A Savona il libro di Alfonso Licata su Lanzarotto da Varazze

Venerdì 27 ottobre alle 16, nella Sala Rossa del Comune di Savona, l’avvocato Alfonso Licata, presidente del Comitato Internazionale Malocello, presenta il suo libro “Lanzarotto Malocello, dall’Italia alle Canarie“. La prima edizione del libro, edito dalla Commissione Italiana di Storia Militare del Ministero della Difesa, oggi Ufficio Storico dello S.M.E., è in italiano, la seconda bilingue italiano/inglese “From Italy to the Canary Islands” e, nel 2017, tradotto in lingua spagnola “Lanzarotto Malocello, de Italia a Canarias“, è stato pubblicato in 1000 copie, a cura e spese del Governo Insulare di Lanzarote, da consegnare gratuitamente a studiosi e ricercatori che ne faranno richiesta. Ingresso libero. Alla presentazione, che avviene nel contesto del progetto “Leggiamo un libro insieme” curato dalla associazione culturale “Renzo Aiolfi”, oltre all’autore, interverranno: il professor Giovanni Delfino, ex sindaco di Varazze; il dottor. Enrico Hullweck, già capo della Segreteria del Ministro per i Beni ed Attività Culturali, parlamentare e sindaco di Vicenza; Antonio Scudieri, magistrato e presidente emerito di sezione della Corte dei Conti, docente all’Università di Genova; Stefano Pezzini, giornalista de La Stampa.
Questa, in un articolo de La Stampa, la storia in breve di Lanzarotto Malocello da Varagine:

Attraversare e ritornare a casa sano e salvo, senza cadere nel vuoto, le Colonne d’Ercole. No, non è stato Cristoforo Colombo a infrangere il mito della loro d’invalicabilità, ma un altro navigatore ligure, varazzino per l’esattezza, sconosciuto ai più: Lanzarotto Malocello, primo europeo a toccare il suolo della Isole Canarie nel 1312. E Varazze, fiera del suo concittadino, da sei anni lo celebra con il Lanzarottus Day (in effetti si tratta di un intero fine settimana) con rievocazioni storiche, convegni, aperture straordinarie del Museo della Marineria e persino le focaccette e i biscotti dedicati a Lanzarotto. Il navigatore varazzino (ma la famiglia, ad onor del vero, era di origine genovese, mercanti e armatori, ma anche consoli, vescovi e podestà) partì alla guida di una piccola flotta alla ricerca dei fratelli genovesi Vadino e Ugolino Vivaldi, partiti nella primavera del 1291 con due galee da Genova alla ricerca di mondi sconosciuti, le mitiche Indie, sino a quando, di loro, non si ebbero più notizie. “I genovesi erano convinti, forti delle loro cognizioni tecniche perfezionate con l’avvento della bussola e della cartografia, che fosse possibile la circumnavigazione dell’Africa e che questa non presentasse seri problemi: in ogni caso gli eventuali ostacoli erano ritenuti secondari rispetto ai vantaggi che essi si ripromettevano di conseguire dall’ impresa perché il bisogno che li spingeva verso tale tentativo era così impellente ed urgente da convincerli ad affrontarli con il proposito di vincerli. Si trattava, infatti, di salvare la repubblica di Genova dalla rovina perché le vie commerciali fino a quel momento seguite si stavano chiudendo ed essi erano consapevoli che prima o poi non sarebbe stato più possibile attingere ai ricchi mercati asiatici che rifornivano l’Europa”, scrive l’avvocato Alfonso Licata, uno dei massimi conoscitori di Lanzarotto e della sua epoca oltre che presidente del Comitato italiano (l’altro è spagnolo) per le celebrazioni di Malocello. Varazze, a cavallo di ‘200 e ‘300, era ricca e prospera non solo economicamente ma anche culturalmente, Jacopo da Varagine, famoso per la Leggenda Aurea, è solo leggermente antecedente a Lanzarotto. Torniamo al navigatore. “Il suo nome compare per la prima volta nella carta di Angelino Dulcert, datata 1339, nella quale si vede l’arcipelago delle Isole Canarie e attribuisce alla più settentrionale di esse il nome di Lanzarote, destinato a non essere più mutato (“Insula de Lanzarotus Marocellus”). Giunse nell’isola alla quale diede il suo nome, la Lanzarota (oggi Lanzarote), situata a sud della più piccola “Alegranza”, se ne impadronì e, a presidio del proprio dominio e di quello della Repubblica di Genova, vi costruì un castello, di cui due posteriori avventurieri francesi, Juan de Betancourt e Gadifer de la Salle, al loro arrivo a Lanzarote nel 1402, trovarono i resti diroccati”, scrive ancora Licata. Lanzarotto rimase una ventina d’anni alle Canarie prima di essere scacciato da una rivolta degli abitanti. E anche se è accertato esserne stato lo scopritore non le conquistò. Lo fece, un secolo più tardi, il normanno de Batancourt. La scoperta delle Canarie scatenò, all’epoca una vera e propria mania. Anche Boccaccio ne fu colpito, e scrisse in una missiva intitolata “De Canaria et insulis reliquis ultra Ispaniam in Occeano naviter repertis”, del viaggio di Nicoloso da Recco (altro navigatore ligure) che assieme a Angiolino del Tegghia de’ Corbizzi raggiunse le Canarie per conto di Alfonso IV del Portogallo. 

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Stefano Pezzini

Vecchio cronista alla Stampa, mai saggio…