Carmen Spigno, pittrice con terre e resine naturali, e i “Processi evolutivi”

“Processi evolutivi” è la mostra personale di Carmen Spigno che si terrà nella Galleria DogmArt di Albenga, in via Giuseppe Cottalasso, 4, nel centro storico della città ingauna (in prossimità di piazza San Domenico), visitabile dal 18 giugno al 16 luglio dalle ore 16.00 alle 18.30 di giovedì, venerdì e sabato.
L’inaugurazione avrà luogo nella galleria sabato 18 giugno 2016 alle ore 18.00.
L’allestimento e la curatela sono gestiti dal dr. Pierluigi Luise e la dr.ssa Francesca Bogliolo ha curato la presentazione critica.
Nella mostra saranno esposti gli ultimi lavori del 2016 e del 2015, inediti, ed altri “storici”.

Renaissance

“Renaissance”, terre e resine naturali su carta intelata – cm. 100 x 70

Info
DogmArt Gallery – 17031 Albenga (SV)
mail dogmartcollective@gmail.com
web www.dogmartgallery.com

L’artista
È noto che Carmen Spigno lavori da anni sia come pittrice sia come operatrice artistica, avendo fondato, fra l’altro, nel 1998 il Circolo Artistico-Culturale “Amici nell’Arte” noprofit insieme con l’olandese Rudolf Neervort Van de Poll ed il tedesco Carl Schoenfeld.
Nel suo lungo percorso artistico la pittrice ha raccolto una grande quantità di consensi ed apprezzamenti da parte di pubblico e critica.

Hanno scritto di lei critici e giornalisti del calibro di Walter Accigliaro, Luciano Caprile, Guido Folco, Ettore Cerruti, Ugo Ronfani, Clotilde Paternostro, Clizia Orlando, Patrizia Valdiserra, Francesco Gallea, Carlo Cormagi, Silvia Bottaro, Arnaldo Fontana, Nicola Davide Angerame, Claudio Almanzi, Francesca Bogliolo, Ferdinando Molteni, Massimo Boero, Barbara Testa, Stefano Pezzini, Mara Giovine Scavuzzo, Wolfgang Meixner, Patrizia Gioia, Gianni Daccomi, Aldo Ghidetti, Romano Strizioli, Eliana Miraglia, Stefano Picasso, Fabrizio Angeli, Simonetta Vandone ed altri.

Scrive Clotilde Paternostro, nota critica romana: “La mano lavora la zolla che posta al sole diviene pulita, sgranata dai residui; passata al setaccio si muta in polvere; mescolata poi, questa, alla resina degli alberi da frutta (collante perfetto), forma un amalgama denso, e la mano ancora lo plasma lasciando «impronte», e «tracce». Un quid panteistico e affascinante, mondo primigenio; la natura per la natura. […]
Tutto è imprevisto in questa pittura e di grande effetto; immediato è il pensiero che alla natura riporta; è la terra, la materia; e il giuoco delle combina−zioni improvvise dà luogo al segno di un interiore travaglio, molto ben esemplato, questo, nei lavori della Spigno. Sono, in realtà, lavori inquietanti e lusinghe di una serenità davvero inesistente in natura e così nell’uomo, dominatore della terra e del suo continuo divenire molto ben narrato in queste tele della pittrice «inconsapevole». Il colore le renderà poi fervide creature dell’immaginario collettivo e immaginifico.
Una interessante materia pittorica questa della Spigno, per soluzioni improvvise e attraenti volute alla solerzia di una pittrice inquieta dall’istintiva passionale adesione alla natura e alla vita.”