A Casa Jorn la ceramica sposa l’Ormeasco nel ricordo del ’68

Asger Jorn, il grande artista danese che dal 1954 operò e visse ad Albissola Marina, aveva un grande amore per l’arte, pittura e ceramica soprattutto, ma non disdegnava il vino rosso. Due forme di eccellenze liguri che, la ceramica e il vino, che oggi a Casa Jorn, l’abitazione del pittore danese diventata museo, si sposano per dare vita ad una operazione artistica che lega in maniera forte il territorio. In una moderna botte di gres realizzata dalla Clayver di Vado Ligure (il vino è stato per anni trasportato dentro otri e anfore di ceramica) sono stati messi ad affinare 250 litri di Ormeasco che la cantina Tenuta Maffone di Pieve di Teco produce con uve coltivate a Cosio d’Arroscia, proprio il borgo dove nel 1957 Jorg assieme a Pinot Gallizio, Guy Debord, Michèle Bernstein, Pegeen Guggenheim, Ralph Rumney e Walter Olmo andarono a trovare Piero Simondo, originario di Cosio, appena sposato con Elena, venne fondato il Situazionismo, il “papà del ‘68”. Un movimento artistico, certamente, ma annaffiato da tanto buon vino rosso. Ma vediamo da vicino il nuovo sposalizio tra arte e vino con il comunicato ufficiale dell’iniziativa e una piccola galleria fotografica.

 

L’Associazione Amici di Casa Jorn (che in convenzione con il Comune di Albissola Marina gestisce la Casa Museo Jorn, una delle sedi MuDA) ha lanciato un nuovo progetto di valorizzazione, promozione culturale e fundraising che lega ceramica e vino. Grazie anche al contributo del nuovo addetto marketing dell’associazione, il sommelier savonese Jacopo Fanciulli, l’iniziativa è nata dalla collaborazione con due aziende liguri: la vinicola Tenuta Maffone (Acquetico, frazione di Pieve di Teco, Imperia) e la ditta Clayver di Vado Ligure, specializzata nella produzione di botti in ceramica per l’affinamento del vino.

Una botte Clayver in gres, marchiata Casa Museo Jorn, è stata collocata in una delle cantine della casa di Jorn e riempita con 250 litri di vino rosso Ormeasco Superiore della Maffone.

La scelta del vino non è stata casuale, in quanto i vigneti sono situati nella Valle d’Arroscia dove, nel paese di Cosio, nel luglio 1957, venne fondata l’Internazionale Situazionista grazie ad Asger Jorn, Guy Debord, Piero Simondo e Pinot Gallizio. Il vino rimarrà in affinamento nella botte di ceramica (materiale caro a Jorn e specifico della tradizione artigiana albisolese) per almeno sei mesi, prima di essere trasformato in circa 300 bottiglie numerate, etichettate Cantina Jorn e destinate ad essere commercializzate al solo scopo di raccogliere fondi per la valorizzazione e il miglioramento della Casa Museo Jorn. L’etichetta sarà una riproduzione dell’originale realizzata in quattro colori da Jorn per la propria scorta di vino rosso, che l’amico e custode della casa Umberto Gambetta produceva per autoconsumo. Questo progetto nasce quindi sulla base delle forti relazioni culturali e ideologiche che intercorsero tra Jorn, il vino e la ceramica. Il Comune di Albissola Marina, nelle persone del sindaco Gianluca Nasuti e dell’assessore alla cultura e vicesindaco Nicoletta Negro, ha accolto positivamente l’iniziativa e manterrà i rapporti, già stretti, con il Museo Jorn di Silkeborg, fortemente interessato all’iniziativa del vino di Jorn.

La rete d’imprese di ceramisti Made in Albisola ha già iniziato a elaborare prototipi di brocche e bottiglie in ceramica da abbinare alla degustazione del vino di Jorn. Il direttore di Casa Jorn Luca Bochicchio sottolinea un ulteriore elemento positivo del progetto: “questa iniziativa non è straordinaria solo per il coinvolgimento di soggetti privati di altissimo valore professionale e umano nella vita del museo, ma anche perché grazie al posizionamento della botte, un ambiente poco noto e visitato dal pubblico, quale la cantina sotto allo studio di Jorn, è stata riordinata e allestita per essere fruibile dal pubblico accompagnato dallo staff del museo. La cantina, benché locale di servizio fin dai tempi di Jorn e Umberto, è infatti parte integrante della struttura artistica della casa e del giardino”.

 

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Stefano Pezzini
Vecchio cronista alla Stampa, mai saggio...