Al Museo dell’orologio si festeggia l’ora solare

Nella notte tra sabato e domenica ritorna l’ora solare. A Tovo San Giacomo, come ad ogni cambio d’ora si farà grande festa. E si perché a Tovo San Giacomo c’è il museo dell’orologio da torre Bergallo. Domani venerdì, sabato e domenica  il museo dell’orologio rimarrà aperto dalle 15 alle 18 e domenica, per celebrare il ritorno dell’ora solare, il biglietto costerà la metà. In pratica due persone che entreranno pagheranno un solo biglietto. Ma come nasce la tradizione del museo dell’orologio da torre a Tovo San Giacomo, più precisamente nella frazione Bardino Vecchio?

Il Museo nasce dalla volontà dell’ultimo orologiaio, Giovanni Bergallo, che espresse il desiderio di donare la sua collezione al proprio paese per esporla come testimonianza dell’arte orologiaia  e della tradizione familiare per le macchine del tempo. I Bergallo costruirono orologi da torre fra il 1861 e il 1980 nella casa-officina dove si svolse tutta la loro attività. I loro orologi furono installati in Liguria, Piemonte, Val d’Aosta, Valtellina e quello più lontano in Patagonia.

 

Gli orologi esposti sono pezzi autentici (il più antico risale al XVI secolo) raccolti dalla famiglia Bergallo stessa e provenienti da donazioni di collezionisti, chiese ed altri enti. Oltre agli orologi nel museo si trovano quadranti, lancette, “stranezze” provenienti da campanili, carrucole, tutti oggetti attestanti una ricca storia della tecnica e della meccanica orologiaia ormai irripetibile. Nel 1984 Giovanni Bergallo, dopo aver rifiutato offerte da parte di organismi stranieri (in particolare un gruppo industriale giapponese), auspicò pubblicamente che nel suo paese venisse creato  un museo che raccogliesse le testimonianze dell’arte orologiaia  e della tradizione familiare per le macchine del tempo, al quale donare l’insieme della sua opera.

L’attività del Museo ha trovato riconoscimento anche nell’ammissione alla Associazione MuseImpresa, insieme alle più importanti raccolte delle fabbriche Piaggio, Zucchi, Ferrari, Campari, Ducati, Barilla ed altre di livello nazionale.

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Stefano Pezzini

Vecchio cronista alla Stampa, mai saggio…