A Ranzi un Incanto con suggestioni che arrivano dal passato 

Tutto in dialetto, tutto con prodotti di stagione coltivati sulla collina o conserve, marmellate, sughi preparati questa estate dalle donne dello splendido borgo arroccato sulle alture di Pietra Ligure.

L’antichissima tradizione dell’Incanto (la sua origine si perde nella notte del tempo) oggi pomeriggio (mercoledì 1° novembre) ha nuovamente animato Ranzi sul sagrato della parrocchia di San Bernardo Abate. Un’asta che, come scritto in un altro post, viene organizzata con prodotti regalati dagli abitanti del paese e venduti al rialzo per devolvere il ricavato alla parrocchia e fare celebrare le messe annuali per i defunti.

Nelle vesti di “bravo banditore” (e, vi assicuro, bravo e coinvolgente lo è davvero), Bruno Testi, ormai da 40 anni voce e animatore dell’Incanto. Ha iniziato mettendo all’asta una zucca e una bottiglia di 1919, il vermentino che la “Giovane Ranzi” produce per la sagra del Nostralino. 1919 è la data di fondazione del circolo che, quindi, tanto giovane non è più anche se, ed è un suo merito, continua con entusiasmo a organizzare sagre, infiorate, manifestazioni sportivi e tanto altro.


La basa d’asta per ogni lotto era di 5 euro (pochissimo, ad esempio, per una bottiglia di olio verzellino), ma rilancio dopo rilancio si fa presto a raggiungere e superare i 15, i 20, i 25 euro. In vendita ciclamini, olio, vino, zucche, pernambucchi, cachi, melograni e, a sorpresa, splendidi pomodori cuore di bue (merito della stagione che non vuole lasciare posto all’autunno, se non all’inverno). Ma i lotti più ambiti sono stati quelli con le marmellate preparate dal parroco di Ranzi, chi le ha assaggiate dice siano spettacolari.

Un pomeriggio particolare, un tuffo nel passato. Per me, ma questa chiusa non dovrebbe far parte del post, anche un momento di struggente tristezza. Ciao Augusto.

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Stefano Pezzini

Vecchio cronista alla Stampa, mai saggio…