A Noli la pesca diventa cultura

Un tipo di pesca che diventa Presidio Slow Food. Succede a Noli, antica Repubblica Marinara, dove la pesca è qualche cosa di più di una semplice risorsa economica. E’ storia, cultura (non me ne vogliano gli animalisti), tradizione.

Questa porzione di Mediterraneo è caratterizzata da acque profonde e delimitato da una costa battuta dai venti provenienti dalle alte montagne. La pesca a Noli ha giocato un ruolo dominante per otto secoli, ancora negli anni ’60 gran parte delle donne di Noli lavorava nelle friggitorie: ne funzionavano sei, una in ogni quartiere, e iniziavano a friggere alle sei del mattino bughe, zerri, ciciarelli. Asciugati sui teli e sistemati in lattine circolari, partivano alle quattro del pomeriggio con il treno per Torino e Mondovì.

I pescatori del Presidio appartengono a una cooperativa antichissima, fondata all’inizio del Novecento come società di mutuo soccorso, e sono gli eredi di una grande tradizione.

Ancora oggi al mattino vendono il pesce fresco sulla passeggiata in prossimità della spiaggia di Noli. 

A seconda della stagione il pescato varia: seppie e triglie in inverno, naselli, orate, polpi e piccolo pesce pelagico in estate ed in autunno sgombri e palamite. Per ogni tipologia si usano reti diverse o sistemi di pesca alternativi alle reti come lenze, palamiti, palangari e nasse. 

I pescatori del Presidio appartengono a una cooperativa fondata a Noli all’inizio del Novecento. Escono al largo su piccole imbarcazioni – i gozzi – facendo una pesca con reti da posta tradizionali come tramaglio, reti a imbrocco e incastellate, palamiti e nasse. Il presidio vuole valorizzare l’attività della piccola pesca costiera conservando le tecniche tramandate da secoli.

Il Presidio vuole valorizzare alcune tecniche di pesca antichissime e promuovere anche una campagna più vasta in difesa di tutta la piccola pesca del Mediterraneo, una risorsa importante: culturale, turistica, economica.

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Stefano Pezzini

Vecchio cronista alla Stampa, mai saggio…