Bacigalupo, il portiere che da Vado conquistò il mondo e si fermò aSuperga

“G’ou paru”. Aveva solo 15 anni, ma Valerio era già sicuro delle  sue possibilità. Alla partita d’esordio tra i pali del Vado contro  il Savona aveva tranquillizzato i fratelli, Manlio soprattutto, che  lo aveva voluto a difendere i rossoblù. Manlio, che nel ’27 aveva  vinto lo scudetto col Torino assieme a Rossetti e Libonatti, aveva  molta fiducia nel più piccolo dei Bacigalupo, Valerio. Una famiglia di calciatori e di sportivi che, da Vado Ligure, hanno conquistato il mondo del calcio. Velrio, poi, è entrato nella leggenda per un motivo tragico, per la tragedia di Superga. Erano 11 tra fratelli e sorelle, tutti appassionati di sport,  soprattutto di calcio e nuoto. Il primo, Titto, giocava ala sul  transatlantico Rex dove lavorava, altri fratelli sono arrivati ai  vertici nazionali del nuoto, quasi tutti abbiamo giocato in serie  C, B ed A nel calcio. È un cromosoma quello che ti porta a giocare  a calcio o a nuotare. Erano sport poveri, che potevano fare tutti,  ma c’era tanta gioia e tanto spirito di amicizia e competizione. L’Argentina avrebbe dato a Valerio <Bacigaluppo> 33  milioni per fargli cambiar nazionalità. Ovviamente, aveva  rifiutato. E lo vedi coi campioni del Toro e della Nazionale,  ricevuto come un Capo di Stato nei più importanti Paesi del mondo,  sorridente nelle foto di rappresentanza o spiritoso, e in quelle  plastiche delle sue parate.


Di seguito la voce Velrio Bacigalupo su Wikipedia:

Valerio Bacigalupo (Vado Ligure, 12 marzo 1924 – Superga, 4 maggio 1949) è stato un calciatore italiano, di ruolo portiere. A lui è intitolato lo stadio di Savona.

Era l’ultimo di una dinastia di fratelli, tutti sportivi: cresciuto nel Vado, militò anche nella Cairese e nel Savona, prima di venire ingaggiato dal Genoa 1893, sodalizio con cui aveva disputato il Campionato Alta Italia 1944, giungendo quinto nel girone della zona Piemonte-Liguria e vinto la Coppa Città di Genova nel 1945.

Approdò al Torino a 21 anni, prelevato dal Savona per 160 mila lire dal presidente del Toro Ferruccio Novo che lo aveva notato durante una gara tra Rappresentativa Ligure e Rappresentativa Piemontese (terminata 1-0) insieme ad un giovane terzino spezzino: Sauro Tomà. Non fu facile per Valerio la decisione di trasferirsi a Torino; decisivo fu il fratello Manlio (portiere anch’esso) che aveva capito che il Toro stava per diventare una squadra importante. Esordì in granata in un derby, alla prima giornata di campionato, perdendo e subendo un calcio di rigore da Silvio Piola. Diventò poi titolare anche della Nazionale, scalzando il fino ad allora titolare Sentimenti IV, nella sfida contro la Cecoslovacchia della stella László Kubala, disputatasi a Bari il 14 dicembre del 1947 e terminata 3-1 per gli azzurri. 

Di carattere estroverso, beniamino dei tifosi grazie alla sua simpatia innata, seppure di statura modesta per il ruolo era dotato per parare i tiri alti. Aveva uno stile spettacolare che esibiva con interventi prodigiosi, grazie ad invidiabili doti acrobatiche e fisiche fuori dal comune. La sua caratteristica era l’abilità nelle uscite a terra sui piedi degli avversari, che lo resero famoso, secondo i dettami del cosiddetto sistema secondo il quale il portiere era spesso chiamato all’uscita fuori dai pali e all’utilizzo dei piedi, quasi come un difensore aggiunto. Faceva parte insieme ai compagni di squadra Danilo Martelli e Mario Rigamonti del celebre Trio Nizza dal nome della via di Torino in cui dividevano l’appartamento. Bacigalupo fu titolare nella storica vittoria sulla Spagna per 3-1, disputatasi il 27 marzo 1949 a Madrid (prima volta che gli azzurri sconfiggevano gli iberici in casa loro) parando un rigore. Fu quella l’ultima partita della Nazionale azzurra prima della Tragedia di Superga, nel corso della quale perse la vita. Appena 3 anni prima era scampato alla morte in seguito ad un incidente stradale nei pressi di Savona, dove perì invece l’amico che gli era accanto.

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Stefano Pezzini

Vecchio cronista alla Stampa, mai saggio…