Balzola ad Alassio, la patria del caffè concerto

Il “caffè concerto” in Italia è nato qui, al Balzola di Alassio,

intorno al 1920, esibendo artisti del calibro di Tito Schipa e Beniamino Gigli. Maksim Gor’kij sedeva a tavolino nella sala Settecento veneziano incontrando le “menti” della colonia inglese di Alassio. Le raffinatezze create da Rinaldo Balzola, che aveva imparato l’arte da Gustavo Pfatisch a Torino ed era divenuto nel 1929 capo-pasticcere della Real Casa Savoia, attirarono persino D’Annunzio e la Duse. 

La storia del caffè pasticceria Balzola ha origini in un paesino annegato tra le colline del Monferrato, Villamiroglio. Da lì partì Pasquale Balzola, capostipite della famiglia. Egli rilevò ad Alassio, nell’allora Piazza del Commercio, un’osteria con stallaggio. Fece così la sua prima comparsa, nel lontano 1902, un’insegna con il nome Balzola. In poco tempo il locale creò nuove abitudini e nuovi riti. Nacquero in quegli anni l’”Aperitivo di Alassio” e l’”Amaro dei Saraceni”, creazioni esclusive dei Balzola, che divennero ben presto un appuntamento irrinunciabile per i primi avventori.

Ma già incalzava una nuova generazione.

Il figlio di Pasquale, Rinaldo, si specializzò nella raffinata scuola di Gustavo Pfatich, tra i più noti pasticceri di tutti i tempi e, nel 1919, si laureò nella sofisticata arte dolciaria creando e brevettando i celebri “Baci di Alassio”. Per l’azienda e per la famiglia si trattò di un vero salto di qualità che presto si trasformò in un vero e proprio decollo verso vette insperate quando, nel 1929, il talento emergente di Rinaldo Balzola venne compreso dalla Casa Reale dei Savoia che lo vollero a corte come capo pasticcere. Furono anni di grandi successi che permisero il consolidamento dell’azienda a livello internazionale, anche grazie alla capacità di adattarsi a una nuova tendenza allora di moda e direttamente importata da Parigi. Infatti il Balzola fu tra i primi locali in Italia, e il primo in assoluto in Liguria, ad aprirsi alla moda dei caffè concerto. Ai suoi tavolini i clienti potevano gustare le prelibatezze della pasticceria e, allo stesso tempo, ascoltare le esecuzioni delle migliori orchestre italiane. Si era in piena Belle Epoque e Alassio divenne, sulla scia dei Balzola, un vetrina ambita per i personaggi più noti del tempo. Tra le visite più chiacchierate quella di Gabriele D’Annunzio che fece nel locale la sua scenografica comparsa accompagnato dalla Duse e scortato da due magnifici levrieri e che lasciò l’intera cittadina a bocca aperta. Molto meno appariscente, invece, era la presenza di Maksim Gorkij, che nel locale si incontrava abitualmente con eminenti pensatori e intellettuali del tempo.

Benché presto l’avvento della radio portasse gli artisti a cercare nel nuovo mezzo di comunicazione una cassa di risonanza più ampia per le loro musica, il caffè rimase sempre un luogo d’incontro di fascino e prestigio immutabili. Dopo la Guerra, infatti, continuarono ad esibirsi lì tutte le stelle del firmamento musicale di allora, compresi cantanti dell’EIAR (la RAI di quei tempi), come ad esempio Beniamino Gigli e Tito Schipa.

Negli anni Settanta nuovi nomi di richiamo proiettarono il Balzola sulle seguitissime pagine delle cronache mondane. Tra quei nomi, per citare solo alcune delle grandi famiglie di industriali, quelli degli Agnelli, Pirelli, Lancia, Marzotto.

Anche due rappresentanti del settore dolciario del calibro di Motta e Alemagna sembravano apprezzare particolarmente le creazioni dei Balzola e frequentavano il caffè quando si trovavano ad Alassio. La fama e il prestigio del caffè resistettero anche all’“avvento” delle discoteche che cominciavano a rubare ai caffè concerto la supremazia assoluta come ritrovi serali alassini.

Si spensero i riflettori sul caffè concerto e, ancora una volta, la pasticceria Balzola cercò e trovò nuovi modi per stare al passo con i tempi in continua evoluzione. Oggi, dopo oltre 110 anni di attività, a guidare il locale è la quarta generazione Balzola. Segno della continuità di un’arte e di uno stile giustamente premiati con l’attribuzione della qualifica di “locale storico d’Italia”.

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Stefano Pezzini

Vecchio cronista alla Stampa, mai saggio…