Da Albenga per incontrare gli “invisibili” d’Africa

Nel luglio scorso, per la seconda edizione di S. Giorgio & Albenga International Photography , si sono dati appuntamento nel centro storico ingauno alcuni maestri della fotografia nazionale e internazionale in una serie di spettacolari esibizioni, incontri, serate e seminari.

Tra le mostre di grande rilievo e successo – come la personale di Francesco Cito a Palazzo Oddo, o la mostra della maestra inglese del genere Fantasy KT Allen nel Salone don Pelle di S. Giorgio- si è affermata, colpendo prima il cuore della gente e poi ottenendo la grande attenzione dei critici con l’apprezzamento dei maestri intervenuti, la mostra inedita di un giovane fotografo locale, formatosi in quella fucina di talenti che è il Circolo Fotografico San Giorgio, organizzatore della manifestazione. Claudio Simunno, autore dotato di rara sensibilità e integrità, ha sorpreso tutti con il suo lavoro sulla condizione degli Albini in Africa.

“Zeru Zeru. Invisibili d’Africa” ha avuto unanimi consensi e si è aggiudicata sia le attenzioni di un grande fotoreporter come Francesco Cito che di critici esperti come Fabio Del Ghianda o dei presidenti della FIAF italiana e della FIAP internazionale Roberto Rossi e Riccardo Busi.

Che cosa significa nascere con un anomalia della pelle di origine genetica (*) in un paese abitato in prevalenza da gente di colore? Che cosa significa nascere fragili e bisognosi, in un paese dove la vita è dura di per sé?

Il racconto in bianco e nero di Simunno, inquadrato nelle sue impeccabili immagini, informa, colpisce, racconta, sollecita le coscienze, avvince e lascia il segno. Il passa parola ha decretato un successo veloce della eloquente mostra situata nella sede della Associazione Vecchia Albenga. Il giovane fotografo, innamorato dell’Africa, aveva già esposto a Sangiorgiofotografia un reportage sugli animali in via d’estinzione. In questo caso ci fa conoscere non solo una realtà di abbandono e discriminazione poco conosciuta, lanciando un appello alla solidarietà, ma ci fa riflettere sull’universalità degli stereotipi, sulle ambiguità delle culture e della figura dell’uomo immerso in assurde tradizioni, conducendoci con delicatezza dentro la condizione di persone innocenti, oggetto d’ingiuste superstizioni e maltrattamenti.

Ci si augura che il lavoro di Simunno, da Albenga possa prendere il largo e possa essere sempre più conosciuto per il suo indiscutibile valore documentario e fotografico; così come si spera che Claudio possa continuare ad approfondire e ad arricchire di immagini il suo reportage, donandoci altri intensi momenti di estetica consapevolezza.

 


(*) Zeru Zeru (le persone fantasma), è così che vengono chiamati nella lingua locale (Swahili) le persone affette da albinismo in alcune zone dell’Africa. L’albinismo è una malattia genetica che comporta la mancanza o una forte carenza di melanina su pelle, capelli, occhi e peli. Sebbene a livello mondiale si stima che ne sia affetta una persona su ventimila, nell’Africa orientale e soprattutto in Tanzania l’incidenza è molto più elevata: una ogni 1.400. Povertà e ignoranza inducono le popolazioni rurali dell’Africa orientale a rifugiarsi nella superstizione che ritiene gli albini esseri “semimagici”. Se in alcune zone vengono visti come una punizione degli dei o portatori di malocchio, in altre le parti del corpo sono usate come talismani o ingredienti per creare pozioni che si ritiene guariscano da malattie e portino fortuna negli affari. A causa di queste credenze gli albini sono vittime di attacchi, omicidi e mutilazioni. Secondo alcuni inoltre avere un rapporto sessuale con un albino può curare l’Aids, una credenza che sfocia spesso in stupri anche nei confronti di bambini. Una persecuzione, quella degli albini africani che va avanti da decenni e che per molto tempo è rimasta pressoché sconosciuta all’opinione pubblica.

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Claudio Simunno.
Articolo raccontato da Paolo Tavaroli