Camogli, Beppe Gambetta canta il Faber che canta il cibo

Sabato 22 aprile al teatro Sociale di Camogli, alle 20.30 (biglietti a 20 e 15 euro) concerto di Beppe Gambetta che proporrà un omaggio a Fabrizio De Andrè dal titolo “Oudu de ma mesciou de persa legia”, poesia e metafora del cibo nelle canzoni di Fabrizio De André di e con Beppe Gambetta. Al contrabbasso Riccardo Barbera.Lo spettacolo è un viaggio nella musica di Fabrizio De Andrè che ha come principali ingredienti il cibo e la straordinaria chitarra di Beppe Gambetta, un musicista genovese da annoverare tra i grandi protagonisti italiani della scena musicale internazionale. Chitarrista, cantante e compositore, Gambetta ha diviso la sua vita artistica a cavallo tra Europa e America – dove da alcuni anni risiede, nel New Jersey – ma è rimasto legato alla sua Genova e all’Italia, dove continua a proporre eventi importanti, ispirati da più di trent’anni di vita ‘on the road’ tra le culture delle due sponde dell’oceano.

“Oudu de ma mesciou de persa legia” è un progetto nato a suo tempo per l’Expo 2015 di Milano, dedicato al Golfo Paradiso e alle sue straordinarie tradizioni culinarie. Il punto di partenza richiamato dal titolo è stato il testo della canzone “A Cimma”: un’ode alla poesia nella gestualità, nelle formule magiche, nei profumi e nei segreti delle erbe selvatiche della cucina popolare ligure.

Cercando tra i versi di De Andrè, Gambetta ha scoperto e selezionato un intero repertorio in cui il cibo evoca significati diversi, carichi di simbolismo e di storia: si va dai profumi delle osterie della città vecchia, al brodo di farro dei galeotti e ai gatti mangiati per fame durante l’assedio di Genova. Si canta anche di cibo in senso biblico, oppure erotico, e si trovano tante altre metafore, come quella della vecchiaia che ti pesta nel mortaio o la critica al capitalismo nel menù in tedesco “maccheronico” del finale di “Novecento”. 

Il filo dell’orizzonte come sfida e irresistibile richiamo, Beppe Gambetta ha fatto del viaggio un’arte, componendo il suo personale mosaico di suoni e sapori. Virtuoso dello stile acustico, consacrato, ormai, a livello internazionale, autore di undici dischi, libri e video didattici, un DVD “live”, Gambetta è oggi considerato dagli stessi maestri americani un loro pari, degno continuatore di una tradizione musicale sempre viva e rinnovantesi.

Di casa negli States, una fama consolidata grazie alle numerose tournées, alle partecipazioni ai più prestigiosi festival, dal Walnut Valley Festival di Winfield in Kansas al Merlefest di Wilkesboro in North Carolina, da quello di Chico in California ai Festivals canadesi di Edmonton e Winnipeg, e all’attività didattica nell’ambito di seguitissimi workshop – uno su tutti: lo Steve Kaufman Flatpicking Camp di Maryville nel Tennessee – Gambetta nel corso della sua carriera ha avuto l’opportunità di suonare con i più grandi artisti della scena folk internazionale, quali, per citarne alcuni, Doc Watson, Tony Trischka, Gene Parsons, Norman Blake, David Grisman. E, naturalmente, Dan Crary, Tony McManus e Don Ross, membri con Beppe dei Men of Steel, il fantastico quartetto chitarristico che più cosmopolita non si può – Usa, Scozia, Canada, Italia sono infatti le nazioni di provenienza di questi “fab four” delle sei corde – e che ha mietuto unanimi consensi di pubblico e critica in tutto il mondo.

L’America nel cuore, le radici tra il sole e gli ulivi del Mediterraneo, è con estrema naturalezza che Gambetta riesce a saldare le sponde dei due continenti, creando una “koiné” musicale in cui “roots music” e tradizione ligure, canti dell’emigrazione e ballate popolari, moderne chitarre acustiche e antiche chitarre-arpa non solo coesistono ma vanno ad interagire, intrecciando un fitto dialogo ignaro di ogni rigida classificazione. 

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Stefano Pezzini

Vecchio cronista alla Stampa, mai saggio…