Attenti al lupo…

Si sta parlando moltissimo del lupo che, negli ultimi tempi, è ricomparso nell’entroterra ligure. Questa è la storia del suo ripopolamento sulla Alpi Marittime

 

Il lupo (Canis lupus italicus), uno dei più grandi predatori europei, era scomparso dall’arco alpino all’inizio del Novecento. 

Ma, intorno alla fine degli anni‘80 , alcuni esemplari provenienti dall’Appennino abbruzzese hanno iniziato a spostarsi dal centro Italia verso nord, favoriti dall’abbondanza e dalla varietà di prede disponibili e dall’aumento delle superfici boscate. Così, nel dicembre del 1992, a 70 anni esatti dalla loro scomparsa, i primi due lupi sono stati ufficialmente osservati e riconosciuti nelle Alpi Marittime francesi.

Da quel momento la specie ha cominciato a ripopolare le vallate alpine sudoccidentali. Non si è trattato dunque di una reintroduzione, come è avvenuto, per esempio, nel caso dello stambecco, ma di una colonizzazione spontanea dovuta al fatto che si sono ricreate le condizioni ambientali adatte per il ritorno naturale di questo grande predatore. Grazie a un attento monitoraggio, sappiamo che oggi nell’area delle Alpi Marittime franco-italiane vivono stabilmente 20-25 lupi, suddivisi in piccoli branchi. Il lupo è molto elusivo, avverte la presenza dell’uomo a grande distanza, si muove principalmente di notte e si sposta tantissimo, anche di decine di chilometri in una sola notte. È quindi quasi impossibile per un escursionista avvistare questo animale, lo è di meno scoprirne le tracce sul terreno, in particolar modo d’inverno, sulla neve: le orme sono molto simili a quelle di un grosso cane e gli escrementi risultano pieni di peli e frammenti ossei.

Gregario, il lupo vive in piccoli branchi famigliari a forte gerarchia e caccia in gruppo, secondo tecniche complesse e molto efficienti. Nonostante le leggi e le azioni di tutela, il lupo non ha vita facile: spesso per paure infondate ma difficili da combattere e talvolta per concretissimi motivi di interesse economico, questo animale entra in rotta di collisione con gli esseri umani, in particolar modo con pastori, allevatori e cacciatori, che lo vedono come un antagonista. Tutto questo anche se studi approfonditi hanno accertato che le prede d’elezione del lupo sono i grandi erbivori selvatici, come camosci, caprioli, cervi e mufloni, mentre il bestiame domestico non supera mai il 15% della sua dieta.

Per approfondire e comprendere meglio il modo di vivere di questo predatore, per scoprire i diversi significati attribuiti alla sua figura dai vari popoli nel tempo, è possibile visitare le due sezioni del Centro faunistico “Uomini e lupi”, dove è inoltre possibile osservare alcuni lupi ospitati nel grande recinto di otto ettari.

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Stefano Pezzini

Vecchio cronista alla Stampa, mai saggio…