Con il Cai alla Croce di Arnasco

Giovedì 17 novembre per Loano non solo mare, iniziativa curata dalla Sezione Loanese del C.A.I. passeggiata alla Croce di Arnasco (m 646) lungo un itinerario ad anello. I partecipanti alle passeggiate si troveranno alle 8.30, possibilmente con auto propria, in piazza Valerga a Loano. “La partenza dell’escursione – spiega Beppe Peretti, accompagnatore di escursionismo del CAI di Loano – sarà da Menosio di Arnasco. Da qui si salirà per un sentiero, fra prati e macchia mediterranea, alla Torre di Davì, una caratteristica costruzione conica in pietra a secco (un po’ sul tipo delle caselle ma ben più alta e complessa), risalente al XVIII secolo. Poi la camminata proseguirà lungo la salita che raggiunge la piccola croce di cresta, denominata Croce di Arnasco. La discesa (sempre su sentiero) offrirà una eccezionale vista panoramica sulla cresta che degrada verso la piana d’Albenga e sul mare retrostante. Il sentiero entrerà poi in un’ampia sterrata che ci porterà all’ottocentesco forte di Rocca Liverna, struttura che fa parte del sistema difensivo realizzato nei primi anni dell’unità nazionale. Da Rocca Liverna attraverso un tranquillo stradello sterrato si ritornerà a Menosio”. Le passeggiate è gratuita. È obbligatoria l’assicurazione infortuni che per chi non è socio CAI è di 5 euro.
QUesta la storia del forte secondo il sito della Regione Cultura in Liguria: Verso la fine dell’Ottocento, tra il 1881 e il 1897, il governo italiano decide la costruzione dell’imponente complesso di fortificazioni di Rocca Liverna o Ríverna, costituito da due forti, uno superiore e uno inferiore, posti sulla sommita della Rocca omonima (su cui si trovavano gli ultimi resti dell’antico castello di Rivernaro che vennero demoliti), nell’ambito dei più vasto complesso di fortificazioni (del cosiddetto Sbarramento di Zuccarello), volto a sbarrare la principale strada per il Piemonte ad eventuali invasori sbarcati in Albenga. Le batterie di artiglieria piazzate nel forte inferiore controllavano sia il mare ed un vasto tratto di costa antistante la citta, sia la stessa citta di Albenga e tutta la sua piana, sia l’intero retrostante sistema degli imbocchi vallivi del Neva, dei Pennavaire e dell’Arroscia, e relativo sistema viario, che consentivano l’accesso stradale al Piemonte. Cio ha comportato la presenza in loco di un gran numero di genieri e di numerose maestranze civili più o meno specializzate (mastro murari, scalpellini, cavapietre e semplici operai) necessarie alla costruzione dei forti stessi e del relativo sistema della viabilita militare, e via via la presenza di un numero crescente di militari, ufficiali, sottufficiali e soldati, che hanno contribuito non poco allo sviluppo economico e demografico locale.

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Stefano Pezzini

Vecchio cronista alla Stampa, mai saggio…