Fiat 500, il raduno di Garlenda dedicato al Giappone

E’ un amore che inizia da lontano quello tra il Giappone e la Fiat 500. Basti pensare che, nei primi Anni ’90, bisarche intere cariche di Fiat 500 di seconda e tera mano si imbarcavano per essere rivendute nel paese del Sol Levante. Del resto era il 1979 quando Hayao Miyazaki, maestro del fumetto d’animazione giapponese, metteva il ladro gentiluomo Lupin III, nato dalla penna di Monkey Punch, a bordo di una 500 gialla per il film “Il Castello di Cagliostro”, creando una delle scene di inseguimento in auto più emozionanti della storia del cinema. Non, oltre a Garlenda, infatti, l’unico altro museo dedicato alla Fiat 500 è Nagoya, esiste l’unico altro museo dedicato al cinquino. E sin dalle sue origini. Senza contare che il Fiat 500 Club Italia, grazie ai due fiduciari, Andrea Fortunato e Seiro Itoh, ha da sempre contatti e rapporti con il Sol Levante. Il Meeting Internazionale di Garlenda è stato spesso occasione di visita per i fan dell’Estremo Oriente. Si ricorda addirittura la partecipazione di una coppia di sposini! Persino la rivista del Club ha realizzato una sua versione speciale in giapponese, con un numero rimasto nella storia.Per questo il Fiat 500 Club Italia ha scelto per il Meeting 2016, che si svolgerà da venerdì 1 a domenica 3 luglio (a proposito, da oggi ogni giorni ci sarà un post) proprio il Giappone. Nel Castello della Lengueglia Costa del Carretto saranno visitabili le mostre “Giappone Ancestrale” a cura di Giuliano Arnaldi della fondazione Tribale Globale e “About Kintsugi” a cura dell’Associazione Culturale “Collettivo ZeroVolume” di Imperia. Due “finestre” culturali, con performance artistiche, laboratori per bambini ed adulti e momenti di approfondimento di grande spessore.

Anche una delle sculture del 500 Pop Park (realizzate con parti di carrozzieria di cinquino dalla ditta Con Stile in collaborazione con il disegnatore del gruppo FCA, il torinese Antonio Erario) è dedicata al Giappone: una simpatica bambolina “Kokeshi”. Le sculture sono all’ingresso del paese.

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Stefano Pezzini

Vecchio cronista alla Stampa, mai saggio…