Alto ricorda e celebra Felice Cascione perché il Vento fischia ancora 

Il vento torna a fischiare sui sentieri percorsi da Felice Cascione e dalla sua banda di eroici «ribelli». Lo fa domenica 7 agosto ad Alto dove, dal mattino alle 9, si svolgeranno le celebrazioni in ricordo di «u megu», capo partigiano e autore delle parole di «Fischia il vento» (la musica è invece quella di Katiuscia, aria popolare russa), vero canto delle formazioni partigiane garibaldine. Ad Alto, provincia di Cuneo, accanto al sindaco Renato Sicca e agli associati delle Anpi e ai simpatizzanti, ci sarà anche il presidente della Regione Piemonte Sergio Chiamparino. Fischia il vento fu cantata, in maniera “provvisoria” dopo essere stata scritta su un foglio di carta del ricettario di Cascione, imperiese antifascista (prima dell’8 settembre) e campione di pallanuoto, a Curenna, frazione di Vendone, dopo la messa di Natale del 1943. La banda di Cascione intonò il canto, davanti ad un fuoco, con gli abitanti che, per ringraziamento, invitarono i giovani partigiani, uno per famiglia (parroco compreso), al pranzo natalizio del giorno dopo. Cascione, in pochi mesi di montagna, non solo comanda la banda dei “ribelli” ma anche cura gli abitanti dell’entroterra.

Ad Alto, dove Cascione trovò la morte in uno scontro a fuoco con i nazifascisti (e Fischia il vento fu cantata il giorno dell’Epifania ’44), domenica 7 alle 16 Mauro Pirovano e i Liguriani presenteranno l’ormai rodato spettacolo su Cascione e Fischia il vento. Una curiosità. Dopo la morte di Cascione, Italo Calvino, allora giovanissimo, decise di diventare partigiano. Nel Sentiero dei nidi di ragno, romanzo di esordio, Pin, uno dei protagonisti, racconta come fare la scelta giusta fosse, all’epoca, quasi un colpo di testa o croce. Ecco, per Calvino e tanti altri, Cascione, la sua morte, la sua biografia (leggere, al proposito, la bella biografia di Donatella Alfonso edita da Castelvecchi), è ancora molto attuale. Al di là delle ideologie il mondo oggi ha bisogno di gente con la schiena diritta. “U megu” era un hombre vertical, per dirla all’argentina (tra l’altro patria di un altro medichi, Erneste Guevara detto Che…) 

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Stefano Pezzini

Vecchio cronista alla Stampa, mai saggio…