Alla Tosse la prima dell’Eurydice

Debutta mercoledì 26 ottobre in Prima Nazionale Eurydice, di Jean Anouilh, la nuova produzione del Teatro della Tosse con la regia di Emanuele Conte. Lo spettacolo resterà in scena fino al 6 novembre (inizio 20.30, domenica ore 18.30, lunedì riposo).Eurydice è interpretata da una splendida Sarah Pesca, scelta dopo un provino nazionale, mentre nel ruolo di Orfeo ritroviamo Gianmaria Martini, già amato protagonista di Caligola e Prometeoedio, che riprende il suo sodalizio con Conte con una nuova prova d’attore. Nel III atto i movimenti coreografici sono di Michela Lucenti. Ad affiancare Sarah Pesca e Gianmaria Martini ci sono un intenso Enrico Campanati nel ruolo del padre di Orfeo a cui assesta un’interpretazione sofferta e passionale oltre a ricoprire anche il ruolo di Dulac impresario/amante di Euridice. Il signor Henry è Fabrizio Matteini, Susanna Gozzetti invece interpreta la madre di Eurydice mentre il suo amante Vincenzo è Pietro Fabbri che presta il volto anche al cameriere d’albergo. Doppio ruolo anche per Alessandro Damerini che impersona il piccolo amministratore e il cameriere del buffet, Alessio Aronne è Mattia e lo Chaffeur dell’autobus è Marco Lubrano.

Ancora una volta la protagonista della rilettura di Anouilh è una giovane donna, che contiene in sé tratti di modernità straordinari per il personaggio di un dramma scritto nel 1941. Eurydice è una donna moderna, libera, capace di far convivere dentro di sé il disincanto e l’innocenza. All’inizio del dramma ha già amato, non è più una ragazzina, è un’attrice di giro che non ha permesso alle convenzioni della società borghese di impedirle di conoscere molti uomini, a volte con leggerezza, a volte per necessità, a volte all’inseguimento di una figura paterna di cui sente la mancanza, a volte – e questo è il caso dell’incontro con Orfeo – alla ricerca di un istante di assoluto.  

A leggerlo attentamente, questo testo sembra anticipare i temi e il linguaggio della Nouvelle Vague: come un film racconta dell’amore e dei suoi rischi, tratteggia la complessità dei rapporti umani inseguendo “lo splendore del vero”, per usare le parole di Jean Luc Godard. 

Orfeo è incapace di confrontarsi con la realtà, è inesperto, è rimasto chiuso nel mondo di suo padre, da cui trova il coraggio di scostarsi solo quando incontra Eurydice, ma la sua inesperienza gli impedisce di superare la gelosia. Eurydice fugge da questa ossessione, lei sa che il suo amante non potrà mai capire. Fugge da lui, come fugge dalla sua vita precedente, e va, forse consapevolmente, verso una morte annunciata – che nel testo avviene in un incidente stradale. 

Quando si affronta il mito di Orfeo ed Euridice, la domanda che ci si pone è sempre la stessa: “Perché Orfeo si è voltato?” Orfeo ha la possibilità di riavere Eurydice, ma non è capace di superare la propria gelosia. Deve guardarla negli occhi, per assicurarsi che l’amante gli stia dicendo la verità. E così la perde per sempre, condannandola agli Inferi

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Stefano Pezzini

Vecchio cronista alla Stampa, mai saggio…