Gramsci, un “cervello da rinchiudere in prigione” ricordato ad Albenga

Il titolo è tratto da una delle più belle e famose poesie civili di Pier Paolo Pasolini: “Le ceneri di Gramsci”, ma, subito dopo, c’è il sottotitolo: Ciò che è vivo e ciò che è morto, ad 80 anni dalla scomparsa. SI tratta di un incontro che si svolgerà venerdì 26 maggio alle 17,30 a palazzo Oddo di Albenga, con l’intervento dello storico Pier Franco Quaglieni e dei docenti Gianni Ballabio e Gianni Zanelli. Milli Conte leggerà due lettere dal carcere di Gramsci mentre Maria Vittoria Barroero coordinerà l’incontro. L’incontro è promosso dal Centro Pannunzio Nazionale, la Città di Albenga, il DLF di Albenga, la FIVL di Alassio, l’ANPI di Albenga.Spiega Barroero: “Sarà un dibattito storico fuori da ogni mitizzazione perché ad 80 anni dalla morte del grande sardo è indispensabile leggere la sua opera storica e letteraria, nonché il suo pensiero politico, alla luce anche della realtà di oggi, dopo,ovviamente averlo contestualizzato nell’epoca in cui egli ha operato, sofferto e vissuto. Certo andrà anche ricordato l’uomo che scelse l’antifascismo e venne incarcerato dal regime in modo crudele”. Mussolini, è bene ricordarlo, disse che bisognava “tenere in carcere quel cervello”, riferendosi a Gramsci (fondatore, tra l’altro, del giornale l’Unità). 


Aggiunge Quaglieni: “Niente icone laiche da venerare che sarebbero un vero ossimoro, ma verifiche storiche all’insegna della pluralità di posizioni dei diversi relatori. Gramsci è stato un grande pensatore politico del ‘900 che va oggi avvicinato con spirito critico, l’unico che consenta di capirne il valore autentico, anche rispetto a uomini a lui contemporanei come Turati. Già il richiamo nel tema al titolo pasoliniano del 1957, le “Ceneri di Gramsci”, indica lo spirito dell’iniziativa a cui invitiamo i giovani delle scuole superiori di Albenga e di Alassio. Gramsci amava molto la storia e riflettere su di lui in modo storico è il miglior modo per ricordarlo degnamente”.

E per omaggio a Pasolini pubblichiamo uno stralcio della sua poesia:

…”Lo scandalo del contraddirmi, dell’essere con te e contro te; con te nel core,

in luce, contro te nelle buie viscere;

del mio paterno stato traditore

– nel pensiero, in un’ombra di azione – mi so ad esso attaccato nel calore

degli istinti, dell’estetica passione; attratto da una vita proletaria

a te anteriore, è per me religione

la sua allegria, non la millenaria sua lotta: la sua natura, non la sua coscienza: è la forza originaria

dell’uomo, che nell’atto s’è perduta, a darle l’ebbrezza della nostalgia, una luce poetica: ed altro più

io non so dirne, che non sia giusto ma non sincero, astratto amore, non accorante simpatia…”…
 

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Stefano Pezzini

Vecchio cronista alla Stampa, mai saggio…