Gianni Schicchi di Puccini al Chiabrera con la Giocosa e il Conservatorio di Spezia

Rinuccio è in jeans, t-shirt e braccia tatuate, Lauretta ha vestitino a pois e foulard al collo, Gianni Schicchi è, come da copione, il perfetto mattatore sulla scena; che si gode la sua vittoria su un divano rosso fuoco. Una commedia dell’arte dal taglio moderno, in cui i personaggi vivi e sanguigni di Puccini ci appaiono ancor più reali: l’arguzia di Gianni, le ipocrisie dei parenti serpenti, il candore dei due giovani innamorati. Un quadretto sempre attuale, che bene sta anche ai giorni nostri, “con licenza del gran padre Dante”.

“Gianni Schicchi”, atto unico di Giacomo Puccini su libretto di Giovacchino Forzano, va in scena sabato 19 novembre alle 17 al Teatro Chiabrera di Savona. La recita comprende l’offerta Adotta un nonno: acquisto minimo 1 giovane sotto i 16 anni (€ 5,00) + un over 65 (€ 10,00). Recita per le scuole: venerdì 18 novembre alle 11.

Cast: Studenti dei corsi di secondo livello del Conservatorio di Musica G. Puccini della Spezia con la partecipazione straordinaria di Stefano Antonucci nel ruolo del protagonista.

Nel ruolo di Lauretta, nella recita di sabato 19 novembre: Linda Campanella. Direttore: Giovanni Di Stefano; Regia e Scene: Luca Ferraris; Costumi: Anita Lamanna; Orchestra del Conservatorio di Musica G. Puccini della Spezia. Produzione del Conservatorio di Musica G. Puccini e della Società dei Concerti della Spezia in collaborazione con il Teatro dell’Opera Giocosa di Savona.

Un aneddoto racconta che il termine “Trittico” nacque in seguito ad una infervorata discussione nata a Torre del Lago, all’interno del celebre circolo dei pittori che frequentava Puccini: “….fummo tutti d’accordo sull’improprietà della parola; non di meno stabilimmo, in barba alla Crusca e alla…farina, di battezzare le tre opere il Trittico. Le tre opere in questione sono, come è noto, Il Tabarro, Suor Angelica e appunto Gianni Schicchi. Puccini pensò a tre atti unici di genere differente, ma che al tempo stesso fossero collegati fra loro da una ferrea logica teatrale: ecco allora che ‘la violenza espressiva de Il Tabarro interessa e sorprende, la musica delicata e la natura del dramma vissuto dalla protagonista di Suor Angelica commuove infallibilmente, Gianni Schicchi diverte moltissimo, anche se l’elemento macabro sporca un po’ la risata’ (da Michele Girardi, Giacomo Puccini, l’arte internazionale di un musicista italiano). Il Trittico si chiude quindi con la “macabra risata” di Gianni Schicchi, l’unica opera buffa di Puccini, pervasa di umorismo e di comicità spesso grottesca, quella, delle tre, che incontrò un successo immediato. Firenze è disegnata in maniera impeccabile, sia dal punto di vista geografico che storico, tra personaggi reali e dinamiche sociali più che note; tutto in un vivacissimo quadretto da palcoscenico. Il soggetto è tratto da un breve episodio della Divina Commedia (Inferno XXX, 22-48), opera per cui Puccini nutriva grandissima ammirazione; la struttura formale dell’atto unico si rifà invece al modello dell’opera buffa (registro baritonale per il protagonista – si pensi, primo fra tutti, al Falstaff verdiano – intreccio amoroso, e ostacolato, tra soprano e tenore, burla finale e scioglimento dei nodi). Con l’attenuante concessa al protagonista, nonostante l’arguzia un tantino sconcertante.

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Stefano Pezzini

Vecchio cronista alla Stampa, mai saggio…