Alassio, la Madonna che protegge chi va per mare

E’ domenica e, di conseguenza, eccoci all’appuntamento con una delle tante splendide chiese della Liguria. Quella che presentiamo oggi non ha solo un valore di fede, artistico e architettonico, ma anche paesistico perché costruitansulla cima del Monte Tirasso, ad Alassio, con una vista mozzafiato. Al suo interno, accanto ad opere d’arte di grande interesse, tanti ex voto di pescatori, uomini di mare, fedeli. E’ il Santuario della Madonna della Guardia. Ecco come lo descrive il sito della parrocchia alassina di Sant’Ambrogio. 


l Santuario ‘Della Guardia’ sorge nel bel mezzo della cerchia collinare che recinge alle spalle Alassio. Per la sua posizione dominante si scorge sia dal litorale, sia, sull’altro versante, dalle sottostanti valli del Lerrone e dell’Arroscia, e in generale dall’intero entroterra albenganese.

Oggi il Santuario si presenta circondato da un folto parco, col campanile che svetta sul verde perenne all’intorno. Due ampie strade carrozzabili lo raggiungono, da E e da O, ed entrambe offrono una superba varietà di panorami. In basso, attorniato da una magnifica conca collinare, si scorge lungo il mare Alassio con la sua spiaggia, al centro del golfo lunato tra l’isola Gallinara a levante e il lungo profilo di Capo Mele a ponente. Verso l’entroterra si contemplano invece le verdi valli dell’Albenganese e le alte cime delle Alpi Marittime, spesso candide di neve.Gli Alassini, forse già verso l’anno 1200, innalzarono sul culmine del monte Tirasso una piccola edicola alla Vergine, tra gli spalti di un castello medioevale sorto su una costruzione preesistente

Nell’epoca romana si trovava, infatti, in quello stesso luogo   a sicurezza di un tratto della via Julia Augusta   una stazione fortificata (castrum), che il Comune di Albenga in età medioevale convertì in un posto di difesa e di vedetta a protezione dei suoi possessi della sottostante Val Lerrone. Questo castello medioevale verrà distrutto in seguito, nel 1427, per ordine di Pirro del Carretto. Dalla forzata distruzione si salvavano l’arco della porta di accesso al castello e porzione di muro sul lato a mare, ancor oggi visibili.

Questo monte, dunque, già da secoli era visto come luogo ideale di vigilanza e protezione sul piano materiale. Gli Alassini lo vollero sede di culto per ottenere una protezione di ordine superiore, venerandovi cioè Maria, la Stella Maris, invocata come Madonna della Guardia, analogamente a quanto avveniva anche a Marsiglia (Santuario di Notre Dame de la Garde) e a Bologna (Santuario della Madonna di S. Luca).

  Dato il continuo accrescersi dell’afflusso dei pellegrini al Santuario, nel Seicento fu necessario ampliarlo. Erano ‘massari’ del Santuario della Guardia i due notabili alassini Marcellino Brea e Giovanni Battista Rossano. Il Brea l’arricchiva di un grande altare con belle statue marmoree. Di esse ci restano quelle della Madonna Assunta e del Cristo che ascende al cielo, i due angeli che sostengono la mensa eucaristica attuale e gli altri due angeli ai lati, oggi trasformati uno in sostegno

d’ambone e l’altro di una mensa laterale. Per costruire la nuova chiesa, si dovettero sterrare i ruderi del demolito castello, lasciando tuttavia intatta la porzione di muro con la porta di accesso (tutt’ora esistenti), di cui già si è parlato.

In quella medesima epoca furono costruite le stanzette addossate al lato a mare della chiesa, per servire di abitazione al romito che aveva la cura e la custodia del Santuario.

  Nel 1855 divenne parroco di S. Ambrogio il sacerdote Francesco Della Valle, devotissimo della Madonna della Guardia, che vide ben presto la necessità di un ulteriore ampliamento del Santuario. L’abside ed il portico d’ingresso come sono oggi vennero infatti costruiti nel 1864-1865, con le offerte dei devoti. Per ampliare la chiesa venne dunque abbattuta la parete dietro l’altare maggiore e innalzata l’abside semicircolare. Con quest’opera la chiesa ebbe il suo Sancta Sanctorum distinto dalla navata ed alquanto sopraelevato, come esigevano i sacri canoni. Nel nuovo presbiterio non si poté rimontare l’antico e magnifico altare marmoreo, perché troppo largo e alto. Si conservarono le artistiche statue marmoree, diversamente collocate.

In seguito a questi lavori, ai lati del presbiterio vennero collocate due statue: a destra guardando, venne posta la statua del Cristo Risorto che ascende al cielo (si trovava nel fastigio dell’antico altare); a sinistra venne posta la statua, pure in marmo, di S. Lorenzo Martire, proveniente dalla diruta cappella in onore di quel Santo innalzata nella vicina località di Vegliasco, nel 1580, da Damiano Ordano.

Finalmente, nel 1866, per la festività dell’Ascensione, i pellegrini trovarono al loro arrivo tutti i lavori terminati e l’antico sacello divenuto un vero Santuario.

  Una data importante nella storia del Santuario fu poi il 1954. In quell’anno, con l’acquisto di una copia del gruppo ligneo raffigurante l’apparizione della Madonna a Benedetto Pareto (nel 1490, a Genova, sul monte Figogna), gli Alassini vollero collegare il culto della Madonna nel loro amato Santuario a quello

dei Genovesi, che aveva assunto col tempo grande importanza regionale. Adesso anche ad Alassio, nella prima domenica di settembre, viene solennemente festeggiata l’Apparizione del monte Figogna, portando in processione il gruppo ligneo che la raffigura.

  Nel 1954 era Prevosto di S. Ambrogio già da tre anni il

compianto Mons. Innocente De Ferrari (1951   † 1983), che nel

corso del suo ministero curò, con tenacia e passione, l’esecuzione

di tutta una serie di fondamentali lavori riguardanti il Santuario.

Così sono state costruite le due navate laterali della Chiesa, lo snello campanile in mattoni e una foresteria, si è provveduto all’approvvigionamento idrico e all’erogazione elettrica e si è dotato il Santuario di un vasto parco verde. Inoltre è stato reso possibile accedervi comodamente in auto o in pullman.

  Erede dello zelo verso il Santuario che animò il compianto Mons. De Ferrari è ora l’attuale prevosto Mons. Angelo De Canis. (parroco di S. Ambrogio e rettore del Santuario dal 1984). Durante il suo rettorato sono state apportate al complesso sostanziali migliorie, quali: il consolidamento e la pavimentazione della carrozzabile che dai cancelli d’entrata giunge al piazzale del Santuario; il rifacimento e la

 

pavimentazione del sentiero che attraversa il parco; il rifacimento e la nuova pavimentazione dei locali della foresteria; la nuova copertura e il risanamento dell’atrio antistante la chiesa, abbellito da due artistici azulejos con la storia del Santuario.

Altri importanti interventi di abbellimento e di arricchimento sono stati operati all’interno, con la dotazione di un antico organo a canne, un’idonea sistemazione degli ex voto nella Cappella della Madonna, la completa, artistica decorazione pittorica a fresco, le multicolori vetrate istoriate e due grandi quadri a ornamento del presbiterio.

Ultima opera eseguita: le nuove Sacre Edicole con i Misteri Gaudiosi del S. Rosario   raffigurati su formelle di ceramica pitturate a mano da artisti locali   dislocate lungo il sentiero di accesso al Santuario. Le ha inaugurate, benedicendole, il nostro Vescovo, S.E. Mons. Mario Oliveri, il 18 settembre 2003.

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Stefano Pezzini

Vecchio cronista alla Stampa, mai saggio…