Genova, due mostre a Palazzo Stella con Satura

S’inaugura sabato 25 marzo 2017 alle 17 nelle suggestive sale di Palazzo Stella a Genova, la mostra personale “The way of beauty” di Lorenzo Castello a cura di Flavia Motolese. La mostra resterà aperta fino al 5 aprile 2017 con orario 15 – 19 dal martedì al sabato.
È difficile specializzarsi nel ritratto, nell’era un po’ fredda del digitale, dove tutto è esattamente come deve apparire e spesso persino le emozioni finiscono per sembrare sintetiche. Lorenzo Castello riprende una forma d’arte antica, capace di immortalare volti e corpi, raccontando il presente lasciando che la coscienza ripeschi elementi del passato. Ciascun individuo diventa allora parte di una storia – microscopica e personale, oppure fatta di grandi eventi – e l’espressione di un attimo nasce dalla somma delle esperienze. Gli sguardi saranno sempre piccoli punti di luce che svelano un segreto: la speranza e l’orgoglio della giovinezza, il calore e la sensualità, la disperazione e l’amarezza di una vita. I contorni si stemperano in un vago tremolio, i soggetti sembrano tutt’uno con una vaga natura suggerita e i sentimenti si diluiscono nell’eleganza luminosa di una tecnica impressionista, basata su pennellate rapide e colori liquidi che spesso s’inabissano nei toni del blu e persino la pelle nuda si trasforma in specchio dell’anima. Le estati splendenti di Renoir e di Berthe Morisot si traducono nella calma di un blu introspettivo fino a sfiorare il realismo fotografico: un quadro non è una mera descrizione, è piuttosto come un fermo-immagine che sovrappone momenti diversi di una stessa narrazione, un’istantanea lievemente sfalsata persa dalla scena di un film. I protagonisti potranno essere celebrità, o semplici donne, colte in un’intimità che si ripercuote sulle scelte cromatiche, attraverso un sottotesto critico e culturale, con ironiche citazioni dei grandi maestri. A volte l’intensità del contesto è sottolineata da un gioco di sfumature dorate, a volte dall’indistinta punteggiatura del pennello, a volte dal calore sanguigno della matita e del carboncino: in ogni caso si respira un’aura di nostalgia e si avverte la sensazione di una sottile brezza passeggera. L’artista rappresenta così l’intero arco delle percezioni umane: dalla dolce stasi dell’universo privato alla costruzione di una personalità pubblica, dall’ansia di libertà al bisogno di uno spazio tranquillo tutto per sé. (Testo critico a cura di Elena Colombo)
Alla stessa ora, in altre stanze di Palazzo Stella a Genova, apertura della mostra personale “Il volto del blu” di Carlotta Sangaletti a cura di Andrea Rossetti. La mostra resterà aperta fino al 5 aprile 2017 con orario 15 – 19 dal martedì al sabato.

Classe 1991, Carlotta Sangaletti è a pieno titolo una giovane artista. Non che la sua età possa costituire un pretestuoso valore di merito (nemmeno in un “paese per vecchi” come l’Italia), tuttavia il fatto che la Sangaletti sia una giovane alle prese con la xilografia – tra i più antichi e oggi meno comuni procedimenti grafici – a ragion veduta potrebbe diventarlo. E ciò sempre alla luce dei risultati tecnico-espressivi ottenuti.

Tagli netti, talvolta somiglianti a strappi che graffiando la superficie de-moltiplicano il ricorrere di un’intenzionale squadratura d’insieme, coi volumi lanciati a capofitto nella bicromia di una commisurata mistione bianco/blu tendenzialmente abbacinante. La Sangaletti ha padronanza della tecnica, e in modo particolare la sua mano risulta abile a rieducarne le peculiarità alla luce del soffice intimismo primitivista che fa da struttura portante generale di tutta la sua produzione, specialmente quella pittorica. 

Metodo xilografico e progettualità visiva intrecciano le medesime coordinate direttive, convergono in un figurativismo con cui la Sangaletti suggella le forme di un’unità intenzionale. Tra loro esiste sempre un punto di contatto oltre ogni evidenza, quel trainante blu che nel lavoro dell’artista s’appresta ad essere imponentemente “colore a partecipazione emotiva”. Freddo pigmento blu a partire dal quale l’artista dà corpo alle sue illustrazioni; in conseguenza del quale le anima di una propria autonomia introspettiva, le imposta verso una determinante ricerca empatica, emotiva, ripagando chiunque stia lì ad osservarle – elemento ancora estraneo al suo mondo – con la moneta della trasparenza offerta nei tratti marcati di un cubismo avvicinato in maniera molto personale, addolcito nel suo intentare costruzioni formali non soggette a vincoli. Dove non c’è volume effettivamente imposto, né logica preconcetta che sia determinante nel suo libero svolgersi lineare.

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Stefano Pezzini

Vecchio cronista alla Stampa, mai saggio…