Da Gulliarte omaggio ad Antonio Agostani e alla sua Savonesità

Gulliarte prosegue le mostre programmate per il 2017, sviluppando il progetto espositivo intitolato “Echi del Novecento” con un omaggio all’arte di Antonio Agostani. La mostra apre i battenti sabato 25 marzo alle 18 in corso Italia, con la presentazione di Maria Teresa Castellana. Gulliarte è una galleria che riesce a muoversi agilmente fra tradizione e nuove proposte, attenta a non tralasciare l’eredità artistica del Novecento, quanto propensa ad invitare il pubblico alla conoscenza di nomi emergenti ed espressioni innovative, dalla pittura alla ceramica, stimolanti per un collezionista curioso.
Agostani appartiene alla “parete della savonesità” quando per “savonesità” si intende al moto di affezione che ci lega ai pittori protagonisti dei fervori artistici ascrivibili a quel periodo del Primo Novecento, quando Savona diventa fecondo crogiolo di talenti. 

Si può perfino visualizzare tale parete, dove in posizione centrale si trova il Peluzzi contornato da tutti quei nomi che ci suonano familiari e che generazione dopo generazione fanno ancora “presenza” per chi guarda la pittura anche con il desiderio di ritrovare tempi e luoghi appartenenti alla memoria della Città. 

Gulliarte è una galleria che riesce a muoversi agilmente fra tradizione e nuove proposte, attenta a non tralasciare l’eredità artistica del Novecento, quanto propensa ad invitare il pubblico alla conoscenza di nomi emergenti ed espressioni innovative, dalla pittura alla ceramica, stimolanti per un collezionista curioso. 

Ciò che propone la Galleria con l’omaggio ai “nostri” artisti del XX Secolo è anche l’invito ad una rilettura delle loro opere con la sensibilità di uno sguardo contemporaneo.

Dalla “parete della savonesità” Antonella Gulli ha idealmente staccato Antonio Agostani e lo ha portato in galleria. Per il pubblico che ne conosce il percorso sulla tela è motivo, appunto, per rendere omaggio ad una “persona cara”, per i visitatori che ne fanno la conoscenza è occasione per vedere una buona pittura, onesta, sincera, nata per predisposizione naturale e condotta, lungo tutta una vita, per autentica vocazione immune da influenze estranee alla declinazione pittorica secondo “lo stile Agostani”.  

Rare sono le concessioni alla tavolozza che l’artista si concede dipingendo qualche paesaggio cromaticamente acceso; il pennello preferisce intingersi nella neve o nel verde freddo del mare immobile nella darsena.

La pittura di Antonio Agostani è una sorta di “fede laica” che l’artista manifesta con il trasporto e l’attenzione verso il mondo degli “ultimi” ai quali il pittore conferisce dignità, elevandoli a protagonisti della propria narrazione pittorica. Una narrazione che guarda alla drammaticità della vita attraverso l’espressione della miseria, dell’emarginazione, della solitudine, della mestizia, della consunzione di corpo e anima. Fino alle tenebre. Esistenze allo sbando, umiliate dall’occhiataccia del carabiniere, la cui alta uniforme con pennacchio sul cappello esprime, amplificandolo, il disprezzo della comunità dei cittadini “per bene” verso lo scarto dell’umanità che attraversa vicoli bui e vuote strade di periferia. I personaggi di Agostani sono figure sfocate, smangiate, svergolate in un cromatismo secco e scabro che privilegia i grigi. La figura non è mai definita, appare priva di dettagli; la sua forza sta nella potenza espressiva con la quale personifica una condizione al margine del mondo dei vivi. Ma io vorrei discostarmi dalla “celebrata tragicità” dell’opera di Agostani. Allora la smorfia del dolore appare sardonica e le facce scavate come teschi possono essere lette non come un delirio, ma come derisione nei confronti tanto della vita quanto della morte. Così è il grottesco a focalizzare l’attenzione. 

Oltre alla selezione di figure anzi figuri, la mostra divisa in due settori, riserva un ampio spazio ai paesaggi che Agostani frequentò con parsimonia, ma con mano efficace. Rare sono le concessioni alla tavolozza che l’artista esplora dipingendo qualche veduta cromaticamente accesa. Il pennello preferisce intingersi nella neve che non riverbera lucentezza, ma risulta quasi “pietrificata”. Il mare di Agostani ha gli occhi freddi. Occhi che ancora sanno parlarci. A saperli ascoltare, perfino con tenerezza.

About the Author

Stefano Pezzini

Vecchio cronista alla Stampa, mai saggio…