Duecento aziende liguri in festa per i 40 anni di Viticoltori ingauni

Quarant’anni e non sentirli. Era il 1976, infatti, e si cominciava appena a parlare di Doc per il Pigato e il Rossese di Campochiesa. Chi frequentava la Piana e l’entroterra sapeva che, ad una offerta di un bicchiere di vino, Pigato o Nostralino, il rischio era alto: solfiti, zucchero, bruciore di stomaco. Erano veramente pochi i contadini (il vino non era ancora quel must di oggi ma, quasi, un alimento) che sapevano vinificare bene. Certo, qualche cantina produceva Pigato per la vendita ma la cultura del vino era decisamente indietro. Fu allora che 13 agricoltori, che sino ad allora facevano vino, come tutti nella Piana di Albenga, per autoconsumo, si unirono in cooperativa. Era nata la coop Viticoltori Ingauni. Dalla prima sede in piazza Nenni ad Albenga presto la cooperativa si spostò a Ortovero, nell’attuale sede di via Roma dove, accanto alla cantina, c’è spazio per il punto vendita e degustazione.

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Massimo Enrico è il presidente della cooperativa: «Negli anni il numero dei soci è andato gradatamente aumentando con conseguente incremento delle quantità e delle tipologie di uve vinificate. Oltre al Pigato si fanno sempre più strada gli altri vitigni della nostra riviera di ponente, il Vermentino, il Rossese detto di Campochiesa, l’Ormeasco di Pornassio nelle sue varianti più conosciute quali il tradizionale, il Superiore e lo Sciac-tra, e la Lumassina mossa. E poi la Granaccia, gli spumanti, le grappe. La Cooperativa ad oggi conta 198 soci iscritti, che sono distribuiti su un territorio della Riviera Ligure di Ponente che và dal Finalese, all’Albenganese fino al territorio di Diano Marina, mentre l’entroterra riguarda in parte la Valle del Lerrone e soprattutto la Valle Arroscia risalendo da Albenga fino al comune di Pornassio passando per Ortovero».

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La Viticoltori Ingauni non ha terreni nè di proprietà nè in affitto, tutta la produzione deriva da uve conferite dai soci, che hanno le aziende su un territorio molto vasto con terroir altrettanto vario, permettendo così di beneficiare delle caratteristiche migliori delle uve provenienti dalle varie zone.
I numeri oggi, anno del quarantesimo compleanno, sono importanti. «Attualmente vengono vinificati all’anno circa 4500/4700 q.li di uve di cui il Pigato costituisce circa il 58% il Vermentino circa il 18% l’Ormeasco di Pornasio nelle varie tipologie circa il 10% il Rossese circa il 7% la Lumassina e i vini IGP e da Tavola il restante 7%», spiega ancora Enrico. Numerosi, nel corso degli anni, i riconoscimenti. I vini della cooperativa sono stati premiati più volte allla Douja d’Or di Asti (anni 1994-1995-2003-2005-2006-2009-2010-2011), alla rassegna vinicola di Andora, e ha ottenuto il premio Gran medaglia d’argento di Cangrande conferita al Vinitaly di Verona. La produzione attuale vede la cooperativa impegnata sia nella vendita in bottiglia sia con linee per la ristorazione.

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«Sono particolarmente soddisfatto perché anche quest’anno le previsioni economiche sono buone, Significa che oltre a pagare le uve, come abbiamo sempre fatto, si potranno distribuire utili ai soci»: Massimo Enrico, presidente dei Viticoltori ingauni, è fiero anche di un altro aspetto della cooperativa: «Sì, riusciremo ad avere altri certificati di qualità. Accanto ai premi, ai riconoscimenti nelle guide, significa che il lavoro che facciamo è positivo». Lo dicono i numeri: fatturato da 900 mila euro e 300 mila bottiglie vendute. La coop, non lo nasconde, si ispira ai colleghi del Trentino, tra i migliori in Italia sia per la qualità che per la commercializzazione.
Non ci saranno manifestazioni eclatanti per i 40 anni ma sarà un anno dedicato al prodotto. Unica concessione: una bottiglia celebrativa che conterrà un grande vino. Accanto alla bottiglia celebrativa ci sarà un marchio dei 40 anni, un logo presentato ufficialmente nei giorni scorsi al Vinitaly e che caratterizzerà tutto l’anno e tutte le iniziative promozionali.

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Stefano Pezzini

Vecchio cronista alla Stampa, mai saggio…