Festa dei Tecci e battiture delle castagne secche a Murialdo 

Domenica 12 novembre a Murialdo, in Borgata Isoletta, Festa dei Tecci e battitura della castagna secca con esposizione di prodotti artigianali e agroalimentari della zona. La festa comincia alle 11 con un incontro dal titolo Birra, castagne e…le eccellenze di un territorio da scoprire con interventi dei patron del birrificio Scarampola, dello scrittore Andrea Carpi e di Luca Maragliano, giornalista de La Stampa. Alle 12 apertura degli stand gastronomici e, alle 14, tradizionale battitura della castagna di Murialdo e Calizzano (presidio Slow Food).
Ed ecco come descrive Slow Food la tradizione:

In Val Bormida sopravvive un’antica tecnica un tempo diffusa in tutto l’arco appenninico ligure e nelle valli piemontesi: l’essiccatura delle castagne nei “tecci”. I seccatoi, o tecci, sono piccole costruzioni in pietra di un solo locale con il tetto di scandole. All’interno, all’altezza di due o tre metri da terra, un soffitto di graticci in legno, la graia, permette al calore e al fumo di raggiungere le castagne. Ancora oggi, nei castagneti dell’Alta Valle Bormida, si trovano tecci attivi nascosti fra alberi secolari. Dopo la raccolta, le castagne, prevalentemente della varietà Gabbina (o Gabbiana), si pongono sui soffitti a graticcio, sopra un fuoco basso e costante alimentato dalla potatura dei castagni o dalla pula. A mano a mano che procede la raccolta, gli strati aumentano: in totale l’affumicatura si protrae per due mesi circa. Al termine delle varie fasi di raccolta, le castagne si girano, portando quelle inferiori allo strato superiore per rendere uniforme l’affumicatura. Dopo questa operazione, detta “girata”, le castagne sono esposte al fumo ancora per cinque, dieci giorni e poi battute per eliminare la scorza. Usando le castagne essiccate, a Natale, con i frutti più grandi e belli, si preparano tradizionalmente le viette: la ricetta prevede di lessare le castagne secche per cinque ore in una pentola con un peso sopra che le mantenga sempre completamente sommerse dall’acqua. Particolarmente dolci, hanno un sapore che ricorda la frutta candita.


Ma com’è quest’anno la stagione delle castagne? Un calo del 40 per cento nella produzione di castagne ligure ma, questa volta, la colpa non è del cinipede, il temibile parassita che, attorno al 2008, ha invaso i castagneti liguri e messo in ginocchio la raccolta delle castagne e la loro trasformazione (oggi debellato grazie alla lotta integrata). Il calo, nella stagione 2017, è (come per olio e vino) della siccità che ha colpito la Liguria. “Di contro c’è da dire che la qualità è eccelsa”, spiega Federico Santamaria, titolare di un laboratorio per la lavorazione artigianali di castagne, funghi e prodotti del sottobosco a Calizzano. I numeri, nelle province di Imperia e Savona, sono comunque in crescita contando che la raccolta di castagne, per colpa del cinipide, è stata azzerata per quasi un decennio. “Con l’intervento della Regione, della Camera di commercio e del Cersaa di Albenga, si è potuto incidere fortemente sulla ripresa del castagno, anche se sarà necessario attendere ancora un po’ di tempo, prima di rivedere gli abbondanti raccolti di castagne di una volta. I nostri alberi stanno per vincere una battaglia molto importante, con le castagne pronte a ritornare in quantità sul mercato. L’anno scorso l’incremento della produzione, all’anno precedente, è stato del 20% con un’ottima qualità del prodotto”, commenta Gerolamo Calleri, presidente regionale della Coldiretti. E aggiunge: “L’importante, però, è che la tendenza si sia invertita e che si assista ad una costante ripresa”. “Dobbiamo ricordare che le castagne sono state alla base dell’alimentazione della Liguria dell’entroterra. Sviluppare questo settore, come si sta facendo, non è solo un fatto economico per il rilancio delle zone montane ma anche un momento di recupero di cultura”, dice ancora Calleri. Quello che era successo a Calizzano con la creazione di una cooperativa che, prima del cinepide, aveva raggiunto i 35 soci e 300 mila euro di giro d’affari. “Oggi restano 5 produttori e 5 trasformatori all’interno del Presidio Slow Food, anche se molti producono senza il sigillo della chiocciola. Il punto è che la castagna dei tecci, che ha un buon valore economico, amplifica le sue potenzialità se lavorata come confettura, come farina per biscotti e paste, come ingrediente per la birra. Come per tutti i prodotti liguri bisogna farli conoscere e promuoverli”.

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Stefano Pezzini

Vecchio cronista alla Stampa, mai saggio…