Belin, le parolle del gatto!

Le Parole del gatto, per i liguri, sono le parolacce. Come in tutte le regioni anche in Liguria non manca la fantasia. Ovvio, questo non è un blog da trivio ma vogliamo non scrivere belin? Ecco un simpatico e sintetico articolo sulle parole del gatto, un pezzo che abbiamo trovato su guidadigenova.it

 

 

Ilessico ligure è una vera entità linguistica che deriva da un condensato multietnico di popoli quali Celti, Fenici, Greci, Italici, Romani che si sono stabiliti nella regione, in varie epoche. Limpulso trasformativo maggiore, peròè da ricercare in quel dinamismo commerciale che ha fatto della nostra terra e, in particolare di Genova, il fulcro economico del mediterraneo ai tempi dei Dogi e dintorni.

Entrare in questo universo di parole alla ricerca di curiosità è compito arduo poiché tante e tali sono i lemmi che condensano larguzia popolare, che non risulta facile farne unadeguata cernita. Esistono interi libri come quello di Dolcino, E parolle do gatto, o capitoli come parlar camallo” di Orselli e Roffo in Genova segreta, che trattano diffusamente largomento da cui mi permetto di estrapolarne alcune scurrili o solo sconvenienti parole, che sono le più colorite, note ed usate del nostro folklore.

AAA come abbolicciou” che, lungi dallessere un crudo termine omofobico, stigmatizza solo mollezze comportamentali poco mache, abbelinou” (credulone rimbecillito) il cui significato è sintetizzato magistralmente nel detto ese ciù abbelinòu che lungo.

Questo termine porta, al suo seguito, delle variazioni sul tema che vengono esposte in modo stringato ma efficace in un testo di Fochessato che riportiamo integralmente: abbelinòu saieiva mi che son vegio se scappesse co na bella figgia de vintanni. O belinon (tontolone) l’è un comme Enrico Toti cho lea senza una gamba o l’è aneto in guaera, o gha tiou a stampella e o s’è faeto ammassà. A belinn-a o l’è un belinon ma cattio.” (Abelinato sarei io,che son vecchio se scappassi con una bella ragazza di 20 anni. Belinone è uno come Enrico Toti , che era senza una gamba, è andato in guerra, gli ha tirato la stampella e si è fatto ammazzare. Belina è un belinone ma cattivo.)

Non può mancare il celebre belin, da cui tutto nasce, che può essere usato con sfumature che vanno dal risentito al meravigliato, dallo sconsolato al beffardo. Sua sorella di merende” é la bernarda, antica botte dal larghissimo foro in cui facilmente si poteva introdurre il bicchiere e il cui analogismo glottologico mi sembra superfluo spiegare.

Sempre in tema di attributi cuggiun” e i suoi parenti cuggia” (frottola) e cuggionà” (presa in giro) non vengono disdegnati nei momenti opportuni. Da quelle parti si trova anche ciappa” e la colorita espressione vanni a dà do cu in ciappa” riferito alla pena con cui si condannavano i debitori a battere il deretano su una pietra.

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Stefano Pezzini

Vecchio cronista alla Stampa, mai saggio…