I cinesi vogliono la Cantina Durin, ma Antonio Basso ha detto “no”

Antonio Basso, per tutti Durin, è un uomo diretto e schietto, come i suoi vini, pluripremiati in mezza Italia e, per sapere cosa succederà alla sua azienda vitivinicola di Ortovero, 110/120 mila bottiglie all’anno, la più grande della Riviera, basta una telefonata: “Ma stai vendendo ai cinesi?”, la domanda.

Secca la risposta: “Sì, gli sto vendendo del vino. Ma so che sta girando la voce di una vendita dell’intera azienda, e la risposta è no, anche se una proposta mi è stata fatta”. Ha voglia di raccontare Antonio, e siappure con la ritrosia dei liguri di entroterra, prosegue: “In effetti, qualche settimana fa, ho ricevuto una proposta da parte di un gruppo cinese per vendere l’azienda. In pratica mi hanno messo sotto il naso un assegno in bianco lasciando a me il compito di mettere la cifra. Devo dire che, in un primo momento, ho pensato di vendere, l’offerta era decisamente allettante. Poi, parlando con mia moglie Laura, si è deciso di dire no. Abbiamo un figlio che studia enologia ad Alba, l’azienda l’abbiamo costruita anno dopo anno, vigna dopo vigna. Ci siamo detti che era sbagliato vendere, e abbiamo deciso di declinare l’offerta cinese”. Questo, ovviamente, non vuol dire che i contatti con i cinesi siano chiusi. “No, non sono chiusi per quel che riguarda la vendita di Pigato, Vermentino, Rossese, Granaccia, Ormeasco e via dicendo, anzi i rapporti commerciali potranno essere potenziati. Di certo c’è la nostra chiusura alla vendita dell’azienda, che rimarrà ancora per molto nelle nostre mani. Certo, ci ha fatto piacere ricevere una simile proposta di acquisizione, significa che l nostro lavoro è apprezzato anche in mercati ricchi ed emergenti come quello cinese. Il fatto che investitori importanti, dopo Piemonte e Toscana, si interessino e siano pronti a spendere milioni per aziende vitivinicole ligure, è anche il segnale di come il movimento del vino regionale stia crescendo a livello internazionale”, conclude Antonio Basso.

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Stefano Pezzini
Vecchio cronista alla Stampa, mai saggio...