Al Salone del Gusto di Torino suonano le zucche della storia con Danilo Raimondo

Tonde, oblunghe, maculate, striate, a fiaschetta, minuscole, enormi, con i semi, senza semi, gialle, arancioni, verdi: sono le zucche, uno dei regali più versatili che la natura ha fatto all’uomo. E ogni zucca ha un utilizzo diverso. “Cucurbita sapiens: una zucca dai 1000 utilizzi” è il titolo della mostra organizzata durante Terra Madre Salone del Gusto a Torino, dal 22 al 26 settembre, presso l’area di Slow Food Educazione del Borgo Medievale nel Valentino, dalle 10 alle 19, in collaborazione con la Fabbrica dei suoni di Venasca.La storia della Lagenaria siceraria, conosciuta anche come zucca a fiasco, ha per esempio origini antichissime: «Il reperto più datato risale a 11.500 anni fa ed è stato ritrovato nella Grotta degli Spiriti, nel nord della Thailandia», racconta Danilo Raimondo, artigiano del suono, che ha curato la mostra insieme alla sua compagna Cristina Bolla. Insieme, nel laboratorio e agriturismo di Castelbianco, entroterra di Albenga, costruiscono strumenti musicali e, dopo una serie di viaggi, le loro strade hanno incrociato quella della zucca a fiasco.

artigiano-del-suono-2-1024x768

«Ci siamo appassionati agli strumenti musicali e abbiamo scoperto che ne esistono centinaia: a corde, a fiato, a percussione… con le zucche si può fare qualsiasi cosa! Abbiamo iniziato prima a coltivarle e poi a costruire gli strumenti, ma non ci siamo mai definiti liutai classici» prosegue Danilo. «Abbiamo scelto di usare la Lagenaria e l’abbiamo ribattezzata Cucurbita Sapiens, che è anche il titolo della mostra itinerante che porteremo a Terra Madre Salone del Gusto. È una zucca che non si mangia e ne esistono diverse varietà: a fiaschetta, piccoline, rotonde, a trottola… Ognuna ha un uso differente». Una volta essiccata, diventa legnosa e resistente, ottima da utilizzare come contenitore.

Sono circa 200 gli oggetti esposti in mostra. C’è la zucca che serve come biberon, come borraccia, contenitore per mungere o per preparare il burro, utilizzata come catino o urna cineraria; ma anche sotto forma di strumento musicale. Quattro i percorsi scelti per raccontarla: l’uso domestico e quotidiano, quello ludico, l’aspetto magico e la creazione di strumenti musicali. Il tutto passando attraverso le ere, i continenti e le varietà.

«Non tutte le specie arrivano dalle Americhe: i romani, e forse anche gli africani e gli orientali prima di loro, la utilizzavano come contenitore. Veniva usata addirittura prima della terra cotta! Dire che può essere usata in mille modi non è sicuramente un eufemismo. Del resto, è impermeabile, leggera e facile da trasportare. Ormai nessuno la usa più perché è stata sostituita dalla plastica», spiega Danilo Raimondo.

La zucca ha influenzato molto l’evoluzione culturale: «Anche se non si mangia, viene coltivata lo stesso per diventare un oggetto di uso comune» racconta Danilo. «Il suo impiego più affascinante è sicuramente quello musicale. Si pensa che per costruire chitarre e violini ci si sia ispirati proprie alle zucche: del resto, se le tagliamo a metà vediamo che la loro sezione coincide con la forma di questi due strumenti».

About the Author

Stefano Pezzini

Vecchio cronista alla Stampa, mai saggio…