A Savona l’omaggio a Camillo Sbarbaro

Non altra felicità che di parole. Omaggio a Camillo Sbarbaro a cinquant’anni dalla morte(1967-2017): è il titolo di tre incontri/conferenze a cura di Pier Luigi Ferro. Letture a cura del laboratorio teatrale de I Coribanti del Liceo Chiabrera. Le conferenze sono inserite nelle iniziative del Comitato Scientifico per le celebrazioni sbarbariane del 2017 coordinate dal Comune di Spotorno

GLI APPUNTAMENTI

Giuseppe Marcenaro: Ritratto di Sbarbaro

Letture da Pianissimo e da Trucioli – Irene Lavagna, Zoe Noceto e Francesca Viglino

Venerdì 27 gennaio alle 16 Sala Rossa del Comune di Savona
Stefano Verdino: Le lettere di Sbarbaro

Giuliana Rovetta Nelle pieghe della traduzione: Sbarbaro al lavoro sui testi francesi

Letture da I Thibault di R. Martin du Gard e da Storie insolite e racconti crudeli di Villiers de L’Isle-Adam nella traduzione di Sbarbaro – Laura Bonfanti e Roberta Gaggero

Venerdì 3 febbraio alle 16 Sala Rossa del Comune di Savona
Adriano Sansa e Silvio Riolfo Marengo: Camillo Sbarbaro e Angelo Barile

Letture da Poesie di Angelo Barile – di Selene Delfino e Lorenzo Caviglia

Venerdì 24 febbraio alle 16 Sala Rossa del Comune di Savona

LA BIOGRAFIA DI CAMILLO SBARBARO

Nato nel 1888 a Santa Margherita Ligure, da Carlo, ingegnere e architetto, figura molto amata dal poeta al quale dedicherà due note poesie nella sua seconda raccolta di versi Pianissimo. Nel 1894 la famiglia si trasferisce a Varazze dove Camillo inizierà le scuole elementari e in seguito il Ginnasio presso l’Istituto dei Salesiani. Nel 1904 avviene il trasferimento a Savona dove il giovane si iscrive al Liceo Gabriello Chiabrera e intanto conosce lo scrittore Remigio Zena, che, letti alcuni versi del giovinetto, ne incoraggia il proseguimento. Al Chiabrera avrà come insegnante di filosofia Adelchi Baratono che lo arricchirà intellettualmente e spiritualmente.

Terminati gli studi, trovò dapprima un impiego presso un’industria siderurgica, poi intraprese l’insegnamento del greco. Nel 1914 pubblicò la sua prima raccolta in versi sulla rivista letteraria «La Voce» e partecipò, ma senza l’entusiasmo di tanti altri intellettuali, alla Prima guerra mondiale nelle le della Croce Rossa. Costretto ad abbandonare l’insegnamento per aver rifiutato l’iscrizione al partito fascista, visse lontano dal clamore degli ambienti politici e culturali, dando ripetizioni di latino e greco e svolgendo un’importante attività di traduttore di autori greci (Sofocle) e francesi (Stendhal, Flaubert, Huysmans). A partire dal 1951 si ritirò a Spotorno, dove, con la sorella, mise insieme un’interessante collezione di muschi e licheni, per la quale ottenne anche dei riconoscimenti internazionali. Morì a Savona nel 1967.

LE OPERE

Le opere principali di Sbarbaro sono le raccolte di versi Resine (1911), Pianissimo (1914), Versi a Dina (1931), Rimanenze (1955), e le prose liriche Trucioli (1920) e Fuochi fatui (1956). Le componenti stilistiche della sua poesia avevano inizialmente collocato Sbarbaro nell’ambito dell’espressionismo vociano; più recentemente la critica sottolinea la sua vicinanza a una certa tradizione, in particolare leopardiana, per il profondo pessimismo che anima le sue liriche.

Lontano dall’ironia di Gozzano – cui peraltro il critico Mengaldo lo avvicina, oltre che per i comuni interessi scientifici, per il «nichilismo apatico» – come dall’entusiasmo futurista per la civiltà delle macchine, Sbarbaro guarda con pessimismo alle forme di vita alienata della società di massa. A Leopardi e a Baudelaire rimandano, in particolare, i versi di Pianissimo, una sorta di diario morale, i cui motivi dominanti sono i temi della scissione dell’io, dell’individuo ridotto a oggetto, che si guarda vivere dall’esterno, dell’aridità e della «assenza di vita», che traducono, attraverso l’apatia e l’estraniamento dalla realtà, l’incapacità esistenziale di aderire al mondo.

LA RICORRENZA

Cinquant’anni fa, all’ospedale San Paolo di Savona, si spegneva il poeta Camillo Sbarbaro, una delle più significative voci liriche del primo Novecento italiano. Nato a Santa Margherita Ligure, il poeta visse a Savona gli anni dell’adolescenza e della prima giovinezza, frequentando le aule del Liceo Chiabrera, in una classe sui cui banchi sedevano anche Angelo Barile e Silvio Volta. La ricorrenza del cinquantenario sbarbariano sarà celebrata da una serie di iniziative che si stanno promuovendo in questi mesi e che verranno realizzate nel corso del 2017: tra di esse, la fondazione di un museo a Santa Margherita, l’organizzazione di un convegno scientifico e di una mostra a Spotorno nonché una replica, sempre a Spotorno nel luglio 2017, dello spettacolo realizzato da I Coribanti del Liceo Chiabrera nel 2014 e intitolato Camillo e il Ciclope, basato sulla traduzione sbarbariana del dramma satiresco di Euripide. Il ciclo di conferenze savonesi, organizzato dal Liceo col Patrocinio del Comune di Savona e aperto alla partecipazione della cittadinanza, apre le iniziative dell’anno sbarbariano.

I RELATORI

Giuseppe Marcenaro (Genova, 1942) scrittore, saggista e giornalista, ha collaborato con La Stampa, Il Secolo XIX, Venerdì di Repubblica, Il Foglio, Il Lavoro, L’Europeo e molti altri periodici italiani. Ha scritto diverse biografie, tra cui quella di Montale (B. Mondadori, 1999) e di Giovanni Ansaldo (Il Mulino, 2000). Tra i suoi ultimi saggi Una sconosciuta moralità. Quando Verlaine sparò a Rimbaud, Bompiani, 2013 (Premio Acqui Storia 2013) Wunderkammer, Aragno, Torino 2013 (Premio Estense 2014) Daguerréotype, Aragno, 2016 e I padroni dei miei libri, ed. Henry Beyle, 2016. Ha curato numerose e importanti mostre dedicate all’arte e alla letteratura, alcune delle quali in collaborazione con Pietro Boragina, tra cui ricordiamo Roma con gli occhi di Stendhal, Roma, Complesso del Vittoriano, 2006, Russia&URSS: Arte, Letteratura, Teatro – 1905-1940, Genova, Palazzo Ducale, 2006-2007; Ferdinando Scianna; Occhio quadrato – Alberto Lattuada fotografo e cineasta; Federico Patellani; Fermi tutti… Clic!,queste ultime al Palazzo della Meridiana di Genova, nel 2014.

Giuliana Rovetta, laureata in scienze politiche con una tesi in antropologia criminale ha approfondito all’estero alcuni temi dell’Otto-Novecento letterario francese. Attualmente vive tra Genova e Parigi. Ha collaborato come critico e saggista alle riviste Resine, Satura e più di recente Xenia. E’ componente di alcune giurie di premi letterari fra cui Il premio Rapallo-Carige per la donna scrittrice, il premio Mosaico per la poesia e le arti visive.

Stefano Verdino (Genova, 1953) è professore ordinario di Letteratura italiana dell’Università di Genova. Ha collaborato a L’Indice, Il Secolo XIX,Poesia e numerose altre riviste, nonché, come redattore o direttore a Nuova Corrente, il verri e Resine. E’ autore di numerosi saggi critici e monografie dedicati alla leteratura italiana del Manierismo e dell’Otto-Novecento, tra cui Genova reazionaria. Una storia culturale della restaurazione (Interlinea, 2012); Tragedia (Guida, 2012). Ha curato la recente edizione del carteggio Camillo Sbarbaro – Carlo Bo, Lettere e dediche (1930-1964), San Marco dei Giustiniani, 2016.

Adriano Sansa (Pola, 1940) è un politico, magistrato e scrittoreitaliano. Dopo il passaggio della città nativa alla Jugoslavia nel 1947 si trasferì con la famiglia a Genova come profugo durante l’esodo istriano e poi divenne magistrato. Il padre ha svolto per alcuni anni la professione di notaio a Varazze ed Adraino Sansa ha frequentato in quegli anni il Liceo Chiabrera. Nel 1967 ha cominciato a scrivere poesie, grazie anche alla paterna amicizia del poeta Angelo Barile. Nel 1993 si è candidato come indipendente di centrosinistra a sindaco di Genova, vincendo le elezioni al secondo turno. Ritornato in magistratura nel 1997, è stato presidente del Tribunale per i minori di Genova.

Silvio Riolfo Marengo, nato nel 1940 a Castelvecchio di Rocca Barbena e laureato in giurisprudenza all’Università di Genova, nel 1976 si è trasferito a Milano per dirigere le redazioni delle Grandi Opere della casa editrice Garzanti di cui è stato anche consigliere di amministrazione. A Genova è stato amministratore delegato della Marietti e, a Milano è consigliere della Fondazione Corrente. A Savona dove, dal 1992 al 1998, era stato vicepresidente della Fondazione della Cassa di Risparmio, è presidente della Fondazione Milena Milani in memoria di Carlo Cardazzo. Per la Cassa di Risparmio di Savona ha diretto la rivista «Risorse» ed è stato direttore responsabile della rivista Resine. Iscritto all’Ordine del 1985 ha collaborato a lungo con il Sole – 24 Ore e ha fatto parte del Comitato Scientifico del Centro Mondiale della poesia a Recanati.

About the Author

Stefano Pezzini

Vecchio cronista alla Stampa, mai saggio…