A Castelbianco suonano le zucche (e non solo)

A Castelbianco, entroterra di Albenga, vive un singolare personaggio, Danilo Raimondo, artigiano del suono, costruttore di strumenti e oggetti sonori con materiali quali zucche, legno, canne di fiume e di bambù, ossa, conchiglie, metallo. Materiali che oggi sembrano l’antitesi del suono ma che, secoli e millenni fa, costituivano strumenti musicali per i nostri progenitori che ancora non pensavano ci sarebbero stati pianoforti, chitarre, sintetizzatori elettronici. Oltre alla progettazione e realizzazione di strumenti musicali Danilo Raimondo organizza concerti, laboratori, seminari ed incontri.

Presso la sua dimora ha anche organizzato un museo dello strumento musicale vivo che mette in mostra Cordofoni, Membranofoni, Aerofoni, Idiofoni Salterio a sette corde, Salterio di bambù, Violina, Liuto a 4 corde, Sciuplan, Birimbau, Tamorra, Tamburo del mare, Clarinetti popolari, Flauto ad ancia di canna, Mizmara, Trombe primitive, Flauto traverso di canna, Ocarina, Zanza, calimba o mbira, Marimbula, Shekerè, Caxixi, Bastone della pioggia, Udu, Guiro, Scacciapensieri di bambù, Sonagli legati.

 

Tra i materiali usati per costruire strumenti anche la Lagenaria, una specie di zucca non sempre commestibile che ha la particolarità di seccare. La zucca seccando si svuota tranne dei semi. Sviluppa una buccia secca e piuttosto spessa che forma una sorta di contenitore con una forma molto simile ad una bottiglia che dall’uomo è sempre stata usata come contenitore di liquidi (succa da vin). Essiccando la zucca mantiene le stesse dimensioni. Allo stato secco naturale la zucca è stato uno dei primi strumenti musicali, l’uomo primitivo già la usava come una maracas scuotendola e facendo risuonare i semi al suo interno. È usata in varie parti del mondo come risuonatore in molti strumenti musicali ed anche per la costruzione di oggetti dall’uso quotidiano all’artistico.

 

Dice Danilo: “Il suono è uno dei giochi più antichi ed interessanti. L’uomo fin dall’inizio dei tempi stuzzica la sua fantasia percuotendo pizzicando, soffiando ciò che lo circonda per sentirne la voce, il suono. Come fa il bambino quando scopre e prova la sua voce o quando sorride dopo aver agitato un sonaglio. Noi tutti reagiamo quando produciamo e sentiamo un suono e questa reazione è innata (va dal picchiettare con un piede fino alla danza). L’uomo nel corso della storia ha costruito i più disparati e curiosi strumenti sonori: dal rombo (o xiloaerofono) agli archi musicali fino ai tamburi ad acqua non dandosi limite nella fantasia e nell’uso dei materiali (legno, pietra, zucca, pelle, ossa, metallo, bambù, …)”.

 

 

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Stefano Pezzini

Vecchio cronista alla Stampa, mai saggio…