Cinque isole nel Mare di Liguria

Se volgi lo sguardo verso il mare dovresti, in teoria, vedere l’orizzonte. In Liguria non sempre è così, visto che dal suo mare azzurro spuntano ben cinque isole piene di fascino, storia, leggende, natura.


L’ISOLA PALMARIA, TINO E TINETTO

L’isola Palmaria è all’estremità occidentale del Golfo della Spezia ed è la più estesa delle cinque isole liguri. Posta di fronte al borgo di Porto Venere, da cui è separata da uno stretto braccio di mare detto Le bocche, è parte di un arcipelago costituito anche dalle isole del Tino e del Tinetto. Tanti i motivi di interesse come la Grotta Azzurra, visitabile in barca, e la Grotta dei Colombi, che si può raggiungere solo calandosi con delle corde. Quest’ultima in particolare si è rivelata molto importante nello studio delle vicende storiche del Golfo, in quanto al suo interno sono state ritrovate ossa fossili di animali pleistocenici, quali il camoscio e il gufo delle nevi, ma soprattutto resti di sepolture umane, che attestano la presenza dell’uomo ad almeno cinquemila anni fa.

Sulla sommità insiste il forte Conte di Cavour (o forte Palmaria) , la torre corazzata Umberto I – che aveva in dotazione due cannoni Krupp da 400 mm, ossia con il più alto calibro per l’epoca –, adibita nel secondo dopoguerra a carcere militare e da pochi anni ristrutturato e i resti della batteria Albini; sparsi nell’intero territorio dell’isola, svariati bunker risalenti alla Seconda guerra mondiale e resti di postazioni d’artiglieria costiera e contraerea. Nella parte meridionale dell’isola è visibile una cava abbandonata, utilizzata un tempo per l’estrazione del pregiato marmo nero con striature dorate detto portoro.  La flora della Palmaria è composta da circa 500 specie. La vegetazione originale, che doveva essere costituita prevalentemente dalla macchia mediterranea e dal bosco di leccio, è stata modificata per cause antropiche quali il fuoco, l’agricoltura, introduzione di piante e animali alloctoni (platani, palme e conigli). Sull’isola si trovano alcune delle maggiori emergenze faunistiche rettili, quali il tarantolino Phyllodactylus europaeus, il più piccolo dei gechi europei, facilmente riconoscibile per l’assenza di tubercoli sul lato dorsale. Oltre che sulle isole del Tino e del Tinetto questo geconide è presente in pochissimi altri siti liguri. 

Alla fine degli anni sessanta la popolazione della città della Spezia si trovò ad affrontare una curiosa emergenza dovuta alla presenza in città di un numero sconsiderato di gatti. Dopo alcuni mesi questi felini si resero protagonisti di vere e proprie aggressioni alle persone, tanto da indurre la popolazione a chiedere provvedimenti all’allora amministrazione. L’idea fu quella di catturare i gatti e portarli sull’isola Palmaria. Così fu fatto, ma l’incredibile conclusione della vicenda fu che dopo alcuni giorni la città fu nuovamente invasa dai gatti, chiamati per l’appunto i “gatti della Palmaria”. Dopo poco tempo i gatti sparirono dalla città. L’isola ha ospitato il set cinematografico del film I cannoni di Navarone, facendo da cornice alla scena finale del film.

 

TINO E TINETTO

L’isola del Tino può essere considerata, fra le tre isole del Golfo, come quella “intermedia”, sia come dimensioni, sia come posizione.

A Nord infatti troviamo l’isola Palmaria, la più estesa, mentre a Sud vi è l’isolotto del Tinetto, di dimensioni più ridotte.  

 

GALLINARA

Davanti ad Albenga e Alassio (territorialmente dipende da Albenga) c’è l’Isola Gallinara che prende il nome dalle galline selvatiche che la popolavano in passato, come riportano Catone e Varrone. Fu il rifugio di san Martino di Tours verso la fine del IV secolo e di un monastero fondato dai monaci colombaniani di San Colombano di Bobbio in epoca longobarda e successivamente passato ai monaci benedettini, che venne venduto in seguito, nel 1842, a privati. Nei fondali circostanti l’isola sono stati trovati vari relitti e manufatti, risalenti in alcuni casi al V secolo a.C. e identificati come provenienti dalla zona di Marsiglia, per via dei commerci avvenuti in passato. Sull’isola sono presenti due gallerie scavate dai prigionieri di guerra quando l’isola venne occupata dai tedeschi durante la seconda guerra mondiale. L’isola ospita quasi 300 entità floristiche, tra cui una specie endemica esclusiva della Liguria occidentale, la Campanula del savonese (Campanula sabatia De Not.). Si rinviene su tutta la costa tra Bergeggi e il confine con la Francia ed è  l’unica specie vegetale ligure di  interesse prioritario per l’Europa.Sui fondali è frequente l’osservazione di esemplari di buone dimensioni di cernie, murene, polpi e scorfani, e verso i 30 metri di profondità, di spugne anche di grosse dimensioni.

 

 

BERGEGGI

L’isola di Bergeggi presenta segni di insediamento di popolazioni liguri risalenti a epoca pre-romana. Sulla sommità vi è situata una torre di avvistamento a base circolare e i resti di una chiesa del IV secolo dedicata al santo di origine africana Eugenio. Una leggenda, popolare tra gli abitanti del vicino comune di Noli, narra che l’isola stessa sia arrivata di fronte alla costa ligure “traghettando” su di sé i santi Eugenio e Vendemiale che fuggivano dalle persecuzioni dei Vandali. Sant’Eugenio era il vescovo di Cartagine e rimase sull’isola fino alla sua morte mentre Vendemiale ripartì per la Corsica. Le spoglie di sant’Eugenio vennero traslate a Noli dove divenne il patrono della città. La leggenda vuole che alcuni anni dopo le spoglie del santo sarebbero ritornate da sole sullisola. Nel 992 il vescovo di Savona fece costruire sull’isola un monastero, sempre in onore del santo, che fu donato ai monaci di Lerino, perché ne custodissero i resti mortali. Il rudere di questo monastero è tuttora visibile. Durante il medioevo, un’altra torre di avvistamento (a base quadrata) venne costruita sui resti di quella romana.

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Stefano Pezzini

Vecchio cronista alla Stampa, mai saggio…