Alassio incontra la musica ribelle di Eugenio Finardi

Dopo Shel Shapiro tocca ad Eugenio Finardi. Prosegue ad Alassio “Note d’Autore”, serie di incontri con i big della musica italiana d’autore, condotti dalla giornalista Lucia Marchiò, con il patrocinio dell’Assessorato alla Cultura del Comune di Alassio e la Ge.Sco. L’appuntamento è nell’ex Chiesa Anglicana di via Adelasia giovedì 22 dicembre. Eugenio Finardi racconta 40 anni di musica ribelle. L’artista eseguirà alcuni brani in versione acustica chitarra e voce e sarà intervistato dalla giornalista Lucia Marchiò. Commenta Lucia Marchiò: “Eugenio Finardi con le sue composizioni decisamente rock e ‘di rottura’ ha fatto proseliti ma anche discutere. Lo scorso 28 ottobre è uscito il cofanetto “40 anni di Musica Ribelle” che racchiude cinque storici album usciti tra il 1975 e il 1979, Sugo, Non gettate alcun oggetto dai finestrini, Diesel, Blitz e Roccando rollando. Partendo da ciò, esploreremo insieme al cantautore milanese tutta la libertà, le convinzioni, le tematiche di quel periodo e si andrà alla riscoperta di quelle canzoni/intuizioni che risultano particolarmente attuali nonostante siano passati 40 anni, come “La C.I.A” e “Scuola”, e molto altro ancora”.

 

Racconta Eugenio Finardi presentando il cofanetto “40 Anni di Musica Ribelle”, vera e propria testimonianza di un’epoca: “E’ come il diario di un sognatore: ci sono ricordi, amori, ma anche passioni politiche. Ai tempi mi ritenevano un riformista di destra, oggi sarei un extraparlamentare ma non ho mai cambiato idee”. La riedizione discografica contiene Non gettate alcun oggetto dai finestrini, Diesel, Blitz e Roccando rollando, usciti originalmente per l’etichetta discografica Cramps e ripubblicati ora da Universal Music. Gli album, disponibili anche singolarmente, sono stati rigorosamente rimasterizzati dai nastri originali per riprodurre con estrema fedeltà il sound originale di canzoni simbolo come “Musica Ribelle”,“Extraterrestre”, “La Radio”, “Voglio”, “Diesel” e tante altre; anche le grafiche ricalcano fedelmente quelle delle prime edizioni. “Riprendendo quei nastri non vedo me stesso bensì un ragazzo ingenuo, sognatore, arrogante verso cui ho la tenerezza di un padre, però non cambierei niente. Perché io sono lo stesso di allora e la penso esattamente allo stesso modo. Mi sento figlio e padre di quell’epoca. Non è un’operazione nostalgia – sottolinea il cantautore – ma la voglia di rimettere a fuoco le intuizioni del passato perché sono utili per il futuro. I miei primi dischi della Cramps hanno in un certo senso segnato un momento preciso della musica italiana e forse un poco l’hanno pure cambiata”. Dischi rimasti attuali perché secondo il cantautore milanese “Alcune cose non sono cambiate o sono addirittura peggiorate; mai come ora ci sarebbe bisogno di musica ribelle”. 

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Stefano Pezzini

Vecchio cronista alla Stampa, mai saggio…