Bussana, arte e artigianato dalle macerie di un terremoto

Un terremoto che ancora oggi viene ricordato, ma non per gli effetti disastrosi, che pure ci furono, ma per quello che è nato quasi un secolo più tardi. È la storia di Bussana, frazione di Sanremo, oggi borgo d’arte e artigianato. Ecco la storia. 



Bussana Vecchia è una frazione collinare del Comune di Sanremo. Il violento terremoto del 23 febbraio 1887 semidistrusse il paese, fino a quel momento chiamato semplicemente “Bussana”, tanto da venire completamente evacuata dagli abitanti che si spostarono circa tre chilometri più a valle fondando il paese di Bussana Nuova. Totalmente abbandonata per decenni, ha ricominciato ad essere abitata dal finire degli anni cinquanta del Novecento da artisti italiani e stranieri, attratti dalla particolarità del luogo, che ristrutturarono e resero nuovamente abitabili gli edifici meno danneggiati. Attualmente ospita una comunità internazionale di artisti, con botteghe artigiane ed alcuni punti di ristoro, tanto da essere divenuto, negli anni, un caratteristico “villaggio di artisti” in un’ambientazione da borgo medioevale. Il paese parrebbe essere stato fondato in epoca romana, con originario nome di Armedina o Armedana; è tuttavia solo nel VII secolo che si hanno le prime evidenze di una presenza stabile; in seguito ad invasioni longobarde la popolazione decide di muoversi nella sottostante Valle Armea, dove resta fino al X secolo quando le frequenti invasioni saracene spingono a muoversi nuovamente in posti più elevati e facilmente difendibili. Inizia quindi l’edificazione spontanea delle prime strutture difensive sulla collina sovrastante.

Almeno dall’inizio del XII secolo Bussana Vecchia cade sotto il controllo dei Conti di Ventimiglia, che provvedono all’edificazione di un primo castello a scopo difensivo.

Nel XIII secolo il paese viene acquistato dalla Repubblica di Genova, che tuttavia lascia una relativa indipendenza ai circa 250 abitanti di Bussana Vecchia. Nel frattempo l’originale castello perde la propria funzione difensiva, per passare a struttura residenziale. L’annessa cappella continua a fungere da luogo di culto per gli abitanti del paese.

A partire dal XV secolo inizia un sviluppo edilizio del paese, accompagnato ad un forte incremento demografico: nel 1404 viene completata la prima chiesa, edificata sui resti di una precedente, e viene dedicata a Sant’Egidio. Contemporaneamente le abitazioni, edificate secondo lo stile romano con pietre squadrate, iniziano ad essere realizzate con le pietre stondate provenienti dalle vicine spiagge rocciose. L’originario castello, abbandonato, è oramai in rovina.

Nel XVI secolo il paese si allarga alla zona sud-est, ed è a questo periodo che risalgono quasi tutte le costruzioni attualmente presenti nel paese. Nel 1505 vengono completati i lavori alla chiesa di Sant’Egidio, che acquista due navate laterali. Diventa sempre più evidente la struttura “a pigna”, tipica dei villaggi edificati su terreni molto scoscesi, come è evidente ancor oggi, ad esempio, nel nucleo originario di Sanremo.

Il XVII secolo vede la completa rivisitazione della chiesa, che dallo stile romanico originale passa al barocco. Vengono quindi rimosse le colonne che delimitavano le due navate, e sulle pareti vengono aggiunte sei cappelle con altare. Le decorazioni vengono affidate ad un giovane pittore di Osteno (Lugano), Gerolamo Comanedi, che dedicherà l’intera vita ad apporre stucchi, fregi e pitture di buon livello. 

Il mercoledì delle Ceneri del 1887, un 23 febbraioalle 6:21 si verifica la scossa di terremoto che segnerà per sempre il destino del paese. A quell’ora buona parte della religiosa popolazione si trova in chiesa per seguire la messa. In soli venti secondi il sisma provoca morti e danni ingentissimi: fa crollare la volta della gremita chiesa, e la quasi totalità delle abitazioni della parte alta del villaggio vengono distrutte, seppellendo centinaia di persone.

Dalla fine degli anni cinquanta che alcuni artisti scoprono il villaggio e decidono di stabilirvisi. Il pittore siciliano Vanni Giuffre che esponeva al Casinò di Sanremo, decide di venire ad abitare nel villaggio. Qui assieme ad altri amici accorsi da tutto il mondo sancisce una specie di “Costituzione”, regolarmente depositata presso il notaio sanremese Minoia, che regola la vita del villaggio. Dato che i ruderi non sono più di proprietà di nessuno, chiunque voglia stabilirsi nel villaggio può scegliersi il proprio rudere e ristrutturarlo usando esclusivamente i materiali ancora presenti sul luogo. Si può usufruire di tale luogo per sole finalità artistiche, e quando si decide di abbandonare il villaggio, colui che subentra deve solo rifondere simbolicamente le spese effettuate per la ristrutturazione. In caso di abbandono per più di tre anni, il luogo ritorna alla comunità, che ne può stabilire la nuova assegnazione ad altri artisti. Inoltre non è consentito vendere le proprie opere o mettere in piedi atelier in questi luoghi. Con il passare degli anni, il nucleo di artisti continua a crescere.

Il paese è tutto una scoperta: ovunque vi sono angoli molto caratteristici, anche per l’aspetto ottocentesco del borgo mantenuto con estrema attenzione dai residenti. Il paese è visitabile interamente a piedi in circa un’ora. Tuttavia una delle maggiori attrattive è rappresentata dalle caratteristiche botteghe e gli atelier degli artisti, aperte un po’ ovunque nel borgo.

La vecchia chiesa di Sant’Egidio, mai ristrutturata, mostra ancora tracce di quelli che erano gli stucchi e le pitture originarie; è visitabile solo dall’esterno, in quanto pericolante. Il campanile della chiesa è miracolosamente scampato al sisma, e viene visto dagli abitanti di Bussana Vecchia come il simbolo del paese.

 

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Stefano Pezzini

Vecchio cronista alla Stampa, mai saggio…