Gli acari che in Liguria creano i limoni poeticamente mutanti

Nuccio Pelle, questa volta, ci racconta in modo mirabile, come un piccolo acaro possa rendere mostruosi (ma non dannosi) frutti amici e tipici della Liguria come i limoni. Basta pensare a Sanremo che, prima di diventare una delle capitali del turismo, è stata una delle capitali degli agrumi e dei limoni, in particolare. Ecco l’articolo di Nuccio che mescola poesia, territorio, agronomia. E passione.


Eugenio Montale considerava il loro profumo la nostra parte di ricchezza nell’incomprensibile tumulto mondano, ed in effetti quella del limone è una presenza gradevolmente costante su tutto il litorale ligure, a Ponente come a Levante, inserita anche in un ambito strettamente urbano come quello di Genova dove – con il poeta – possiamo notarne la presenza da un malchiuso portone. A gennaio e febbraio il verde dei suoi frutti – che già ora sta schiarendo – si trasformerà nel giallo brillante che ben conosciamo, ma tra le foglie potrebbe esserci qualche sorpresa, come quella raffigurata nelle foto che corredano questa pagina. Non c’è bisogno di allarmarsi: non si tratta di una conseguenza dell’inquinamento ambientale o dei veleni stoccati in qualche discarica abusiva in cui la pianta affonda le radici, e nemmeno di alterazioni provocate dalle fantomatiche scie chimiche. Oddio, sui media social qualcuno ha provato a venderci queste stesse spiegazioni come verità assolute, ma le cose non stanno affatto in questo modo.


 I frutti mostruosamente deformati, che probabilmente vi sarà capitato di vedere qualche volta, sono gli esiti finali delle punture di un piccolissimo ospite della pianta di limone, l’Eriophyes Sheldoni, un acaro invisibile ad occhio nudo, popolarmente noto come acaro delle meraviglie proprio per le alterazioni provocate dalla sua azione sui frutti del limone e, più raramente, anche degli altri agrumi su cui si insedia. La sua diffusione nell’ambiente è favorita soprattutto dall’azione del vento, ma non sono rari i casi di infestazione manifestatisi dopo aver acquistato una pianta già parassitata. L’acaro delle meraviglie è un fitofago che colpisce tutte le parti della pianta: se punge una gemma da legno, può devitalizzarla o far sviluppare da essa un piccolo intreccio di rametti corti e nodosi, a cespuglio, improduttivo; se la vittima è una gemma foliare, la foglia presenterà incompletezza della struttura e deformazioni della nervatura. Quando l’Eriophyes se la prende con un bocciolo questo fiorirà con petali diforma irregolare e in soprannumero, il suo pistillo solitamente apparirà di dimensioni superiori alla norma, mentre il frutto verrà storpiato nelle forme più strane. L’acaro adulto è privo di ali, misura circa 0,16 millimetri di lunghezza e 0,05 di diametro, può essere di colore giallastro o rosa lombrico, con striature sulla parte posteriore del corpo. Vive protetto nelle parti più riparate della pianta e pensa soprattutto a riprodursi: in inverno una nuova generazione si sviluppa ogni tre o quattro settimane, mentre in estate il ciclo biologico è accelerato a una quindicina di giorni. Una singola femmina depone ogni volta circa cinquanta uova (quasi sferiche, di circa 0,04 mm di diametro), che si schiudono in un periodo compreso tra i due e i cinque giorni, in dipendenza della temperatura esterna. Nonostante che i danni provocati dall’acaro delle meraviglie abbiano un basso impatto economico, molti vorrebbero eliminarlo per tornare a raccogliere limoni dalla forma normale. La lotta d’elezione è di tipo chimico, anche se le potature eccessive, la carenza o la sovrabbondanza d’acqua e le concimazioni con abbondante azoto favoriscono il proliferare dell’acaro e quindi si consiglia di limitarle. I trattamenti vanno effettuati principalmente nel periodo di passaggio tra l’inverno e la primavera, dopo la raccolta dei frutti, ma prima della ripresa vegetativa, prestando attenzione alle temperature previste poiché i prodotti utilizzati aumentano la sensibilità al gelo di foglie e corteccia. 


 Viene usato di norma olio bianco in ragione di 20 grammi per litro d’acqua, e si irrorano tutte le parti della pianta (si tratta dell’identico trattamento cui vengono sottoposte le piante di agrumi attaccate dalle cocciniglie). Se l’infestazione fosse particolarmente grave o ci fossero esigenze culturali specifiche, come per la varietà di limone Verdello che viene forzato per una produzione settembrina, gli agronomi consigliano interventi anche in estate, dopo le prime irrigazioni. Tra le piante che recano sui rami frutti strani c’è un altro agrume che, però, non deve la propria produzione meravigliosa alle punture dell’acaro, ma a una mutazione genetica. In Italia è assai poco diffuso, mentre in Oriente è oggetto di grande attenzione, in quanto ritenuta pianta portafortuna. Parliamo di una varietà di cedro, la Citrus Medica Sarcodactylus, detta Mano di Buddha per la forma dei suoi frutti. Durante l’accrescimento la mutazione provoca una specie di fioritura del frutto stesso, con gli spicchi che precocemente si separano tra di loro quasi a formare una corolla. In seguito a ciò la buccia non cresce sferica, ma va a ricoprire ogni singolo spicchio, dandogli una forma particolare che molti interpretano come quella di una mano dalle tante dita. L’abbondanza della buccia provoca inoltre la quasi totale assenza della polpa nel frutto. Questa mutazione genetica si manifesta solo spontaneamente, ma gli agronomi stanno cercando di individuarne il meccanismo per riprodurne gli effetti, sempre per ragioni economiche: è proprio la notevole quantità buccia prodotta, gradevolmente profumata e commestibile, ad attirare l’attenzione delle industrie alimentari e cosmetiche. Fino ad oggi però dai diversi laboratori impegnati nella ricerca non è ancora giunta nessuna risposta positiva.

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Stefano Pezzini

Vecchio cronista alla Stampa, mai saggio…