A Rocchetta di Cengio anche le frittelle sono De.Co. (e in festa)

Una delle più longeve sagre della Valle Bormida (si svolge da 50 anni nel borgo della zucca di Rocchetta di Cengio), si svolgerà domenica 20 maggio dalla tarda mattinata in poi con le tradizionali frittelle dolci che, a differenza delle altre frittelle ligure, hanno ottenuto la DE.CO., la denominazione comunale. In più saranno proposte frittelle Gluten Free, preparate dalle volontarie dell’AIC Liguria. Per i più piccoli, grande caccia al Tesoro e per tutti Street Food. Anima della manifestazione, come sempre quando si parla di gusto in Val Bormida, Gianpietro Meinero, vulcanico promoter di zucca di Rocchetta, moco, mele antiche, e chi più ne ha più ne metta, sempre nel nome della biodiversità e il cappello di Slow Food.

 

Le frittelle di Rocchetta di Cengio sono fra i dolci più tipici del territorio valbormidese e in particolare di Cengio, dove vengono preparate dai vari comitati e associazioni in occasione di feste primaverili ma non solo. Difficile dire quando è nata, certo è che  a Cengio “le Frittelle” hanno una loro “festa” che dal 1969 si svolge nella frazione di Rocchetta. Dagli archivi si evince che negli anni 70 questa Festa era una delle principali manifestazioni della Valle, richiamando visitatori sia dal Piemonte che dalla liguria.

 La  più caratteristica è stata la quarta edizione, quella del 1972 con la frittella d’oro, ovvero l’inserimento in un sacchetto contenente le frittelle, di una frittella d’oro. E’ un dolce di semplicissima preparazione, e le morbide e croccanti palline fritte sono il modo migliore per celebrare le “festa”. Gli ingredienti sono Farina 00 – Acqua – Uova – Latte intero – Zucchero – Sale – Limone – Lievito di birra e olio per friggerle. Ovviamente la bontà della frittella si basa sulle dosi e procedimento, in particolare i tempi di lievitazione, temperatura dell’olio e soprattutto le modalità di impasto. Come per tutte le ricette preziose ogni realtà la conserva gelosamente tramandandola di generazione in generazione. Dal 2018 la Frittella dolce di Cengio (in quanto è un prodotto preparato in quasi tutte le manifestazioni sul territorio comunale) è stata iscritta nel registro dei Prodotti DE.CO. (al n° 3 dopo la Zucca di Rocchetta il Moco delle Valli della Bormida). Durante la Sagra della Frittella 2018 saranno anche proposte Frittelle Gluten Free preparate dalle volontarie dell’AIC, molto attive in questo “borgo della Zucca” le stesse che stanno già preparando la seconda cena senza glutine del prossimo 7 Luglio

 

Domenica 20 Maggio  ci sarà la Festa Patronale della Madonna  da sempre abbinata alla Sagra della Frittella. Nella chiesa parrocchiale di Cengio Rocchetta  si trova la statua di Maria Ausiliatrice, da due secoli chiamata la Madonna del Rigon…niente di originale ma la sua storia merita di ricordarla…per alcune piccole storie ancora attuali…..

Dal documento tratto dal numero unico del 24 maggio 1914  (centoquattro anni fa) nella ricorrenza del centesimo anno dalla traslazione della statua della “Madonna”, dalla casa del donatore alla chiesa parrocchiale di Rocchetta:

…..Or venendo all’istoria, che deve interessare più da vicino i Rocchettesi. Sono oltre cent’anni che viveva a Rocchetta Cengio, nella sua casa, ora proprietà dei fratelli Bonino, volgarmente Pastone, un tale detto Rigon, molto divoto di Maria SS.Ausiliatrice.Presa costui notizia del decreto di Pio VII , acquistò nella città di Genova  (nel 1811) il simulacro di Maria SS. Ausiliatrice, che poi offerse in dono alla parrocchiale del suo paese.

Chi teneva a quei tempi la prima magistratura del paese vi si oppose, osservando, che in conseguenza del simulacro, si sarebbe tosto o tardi voluto fare con maggior lusso la festa già passata in uso,e..provvedere un trono, su cui esporre la statua al pubblico, fare processioni….e quindi si incontrerebbe in spese, che in ultima analisi ricadrebbero sui fedeli, i quali in annate tristi non pagherebbero più i tributi e ne verrebbe un disagio alla finanza del Comune.

Aggiungeva però, che dove il Rigon volesse ad ogni costo fare il dono,e la fabbriceria accettarlo,lo potrebbe fare purché il donante fosse disposto a chiamare erede delle sue sostanze il Comune. Ma non volendo il Rigon aderire alle condizioni, e non volendo quegli assolutamente permettergli di portare la statua in Parrocchia senza le dette condizioni, la bellissima statua della Madonna dovette albergare per qualche tempo in casa Rigon. (località Clini). Infatti in detta casa vi è un armadio detto appunto armadio della Madonna.

Passarono due o tre anni, e fosse che quel magistrato più non vivesse e con lui cessasse ogni ostacolo; o fosse che la fabbriceria o il popolo reclamasse l’accettazione del dono, il fatto certo è questo, che il dono fu accettato e che la bellissima statua fu trasportata dalla casa Rigon alla chiesa parrocchiale processionalmente e con molta solennità.

Indi in poi la divozione a Maria SS., venerata sotto il titolo nuovo di aiuto dei cristiani, prese molto incremento, e la relativa festa divenne la principale del luogo; e per un’evidente ragione il popolino la chiama la festa del Rigon. Quest’ultimo vedendosi avvicinare la morte, a completamento della buona opera fatta, fece un lascito alla chiesa, non saprebbersi dire di quale entità, che fra le varie vicende, che si succedettero, e intrighi di persone, si venne assottigliando così da essere ridotto ad un censo di lire 25, riscattato in seguito dalla Sign.ra Oddera  Concessa maritata Costa con un certificato di rendita sul Debito Pubblico Italiano di lire 25, ora ridotte a lire 17,40. La statua fu collocata nella Parrocchiale, in apposita nicchia, dirimpetto al pulpito per cura dell’arciprete Don .Luigi Meinero del luogo. La statua della Vergine, ornata di angeli, è lavoro gentile e rileva il buon gusto dell’artefice e del donatore.

 

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Stefano Pezzini
Vecchio cronista alla Stampa, mai saggio...