Gallesio, l’avvocato che studiava le piante

Non è stato solo uno dei più grandi scienziati europei di sempre ma, con la sua opera, ha messo dei punti fissi sulla botanica e sulla genetica. Il finalese Giorgio Gallesio, ora ricordato dal Circolo degli Inquieti con un riconoscimento che premia giardini e architetti del verde, è un vanto per la nostra regione. Anche perchè, assieme all’attività scientifica, è stato un ottimo funzionario dello Stato. Questa, secondo Wikipedia, la sua biografia.

Giorgio Gallesio (Finalborgo, 23 maggio 1772 – Firenze, 30 novembre 1839) è stato un dirigente pubblico e botanico italiano. È sepolto tra gli uomini illustri nel chiostro della Basilica di Santa Croce in Firenze. Intrapresi gli studi giuridici, nel 1793 conseguì la laurea in giurisprudenza presso l’Università di Pavia e, più per tradizione familiare che per vocazione, affrontò la carriera in magistratura. Gli anni a cavallo del XVIII e del XIX secolo furono da Gallesio dedicati alla gestione della sua importante azienda agricola, attività che svolse con inconsueta e innovativa imprenditorialità senza peraltro trascurare i suoi interessi culturali, scientifici e letterari.
Nel primo Ottocento entrò nella carriera amministrativa napoleonica e, il 24 gennaio 1811, ottenne la prestigiosa carica di sottoprefetto prima a Savona, capoluogo del Dipartimento di Montenotte, e poi a Pontremoli, nel Dipartimento degli Appennini.
Caduto Napoleone, Gallesio fu richiamato dal Governo dell’effimera Repubblica di Genova e fu nominato rappresentante della Riviera di Ponente e membro della Commissione di Legislazione istituita per riformare l’antica Costituzione ligure del 1576. Nel 1814 – 1815 partecipò al Congresso di Vienna in veste di segretario della Legazione genovese, al seguito del Ministro plenipotenziario marchese Antonio Brignole Sale. Dopo l’annessione della Liguria al Regno di Sardegna entrò nell’amministrazione sabauda e, nel 1816, divenne Commissario di Leva a Savona, carica che ricoprì, senza alcun entusiasmo e anzi con malcelata riluttanza, fino al 1823, anno in cui chiese ed ottenne il pensionamento. Re Carlo Felice il 31 marzo 1828 promulgò una Regia patente con la quale gli veniva riconosciuto il titolo e la dignità comitale trasmissibile ai suoi discendenti. Nello stesso anno Giovanni Battista, unico figlio di Giorgio Gallesio, sposò la contessina Pellina, unica figlia del conte Ferdinando Piuma di Prasco, console generale di Marina degli Stati Sardi.
Il sopravvenuto rapporto di parentela favorì le occasioni di presenza di Giorgio Gallesio nel castello del consuocero, in un secondo tempo si giunse alla decisione della unione araldica dei due casati: infatti i figli di Giovanni Battista e i loro discendenti, con Regia Patente di re Carlo Alberto, ottennero l’autorizzazione ad aggiungere al cognome di famiglia quello del proprio avo materno assumendo il cognome “Gallesio-Piuma di Prasco”. La naturale propensione a dedicare la sua attenzione a problemi di interesse generale, le cariche pubbliche e i relativi impegni assunti non impedirono tuttavia di coltivare i suoi prediletti interessi scientifici, indirizzati prevalentemente nel campo della Pomologia, e di dedicarsi agli studi della fisiologia vegetale, della genetica applicata alla botanica, e della tassonomia frutticola. La sua maggiore opera fu soprattutto, la Pomona Italiana, frutto di un’impresa editoriale senza precedenti per l’Italia, all’epoca politicamente travagliato e diviso, pubblicato in un arco di tempo di 22 anni, iniziato nel 1817 e conclusosi, quasi a completamento, con la morte di Gallesio avvenuta nel 1839.

La Pomona Italiana è indubbiamente l’opera che ha dato a Gallesio notorietà ed ampi consensi nella cultura europea della sua epoca. La Pomona Italiana è la unione delle rappresentazioni (disegni) a colori ed a piena pagina dei frutti italiani distinti per varietà, con le descrizioni delle caratteristiche dei frutti, e degli alberi fruttiferi che li producono, la diffusione, l’origine, l’ambiente vitale. Il successo è dovuto intanto alla oggettiva bellezza e completezza dell’opera, voluta puntigliosamente dal Gallesio ed ottenuta da una accurata scelta e preparazione di artisti che lavorarono ad essa, combinando per sua parte l’accurata preparazione dei testi della completa descrizione. Gallesio annotò tutti i passi del miglioramento qualitativo ottenuto con il suo attento controllo che il risultato delle immagini fosse quanto più possibile corrispondente al reale.

Fu allegata alla lussuosa edizione iconografica e descrittiva anche una parte scientifica, molto meno appariscente ma di notevole valenza di merito, ora molto utile a documentare lo stato della cultura botanica del tempo, e la posizione personale in tale cultura del Gallesio nel particolare momento storico del passaggio dalla nominazione tassonomica botanica tradizionale preesistente, alla linneana.

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Stefano Pezzini

Vecchio cronista alla Stampa, mai saggio…