Albenga-Assisi, Sergio è a San Miniato tra acciughe e tartufo nero…

La Francigena, sulla carta, doveva essere una strada se non facile almeno percorribile senza grossi problemi. Questa, almeno, era la convinzione del pellegrino Sergio Giusto che da Albenga sta raggiungendo Assisi a piedi. Invece oggi un tratto di Francigena, colpa delle piogge dei giorni scorsi, si è trasformata in acquitrino, costringendo l’artista camminatore ad una lunga deviazione che lo ha costretto a fare 30 chilometri anzichè i 20 programmati, la distanza tra Altopascio e San Miniato. Ma ecco il suo racconto.

“Per fortuna non ha piovuto, ma le piogge dei giorni scorsi mi hanno messo un altro ostacolo, antipatico e imprevisto. Andiamo con ordine. Sono partito, come sempre, attorno alle 7,30 da Altopascio, destinazione San Miniato. Splendidi sentieri, splendide foreste, splendide chiese e monumenti da fotografare col cellulare e col cuore. Poi i primi segnali, inquietanti, pezzi di sentiero fangosi, un terreno più morbido, fangoso. E alla fine lo stop: sentiero chiuso, mentre davanti si vedeva una vera e propria palude. Ho scoperto, parlando con la gente del posto, a pochi chilometri da Fucecchio, che qui un tempo era zona di acquitrini e paludi, quando piove tornano protagonisti. E allora ho seguito la deviazione prima di arrivar a Fucecchio, paese splendido, oltre che patria di Indro Montanelli. In questa parte di Toscana sto respirando medioevo, ma anche etruschi, rinascimento. Pausa pranzo a Fucecchio, un panino a dire il vero, e ripartenza verso San Miniato, dove sono arrivato attorno alle 16,30. Il borgo, che già conoscevo, è bellissimo, già da lontano, arroccato su un monte, dolce come lo sono le colline toscane, che sembra un tutt’uno con le mura e i palazzi. In due giorni sono passato dalle province di Massa Carrara, Lucca, Empoli, Firenze e Pisa. Come in tutti i borghi che sto attraversando ci sono ostelli e conventi per i pellegrini, la Francigena è un modo per incrementare un turismo di nicchia. Dalla mia stanza si vedono scorsi bellissimi. Ho già individuato l’osteria dove mangiare, con tanto di tartufo nero. Prima di cena, però, un aperitivo in un locale splendido che si chiama Birra e Acciughe. Hanno una varietà infinita di birre e, come stuzzichini, acciughe sotto sale con salsine, burro e tanto altro. Eppure siamo lontani dal mare. Da noi, che le acciughe le mettiamo sotto sale, quasi le schifiamo. Il mondo è proprio strano. A domani”, racconta Sergio.

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Stefano Pezzini
Vecchio cronista alla Stampa, mai saggio...