Da Cisano il chinotto di Savona chiede un riconoscimento europeo

E’ stato un pomeriggio particolare, antico, se vogliamo, così come è antico il chinotto di Savona, presidio Slow Food, agrume affascinante perchè, come ha spiegato Marco Abaton, presidente e anima de Il chinotto nella Rete: “E’ come il brutto anatroccolo. Impossibile da mangiare appena colto dall’albero, regale se lavorato. E, soprattutto, capace di mille trasformazioni”. Una sorta di “lectio magistralis” avvenuta, davanti a moltissime persone, ai Vivai Montina di Cisano sul Neva.

“Da un piccolo agrume nasce una grande eccellenza”, era il titolo della giornata, non un convegno, piuttosto un incontro per promuovere (se mai ce ne fosse bisogno) il chinotto di Savona. Rendiamo merito (se lo merita, e scusate il bisticcio di parole) a Wilma Pennino che, assessore al Turismo del Comune di Savona poco più di un decennio fa, ebbe l’intuizione di valorizzare il chinotto, sino ad allora considerato un agrume che “viveva” in artistiche bottiglie, affogato in Maraschino o soffocato da zucchero come candito. Qualche cosa di antico, come i bicchierini da rosolio delle nonne, buoni solo per essere messi in mostra in una antica credenza.

“Oggi il chinotto ha un suo fascino, antico, non c’è dubbio, ma capace di attirare i giovani. Quando andiamo alle manifestazioni internazionali sono gli stessi espositori di altre nazioni a venire a chiederci informazioni”, racconta Marco Abaton, entusiasta ambasciatore dell’agrume savonese (ma oggi viene coltivato da Varazze ad Albenga). Un agrume eclettico, capace di diventare un goloso cioccolatino, una splendida marmellata, un miele sopraffino, una birra di gusto, una bibita dissetante, un profumo (sarebbe meglio dire dei profumi, viste le fragranze che vengono prodotte con foglie, bucce, fiori), un condimento in un infuso con olio extravergine e chissà quant’altro ancora.

Paola Rigotto e Daniela Andreis, la “quota rosa” dei Vivai Montina, hanno creduto da subito al progetto di recupero e valorizzazione del chinotto di Savona (diverso da quello che cresce in altre zone d’Italia): “Abbiamo clienti che stanno impiantando chinotti nel Savonese, ma anche nell’Albenganese. Dopo anni di oblio la coltivazione del chinotto, degli agrumi liguri più in generale, sta conoscendo un nuovo entusiasmo”, raccontano. Abaton conferma e rilancia: “Dobbiamo cercare di sviluppare questa coltivazione. Il rischio è che la domanda di chinotto di Savona, in forte crescita, non possa essere soddisfatta. E a quel punto potrebbero inserirsi altre zone con prodotti di qualità inferiore. Dobbiamo batterci per un riconoscimento di qualità, De.Co., Igp, qualsiasi cosa basta che sia un punto di partenza per valorizzare e tutelare un prodotto di altissima qualità e di grandi prospettive”.

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Stefano Pezzini
Vecchio cronista alla Stampa, mai saggio...