Genova, Sergio Rossi racconta il rapporto tra cucina ligure e dialetto

Mercoledì 25 ottobre alle 17.30, all’Archivio di Stato di Genova, Sergio Rossi sarà protagonista di una interessante conferenza sull’alimentazione in Liguria. Così scrive Fiorenzo Toso, genovese, docente all’Università di Sassari: 
“Nell’ambito della seguitissima serie di conferenze collegate alla mostra “Il genovese. Storia di una lingua”, Sergio Rossi, uno dei maggiori esperti di storia dell’alimentazione in Liguria, discepolo dell’indimenticabile professore Giovanni Rebora, tratterà il tema della “Tradizione gastronomica ligure nei documenti d’archivio”. L’imprescindibile rapporto tra il cibo e la lingua accompagna infatti anche la millenaria storia del genovese. Alla fine del Duecento, tra i testi dell’Anonimo, ad esempio, vi è un esilarante scambio di battute tra il Carnevale e la Quaresima in cui il primo enumera “capon grosi con bone rauiole, / bon zeruelai, porcheto in rosto”, ma anche l’avvertimento che “chi per vila o per montagne/ usa tropo le castagne / con vim brusco e con vineta / sona speso la trombeta”. Di secolo in secolo, tra un conto per le spese del confuoco e un menù del pranzo offerto a qualche principe straniero, possiamo così conoscere quel che si poteva incontrare sulle tavole dei genovesi e dei liguri – quelli ricchi e quelli poveri – attraverso l’abbondante documentazione d’archivio e i testi letterari in genovese: con importanti reperti, come la prima ricetta in versi dei ravioli, risalente al Settecento, e clamorose esclusioni, come quella del pesto, il cui nome non compare prima della metà dell’Ottocento; possiamo apprendere inoltre che certi nomi di ortaggi e di pesci, come quelli dell'”articiòcca” (il carciofo) o del baccalà si irradiarono da Genova in gran parte d’Europa, e che altre denominazioni di cibi che siamo abituati a considerare strettamente “locali”, come il “cioppin” (la zuppa di pesce) celano un’insospettata provenienza esotica. Un viaggio interessante e affascinante tra “sapori” e “saperi” linguistici attraverso il quale Sergio guiderà il pubblico fino al momento di una presa di contatto diretta – e appetitosa – con alcuni dei cibi tradizionali di cui verranno ricostruite le vicende linguistiche”.


Le foto sono tratte dal dizionario domestico genovese-italiano di Angelo Paganini, spezzini che fu parroco a Genova attorno al 1815.

About the Author

Stefano Pezzini

Vecchio cronista alla Stampa, mai saggio…