Giacomo Lomellino D’Aragona, un patriota tra Viterbo, Genova, Savona, Albissola e Albenga

Giacomo Lomellino D’Aragona (1820-1876). Vita, storia familiare e vicende politiche di un personaggio del Risorgimento italiano è il titolo di un incontro della Società di Storia Patria di Savona che si svolgerà venerdì 4 novembre nella sede del sodalizio. I contatti con Albisola e la Liguria sono profondi nel volume, curato da Marco Leale ed Andrea Lercari ed edito dalla nostra Società, che ripercorre la biografia di un personaggio singolare e controverso quale fu Giacomo Lomellino d’Aragona (1820-1876), erede di una tradizione familiare che aveva le proprie radici negli Stati italiani preunitari e partecipe delle vicende risorgimentali che portarono all’Unità d’Italia.Giacomo nasce a Viterbo da don Alfonso d’Aragona, appartenente a un ramo della casa reale aragonese stabilitosi da secoli nel Regno di Napoli e di solide tradizioni militari, e da Marianna Lomellino, ultima rappresentate ed erede di una cospicua linea dei Lomellini patrizi genovesi stabilitasi nella città pontificia sin dal XVII secolo.


Viterbo, palazzo Lomellino d’Aragona Carnevalini, La sala grande

La giovinezza di Giacomo è contraddistinta da due fattori: da un lato, la sua educazione alle armi e, dall’altro, lo spirito liberale trasmessogli dal padre, fattori che lo spingono ad arruolarsi nella guardia civica viterbese ed a partecipare entusiasticamente ai fatti della Seconda Repubblica Romana, e che ne determinano in seguito l’autoesilio a Genova, dove viene accolto da una discendente dei Lomellini, Bianca, vedova del cavaliere Mario Bajlo di Serravalle Scrivia ed erede del proprio fratello, il marchese Costantino Lomellini.

La nobildonna lo crea erede delle proprie cospicue sostanze, garantendogli così una nuova vita nell’antica patria degli avi materni. Il 4 settembre 1861, a pochi mesi dalla promulgazione della legge che ha sancito la nascita del Regno d’Italia (17 marzo 1861), Giacomo sposa una giovane della più alta aristocrazia cittadina, Caterina Gavotti, figlia del marchese Gerolamo, uomo politico e di cultura, sindaco di Genova e di Albisola Superiore, e della baronessa Giovanna D’Aste, erede di un grande patrimonio.



Albisola Superiore, villa Gavotti

La giovane sposa sarebbe a sua volta destinata ad ereditare gli averi di due delle più illustri famiglie patrizie genovesi che si sono affermate nei secoli precedenti in Roma, i Gavotti di Savona e i D’Aste d’Albenga, ma muore prematuramente nella dimora genovese dei Lomellini, in piazza San Matteo, il 18 maggio 1867, lasciando i tre piccoli figli: Anna, Giovanna, e Alfonso. Di questi Alfonso si spegnerà bambino, a Stazzano, il 14 ottobre 1869, mentre le figlie Anna e Giovanna saranno spose di due nobili piemontesi d’illustre stirpe, i fratelli Aimaro e Alberto dei conti Malingri di Bagnolo, garantendo cospicua discendenza alla famiglia seppure in linea femminile.



Anna Lomellini d’Aragona, Albissola Marina, olio su tela, 54×28 cm

Proprio la tragica quanto ancora misteriosa morte della giovane Caterina, oggetto di congetture e di leggende popolari, per decenni tramandata con pudore tra i discendenti, è stata all’origine di una ricerca che ha consentito di raccogliere una memoria storica imponente attraverso i secoli e i mutamenti istituzionali più significativi della Liguria, dello Stato Pontificio e dell’Italia tutta.



Anna Lomellini d’Aragona, Lo scoglio della Madonnetta, olio su tela, 54×28 cm

La caduta dello Stato Pontificio e l’annessione di Roma al Regno d’Italia pongono le basi per il rientro di Giacomo nella città natia, dove lo troviamo – nella primavera del 1871 – prima in veste di regio commissario del Comune di Viterbo, e quindi, dal 1872 al 1875, in qualità di sindaco. La sua amministrazione, nonostante le contrapposizioni politiche ed i problemi finanziari, riesce a lasciare un’impronta importante sulla città.

Ormai stanco e malato, nell’agosto del 1876 rientra a Stazzano, dove si spegnerà – dopo aver affidato le figlie alle amorevoli cure del nonno materno – nella notte del 13 ottobre 1876, vigilia del settimo anniversario della prematura scomparsa del piccolo Alfonso.

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Stefano Pezzini

Vecchio cronista alla Stampa, mai saggio…