A mesc-ciüa, piatto povero simbolo del porto

È un piatto povero ma ricco di gusto e calorie, fatto con le granaglie che cadevano dai sacchi scaricati in porto. Qualche sacco si rompeva, altri venivano probabilmente rotti apposta per sfamare le famiglie in anni di fame. Nasce a La Spezia ma si diffonde in tutta la Liguria dei porti, Genova, Savona, Imperia.


La mescciüa, scritto anche mesc-ciüa o mes-ciüa (con “sc” e “c” disgiunte e la “ü” francese accentata), è un piatto tradizionale della cucina spezzina.

Tipica pietanza della cosiddetta “cucina povera”, la mescciüa è una zuppa di legumi e cereali, preventivamente lasciati macerare in acqua (per almeno 24 ore i fagioli secchi e il grano, per 48 ore i ceci) e successivamente fatti bollire con tempi di cottura differenti. I diversi ingredienti vengono poi uniti in un’unica pietanza, condita con olio extravergine d’oliva e pepe in grani.

Nel dialetto spezzino il termine “mesc-ciüa” significa “mescolanza” e deriva dalla circostanza che la zuppa era tradizionalmente preparata nella zona del porto dai pescatori con ingredienti scelti in maniera del tutto casuale e mescolati tra loro.

La sua origine sembra risalire al XIV secolo nei borghi della costa occidentale del Golfo dei Poeti, ma è molto probabile che il piatto abbia origini arabe.

Altri invece fanno risalire la ricetta a quando, gli scaricatori occasionali del porto della Spezia, venivano pagati in natura a fine giornata, spesso con ciò che “avanzava” dalle operazioni di sbarco e imbarco delle navi. Accadeva spesso, infatti, che si aprissero o si rompessero i sacchi di granaglie o di legumi e così, a fine giornata, i lavoranti si portavano a casa un po’ di tutto quello che si era recuperato per farne una zuppa.

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Stefano Pezzini

Vecchio cronista alla Stampa, mai saggio…