Aldo Gastaldi “Bisagno”, cattolico e Primo Partigiano d’Italia

“Per combattere il falso, lo sgradevole, il disonesto, l’ingiusto, è necessario essere leali, onesti e giusti”: era questa la stella polare di Aldo Gastaldi, Bisagno, uno dei giganti della Resistenza genovese, ligure e italiana. Con parole diverse gli stessi principi di un altro gigante, l’imperiese Felice Cascione, autore tra l’altro dei versi di Fischia il vento, la canzone dei partigiani. Torniamo a Gastaldi celebrato in un documentario del 2015 “Bisagno. Primo Partigiano d’Italia” di Marco Gandolfo.

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Questa, in breve, la biografia di Aldo Gastaldi. Nacque a Rivarolo, all’epoca comune autonomo, il 17 settembre 1921. Appassionato camminatore e cacciatore, a 13 anni si recava da solo a piedi sulla vetta del monte Antola con un viaggio a piedi di 12 ore. Pilone della squadra di rugby dell’Istituto Galilei e canottiere della Società Canottieri Genovesi Elpis (come non vedere similitudini con Cascione, nazionale di pallanuoto e sci?). Dopo il diploma conseguito all’Istituto Galileo Galilei di Genova fu impiegato all’Ansaldo di Sestri Ponente e studente di economia all’Università di Genova, durante la guerra venne chiamato alle armi. A venti anni, sottotenente del Genio, addetto a funzioni di marconista a Chiavari, con il 15º Reggimento Genio.
Il 25 luglio 1943 mentre era in servizio di ordine pubblico col suo plotone distrusse i simboli della Casa del Fascio di Chiavari. Dopo l’armistizio dell’8 settembre nascose le armi ai tedeschi nei pressi del castello di Chiavari e nelle settimane successive venne contattato dal Partito Comunista tramite Giovanni Serbandini “Bini” per dar vita a una formazione partigiana. Nacque così, presso un casone di contadini sulle alture di Cichero, una frazione di San Colombano Certenoli sulle pendici del Monte Ramaceto, nell’inverno del 1943 il primo nucleo di quella che da lì a qualche mese sarebbe diventata la Divisione Cichero, la più famosa e temuta operante nella zona.
Gastaldi (il nome di battaglia, Bisagno lo prese dal fiume che taglia in due Genova), fervente cattolico e apartitico, aveva un personalità molto forte e un grande senso morale. Assieme al “rosso” Serbandini stabilì per gli uomini della Divisione severe regole di comportamento, il “Codice di Cichero” che tutti i “banditi” si impegnarono a rispettare nonostante la vita in montagna non fosse proprio eguale a quella di un circolo sportivo. Eccolo il Codice Cichero: “In attività e nelle operazioni si eseguono gli ordini dei comandanti, ci sarà poi sempre un’assemblea per discuterne la condotta; il capo viene eletto dai compagni, è il primo nelle azioni più pericolose, l’ultimo nel ricevere il cibo e il vestiario, gli spetta il turno di guardia più faticoso; alla popolazione contadina si chiede, non si prende, e possibilmente si paga o si ricambia quel che si riceve; non si importunano le donne; non si bestemmia”. Per Gastaldi la Resistenza era una vera guerra di popolo non di fazioni. Dopo, a liberazione avvenuta, ci si sarebbe divisi. Ecco quello che scriveva: “Noi non abbiamo un partito, noi non lottiamo per avere un domani un cadreghino, vogliamo bene alle nostre case, vogliamo bene al nostro suolo e non vogliamo che questo sia calpestato dallo straniero, dobbiamo agire nella massima giustizia e liberi da prevenzioni”. E ancora: “Continuerò a gridare ogniqualvolta si vogliano fare ingiustizie e griderò contro chiunque, anche se il mio grido dovesse causarmi disgrazie o altro”. Morì il 21 maggio 1945 cadendo accidentalmente dal tetto della cabina del mezzo su cui stava viaggiando, finendo sotto le ruote nei pressi di Desenzano, mentre accompagnava a casa gli alpini del battaglione Vestone della Divisione Alpina Monterosa, che avevano deciso di combattere al suo fianco. La sua salma riposa nel Pantheon del Cimitero monumentale di Staglieno, a Genova. Ad Aldo Gastaldi Genova ha dedicato un’importante arteria cittadina (rinominando il Corso Giulio Cesare) su cui si affaccia la Casa dello Studente, teatro negli anni dell’occupazione nazista di efferate torture. Una statua con lapide a suo ricordo si trova al Parco dell’Acquasola. Nel 2009 Bistagno è stato inserito nell’agenda pastorale liturgica di servizio e di memoria della Diocesi di Genova ed annoverato tra coloro che hanno onorato la Chiesa genovese nel XX secolo.

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Stefano Pezzini

Vecchio cronista alla Stampa, mai saggio…