricevuto numerosi premi fra cui il Premio Presidenza Critici d’Arte Francesi, Parigi 1977 e la Medaglia Città di Milano.

Attività giornalistica

Ha collaborato scrivendo articoli di cultura e di critica, racconti e poesie con i più noti giornali italiani tra cui: Italia Libera, La Stampa, Stampa Sera, Avanti!e Sempre Avanti!, l’Unità, Paese Sera, Il Giorno, Il Lavoro e Il Lavoro Nuovo, Corriere Mercantile, Il Secolo XIX, Il Corriere della Riviera, Il Corriere della Liguria, L’Eco della Riviera e molti altri quotidiani liguri.

Ha scritto anche per la stampa francese su: Combat, La Revue Vivante, Les Lettres Françaises, Les Oeuvres Libres, Les Nouvelles litteraires, Les Temps Modernes, Europe, Le Franc Tireur, e molte recensioni delle sue opere sono comparse su altre riviste e quotidiani, come Le Monde.

Ha pubblicato poesie e racconti, pièces teatrali, articoli di critica artistica e letteraria su riviste quali: 4 Soli, Bollettino dell’Unione Culturale di Torino, Campo di Marte, Carte Segrete, Circoli, Diogene, Domus, Emporium, Europa Letteraria, La Fiera Letteraria, Flash Art, Gala, Arte e Cultura, Il Contemporaneo, Il Dado, Il Dramma, L’Illustrazione Italiana, Inventario, Laboratorio, Le Arti, Maestrale, Mercurio, Liguria, Nuova Presenza, Primato, Prospetti, Prospettive, Quaderni del Girasole, Realismo Lirico, Realtà, Selva, Sipario, Segnacolo, Tempo.

L’attenzione e l’interesse per i fatti della politica italiana e internazionale lo accompagnarono lungo l’arco di tutta la vita come è documentato dagli articoli su: Italia Libera, Iniziativa Socialista, La Difesa, Movimento di Liberazione in Italia, Mondo Operaio, Notiziario dell’Associazione Partigiana Matteotti, Socialismo, Quarto Stato, Patria, Patria Indipendente, Tribuna, Vie Nuove Dimensione Democratica, ed altre riviste.

Attività letteraria

Nel 1948 Arnoldo Mondadori Editore pubblicò nella prestigiosa collana Medusa degli italiani L’uomo di Camporosso e nel 1949 Il figlio di Caino ambientati nell’estremo ponente ligure e accolti dalla critica italiana e straniera con interesse e giudizio positivo.

Letterato di forte intonazione realistica Seborga racconta di un mondo di diseredati che combattono per la sopravvivenza, in una terra ligure aspra e dura, in cui lavoro è fatica e difendere le proprie convinzioni diventa pericoloso in un’epoca di regime.

Seguono altri quattro titoli tradotti in diverse lingue e un diario uscito nel ’68.

I personaggi di Seborga fanno parte del dramma del vivere sia nel bene che nel male, per cui non sono possibili evasioni se non a rischio della mistificazione e pertanto della complicità con la società e con se stessi. Per Seborga il pericolo è l’automazione, cioè la violenza sull’uomo da parte dalla società tecnico-industriale a cui egli oppone il rigore di una moralità gobettiana che si richiama all’impegno civile.

Affiancò all’attività di scrittore quella di poeta, presente fin dagli anni giovanili e approdata nel 1965 alla prima di tre raccolte Se avessi una canzone in cui dominano il mare, il sole, il vento, le aspre valli di confine di una terra di ulivi e viti, selvaggia come i suoi abitanti.

Partecipò all’esperienza politico-musicale del gruppo torinese del Cantacronache, nato per una proposta musicale alternativa alla canzonetta di consumo in cui mise in musica alcune sue poesie.

Attività culturale

Il suo amore per la città di Bordighera si è manifestato negli anni anche con una concreta e attiva partecipazione alla vita culturale del Ponente ligure. Seborga ha fatto parte dell’organizzazione e della giuria negli anni ’50 e ’60 del premio di letteratura e pittura “Cinque Bettole” insieme a personaggi di rilievo quali Italo Calvino, Giancarlo Vigorelli, Elio Filippo Accrocca, Carlo Betocchi. Nel ’60 ha curato “Incontri con l’uomo” a Sanremo, ciclo di conferenze a cui ha partecipato tra gli altri Salvatore Quasimodo. Ha anche contribuito negli anni ’60 e 70 alla creazione e allo sviluppo dell’Unione Culturale Democratica di Bordighera nei cui locali con il suo contributo furono organizzate mostre, dibattiti, conferenze, opere teatrali.

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Stefano Pezzini

Vecchio cronista alla Stampa, mai saggio…