Aimone Vio, il miglior vignaiolo d’Italia per la prima volta è un ligure

E’ stato nominato Miglior Vignaiolo d’Italia dal Gambero Rosso che, già che c’era, lo ha anche premiato con i 3 bicchieri per il suo pigato di punta. Giobatta Aimone Vio è diventato in pochi anni uno dei simboli (per fortuna non l’unico) del vino ligure. Il fatto che sia di Bastia di Albenga non fa che confermare questa frazione sia stata “baciata” dal terreno e dalla capacità dei suoi vignaioli: non deve essere un caso che, accanto ad Aimone, la frazione veda aziende, in ordine sparso, come Cascina Feipu dei Massaretti (il ricordo di Pippo Parodi rimarrà per sempre negli estimatori di Bacco), Dario Enrico, Anfossi ai vertici da anni dell’enologia. Ma torniamo ad Aimone.

Questo è quanto pubblicato su La Stampa: 

“Il vino devi farlo tu, sei capace di farlo bene e, soprattutto, hai le vigne alle Marixe. Erano anni che Pippo Parodi mi spingeva ad affiancare la cantina all’azienda agricola”: Giobatta Vio, Aimone per il resto del mondo, è seduto (non succede spesso, ad onor del vero), su una delle panche della sua cantina di Bastia d’Albenga. Davanti ad una bottiglia di Bon in da Bon, il suo pigato di punta, 3 bicchieri del Gambero Rosso (così, tanto per dire) quasi non ci crede di essere, sempre per il Gambero Rosso, il miglior vignaiolo d’Italia, un riconoscimento che lo mette direttamente nell’empireo del vino, accanto a nomi del calibro di Gaja, Antinori, Felluga e via dicendo. Mai un ligure aveva ricevuto un simile riconoscimento.

La filosofica saggezza degli agricoltori liguri si condensa nella parole di Aimone: “Un premio che mi ha stupito, non me lo aspettavo. Ma è un premio che non sento solo mio. Grazie a vignaioli come Pippo Parodi e Calleri i vini liguri hanno raggiunto vette altissime, il loro lavoro ha spronato una nuova generazione di vignaioli. Per questo, idealmente, condivido questo riconoscimento con i miei colleghi della Riviera. E, ovviamente, ringrazio Chiara, mia moglie, Carolina, Camilla e Carolina, le mie figlie, che hanno lavorato con me in questi anni”. 

La storia dell’azienda agricola BioVio si intreccia con la vita di Aimone, classe 1957, un passato da calciatore nelle giovanili dell’Albenga e in promozione a Diano Marina. “Ma da quando ho finito le scuole il calcio andava di pari passo con il lavoro, assieme a mio padre, nei campi. All’epoca eravamo un’azienda specializzata in ortaggi, carciofi soprattutto”, racconta Aimone. E aggiunge: “Negli Anni ‘80 ho rivoluzionato la produzione, mi davano per matto perchè avevo cominciato a produrre salvia e rosmarino, le aromatiche. Il tempo, per fortuna, mi ha dato ragione”.

Nel 1999 un’altra rivoluzione. Alle aromatiche si aggiunge la cantina. Le uve, che prima venivano vendute, vengono lavorate in azienda. Il successo è immediato. Ai terreni della Marixe si aggiungono quelli della moglie a Ranzo, poi altri appezzamenti acquistati. Ora BioVio (Bio è perchè, da sempre, Aimone produce con rigidi criteri di naturalità) produce circa 60 mila bottiglie l’anno su 16 mila ettari di vigneto. E dopo il vino BioVio (il core business restano comunque le aromatiche) punta sull’olio e sull’agriturismo che, aperto pochi anni fa, ha recensioni entusiaste da turisti di tutta Europa. Agricoltura e turismo, per il Vignaiolo dell’anno, possono coesistere. 

Questa, invece, la scheda tratta dal sito aziendale:

L’Azienda Agricola Biologica Bio Vio sorge in Frazione Bastia, ad Albenga, ed è composta da 17 ettari di terreno suddivisi in vari appezzamenti dislocati lungo il torrente Arroscia, tra Bastia e Ranzo. Pigato, Vermentino, Rossese e Granaccia le uve coltivate. In vigna vige il regime Biologico Certificato Icea che vieta la chimica tra i filari. La cantina è nel centro di Bastia, le vinificazioni si svolgono in acciaio e sono attivate da soli lieviti indigeni. “Nella dimensione agricola della nostra famiglia il vino rappresentava dapprima poco più di un piacevole passatempo. Oggi grazie alla passione e alla dedizione di ognuno di noi nomi come MaRenè, Bon in da Bon, Grand- Père, Aimone, U Bastiò, Bacilò e Gigò, più che i classici Pigato, Vermentino, Rossese, Granaccia, hanno fatto breccia nell’immaginario degli appassionati come sinonimi di qualità e di unitarietà produttiva: i vini non nascono per volontà del singolo ma di tutta la famiglia”, racconta Aimone.

L’agriturismo

Ancora Aimone: “L’agriturismo del Pigato è nato dall’amore per le proprie radici che da sempre contraddistingue la nostra famiglia, che ha deciso di credere nella propria terra e ha restaurato completamente una parte del piccolo borgo di Bastia. Adiacenti alla cantina sono stati creati con cura ed eleganza, tradizione e innovazione appartamenti in stile tipico ligure con classiche cucine liguri in marmo,pietre a vista, cotto rustico, dotati di ogni comfort. In questa realtà d’altri tempi trovano spazio le genuine e sane colazioni servite nella meravigliosa cucina principale dell’agriturismo, con prodotti stagionali e freschi; e la possibilità di acquistare direttamente verdure, erbe aromatiche del nostro orto”. Gli ospiti possono scegliere fra camere classiche ed attrezzate con zona cucina, dove godere di un servizio attento in un’atmosfera rilassata e familiare, assaggiare i prodotti di un’agricoltura sana e rispettosa delle stagioni, ricevere indicazioni e consigli per scoprire borghi e vallate di questa terra di ponente.

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Stefano Pezzini

Vecchio cronista alla Stampa, mai saggio…