Andora, la Cipolla Belendina nel racconto di “Trentin”

La Cipolla Belendina

E ritorniamo a parlare di Cipolla Belendina, vanto (a dire il vero poco conosciuto) di Andora, un esempio di biodiversità che deve essere curato e valorizzato. Come già scritto qualche mese fa la Cipolla Belendina, rossa e dolce come quella di Tropea, chiede aiuto a Slow Food per salire sull’Arca (l’istituzione che cerca di salvare le eccellenze a rischio estinzione), primo passo per diventare un Presidio. Avevamo scritto, grazie al prezioso racconto di Marco Gagliolo, la storia della Belendina, ora, grazie sempre a Marco, proponiamo ai nostri lettori il racconto di Trentino Bellenda, 91 anni, l’uomo che in qualche modo ha salvato la cipolla andorese dall’estinzione.

 

Incontriamo “Trentin”, come tutti lo chiamano, nella sua casa andorese, assieme alla figlia Marina e al figlio Alessandro. Nonostante gli anni e una vita trascorsa a coltivare la terra “Trentin” è non solo lucidissimo, ma anche diritto come un fuso. L’amore tra Bellenda e la cipolla andorese risale a tanti anni fa, quando “Trentin” prese a mezzadria un ampio podere ad Andora. La Cipolla Belendina si coltivava nella piana di Andora già dagli inizi del ‘900. Era arrivata, secondo la leggenda, via mare, portata da Settimio Denegri, da giovane marinaio e poi agricoltore in località Mezzacqua. Sino agli Anni ‘60 la cipolla viene coltivata negli orti cittadini che, via via, scompaiono, inghiottiti dai palazzi che trasformano Marina di Andora in Andora. E’ in quegli anni che “Trentin” incontra la cipolla che oggi porta il suo nome: “Mi innamorai subito di quell’ortaggio, grosso, pesante anche un chilo e mezzo, una forma stupenda, a fiaschetta, di un granata che regala gioia. Ho cominciato a coltivarla e a fare la semenza”, racconta. Una semenza che “Trentin” distribuiva a molti agricoltori andoresi, sempre di meno, come detto, per l’avanzata dell’urbanizzazione. Una semenza che, nonostante gli anni, Bellenda fa ancora per il suo orto e per gli amici. E’ proprio grazie a questa passione se la Cipolla Bellendina è arrivata sino a noi. Racconta ancora “Trentin”: “A differenza di altre cipolle questa ha una resa notevole. Si raccoglie da maggio ad agosto, prima come cipollotto, poi come cipolla. Ha un gusto dolcissimo, non rinviene come le altre, e quando è matura arriva a superare il chilo. Ne raccoglievamo moltissime casse che vendevamo sia ai grossisti che nei mercati. C’erano clienti che arrivavano da Torino o Milano per acquistarla. E’ stata servita in ristoranti di grande prestigio come la Vecchia Lanterna a Torino”. Agli inizi degli Anni ‘90 Trentino Bellenda va in pensione e la Cipolla Belendina inizia la sua lenta discesa nella memoria degli andoresi. Un pericolo che Marco Gagliolo scongiura qualche anno fa. La produzione, siappur minima, riprende e Marco, con la sua Creuza de Ma, la propone in confettura da accompagnare egregiamente carni e formaggi. Trentino Bellenda, in ogni caso, ne consiglia l’uso fresco: “Una bella frittata è la sua morte, ma anche cruda nel condiglione è buonissima”, commenta. “Sono contento che ora ci sia questo interesse attorno a questa cipolla dopo anni che è stata dimenticata. E pensare che una volta andava letteralmente a ruba. Ricordo che un tipo, non dirò il nome, aveva cominciato a rubare ogni sera dei mazzi di cipolle che poi vendeva alla bocciofila. L’ho aspettato una sera e, quando è arrivato, gli ho detto che se l’avessi visto un’altra volta nei paraggi non mi sarei limitato alle parole. Non l’ho più visto”, sorride. Ma la Cipolla Belendina cresce solo ad Andora? A rispondere è la figlia Marina: “Io abito a Gorra, sopra Finale Ligure, e la coltivo senza problemi. Però non riesco a fare la semenza, sembra proprio che si riesca a fare solo nel terreno di Andora”, dice. Un motivo in più per farla salire sull’Arca.

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Stefano Pezzini
Vecchio cronista alla Stampa, mai saggio...