A Camogli Tullio Solenghi racconta Penelope, Odisseo e il mare

Il Mare con la sua vita, i suoi profumi, i suoi colori, e soprattutto le grandi storie che lo abitano, è il protagonista di InMare Festival, la nuova rassegna tra spettacolo, scienza e ambiente che fino a lunedì 7 agosto tocca i luoghi più affascinanti e caratteristici di Camogli e del litorale. Lunedì 10 luglio alle 21.30, al Teatro Sociale di Camogli, il Teatro Pubblico Ligure presenta “Penelope e Odisseo. Un racconto mediterraneo”, progetto e regia di Sergio Maifredi con Tullio Solenghi. Biglietti: 22 euro 1° settore, 18 2° settore. In abbonamento stagione 2017/2018
Un grande interprete del teatro italiano affronta a mani nude le parole che da tremila anni sono in testa a tutte le classifiche. Le prime fiction ad episodi della letteratura occidentale. In Penelope, Odisseo ritrova un suo doppio. Penelope è astuta almeno quanto il suo sposo nel tener testa ai pretendenti, inventando l’eterno gioco della tela. Una serata speciale del progetto “Iliade Odissea Eneide, un racconto mediterraneo” dedicata alla “Ca’ mogli” da cui secondo alcuni deriverebbe il nome di Camogli.

Tullio Solenghi, genovese, a soli 17 anni, si iscrive alla Scuola di Teatro del Teatro Stabile della città, dove conosce Massimo Lopez. Dopo gli studi, nel 1970, debutta proprio con lo Stabile in un testo firmato da Bertolt Brecht “Madre Coraggio e i suoi figli”. Rimarrà con la compagnia per altre sette stagioni e poi, dopo qualche partecipazione cinematografica, comincerà a lavorare in televisione. Scoperto catodicamente da Pippo Baudo, nel 1982 conosce la geniale attrice Anna Marchesini. Nasce così “Il Trio Marchesini-Lopez-Solenghi”, un cult radio-televisivo intramontabile. Sul palcoscenico, Solenghi ha conosciuto e lavorato con i più grandi nomi del teatro italiano: Lina Volonghi, Camillo Milli, Omero Antonutti, Lucilla Morlacchi, Adolfo Fenoglio, Eros Pagni, Giancarlo Zantti, Gino Pernice, Fiorenza Marchegiani, Adolfo Geri, Wanda Benedetti, Luigi Squarzina ed Elisabetta Carta.

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Stefano Pezzini

Vecchio cronista alla Stampa, mai saggio…