Ai Giardini Pallanca le piante che parlano straniero


Fiori e piante sono simboli della Liguria. Non solo quelli autoctoni, ma grazie al clima e alla passione anche quelli provenienti da altre parti del mondo. Al punto che, a fine ‘800, gli inglesi che si erano innamorati della Riviera provarono, con successo, a creare splemdidi giardini botanici. Hanbury, in primo luogo, ma anche altri. Giardini botanici che andarono ad affiancarsi agli splendidi parchi rinascimentali che la Liguria aveva grazie alla ricchezza dei suoi mercanti. Tra i giardini botanici ancora visita ili c’è il Giardino Esotico Pallanca a Bordighera. Ecco come si presenta.


Subito dopo la galleria di Punta Migliarese, ecco un ripido pendio roccioso a picco sul mare, con fasce e terrazze popolate da splendide piante. E’ il Giardino Esotico Pallanca, spettacolare monumento naturalistico realizzato dai discendenti di Bartolomeo Pallanca, giovanissimo “bocia” e poi collaboratore di Lodovico Winter. Vi sono tremiladuecento specie di piante. Spicca la preziosa collezione di cactus e succulente, la più importante d’Italia e una delle più importanti d’ Europa. La pianta più antica – una “Copiapoa” originaria del Cile, che cresce sulle pendici delle Ande – ha trecento anni. Il Giardino Esotico Pallanca ben si può considerare come l’erede del Giardino Moreno. Ludwig Winter, botanico, agronomo e paesaggista, ha lasciato notevoli testimonianze della sua attività non solo a Bordighera ma, con la realizzazione di innumerevoli parchi, giardini e viali, anche nel resto della Liguria e della Costa Azzurra. In collaborazione con Giacomo Pallanca e, in seguito, con il figlio di questi, Bartolomeo, si specializzò nella coltura di piante esotiche e tropicali. Lo Stabilimento Orticolo Floreale Bartolomeo Pallanca risale al 1910. Prima del Conflitto Mondiale l’attività fu prevalentemente commerciale e dedita alla coltura e alla vendita di piante ornamentali e fiori ma, dopo la guerra, la fondazione fu riorganizzata e Bartolomeo si dedicò alla coltura della Cactacee. Un’opera che si continua come tradizione di famiglia, in quanto i Pallanca hanno contribuito alla realizzazione dei più famosi orti botanici in tutta Europa. Citiamo a mero titolo di esempio l’area delle piante esotiche del Parco del Montjuich e i Giardini del Castello Trauttmansdorff a Merano. Il Giardino Esotico Pallanca vanta, nei diecimila metri quadri di Parco, almeno tremila varietà e circa trentamila esemplari di Cactacee e Succulente, disposte in un gioco verticale di terrazzamenti da cui può godere di ampie viste a picco sul mare.

Nel 1861, Giacomo Pallanca abbandona la tradizionale attività familiare di produzione d’olive a Airole, per raggiungere il botanico tedesco Ludwig Winter. Pallanca lavorerà con Winter per più di 20 anni. Durante questo periodo trasmise la sua passione anche a suo figlio Bartolomeo che, fin da giovanissimo, decise di lavorare con il padre e con Winter.

Nel 1910 Bartolomeo Pallanca decise di mettersi in proprio e di creare un suo giardino di piante ornamentali e fiori. Ci fu un’interruzione durante gli anni della guerra, ma Bartolomeo riprende l’attività con l’aiuto di suo figlio Giacomo ed insieme decidono di specializzarsi nelle piante succulente. Il giardino-vivaio diventa rapidamente un punto di riferimento, e i Pallanca saranno chiamati per collaborare alla realizzazione di numerosi giardini fra cui il parco di Montjuïc a Barcelona e i giardini del Castel Trauttmansdorff a Merano[1].

Dal 1989 grazie a Barth, figlio di Giacomo Pallanca, il giardino-vivaio, che continua la sua attività, è stato aperto anche al pubblico. Nei 10.000 metri quadri di giardino si possono ammirare più di 3000 varietà e soprattutto si può ammirare una Copiapoa originaria del Cile cha ha più di 300 anni e alcuni esemplari di Neobuxbaumia Polylopha alti circa 6 metri.

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Stefano Pezzini

Vecchio cronista alla Stampa, mai saggio…