I forti del Col di Nava, cerniera tra Piemonte e Liguria

Ambiente, natura, storia: il Colle di Nava, territorio a cavallo di Liguria e Piemonte, è veramente il punto di incontro tra mare e monti. E non solo perché in estate, dagli Anni ’60, centinaia di migliaia di bambini veniva da Imperia, Albenga, Sanremo e da tutta la Riviera in colonia o con gli scout a trascorrere qualche settimana in montagna, ma anche perché in passato era il colle che portava acciughe e sale in Piemonte e vino in Riviera.

Il colle di Nava, a 934 metri di altezza, è nel territorio di Pornassio. Dal punto di vista orografico il colle separa le due sottosezioni delle Alpi Liguri: le Prealpi Liguri ed est e le Alpi del Marguareis ad ovest. È collocato sulla catena principale alpina. Attraverso il colle di Nava transita la strada statale 28 del Colle di Nava, che collega Imperia al Monregalese e al Cuneese. Il primo comune piemontese che si incontra è Ormea, provincia di Cuneo.

Sul valico è presente un centro abitato, Nava, suddiviso in due borgate, quasi unite tra loro: Colle di Nava – sulla vetta – e Case di Nava, a 500 metri dalla vetta sul versante della val Tanaro. A 4 km dalla vetta, sul versante della valle Tanaro in località Ponte di Nava (territorio del comune di Ormea), è posto il confine tra Liguria e Piemonte.

Il suo clima è tipicamente alpino, con inverni freddi, frequenti nevicate ed estati fresche. È celebre per la coltivazione della lavanda, detta “Coldinava”, da cui si estraggono prodotti cosmetici, ma della lavanda parleremo nelle prossime settimane.

Oggi, invece, parliamo dei forti napoleonici, una struttura diventata attrazione storica e turistica. Il colle di Nava, importante valico alpino che permette l’accesso al Piemonte dalla Francia, era “sorvegliato” da un sistema di fortificazioni del XIX secolo, edificato dai sovrani sabaudi, ed utilizzato anche in epoca napoleonica, che però nella pratica non fu mai direttamente interessato da conflitti.


Forte Centrale, sulla vetta. Ottimamente conservato e visitabile, era attraversato dal primitivo tracciato della strada (che ora, molto allargata, scollina passando a fianco del forte), di cui sono rimasti ben visibili il percorso ad ‘S’ (fatto apposta per difenderlo dal tiro nemico) e due ponti levatoi (ora fissi). Da notare anche lo scavo di una grossa trincea esposta alle artiglierie del forte e collegata al suo fossato difensivo, per evitare che potesse essere aggirato dagli attaccanti.

Forte Richermo, a SE, sulla costiera che collega il colle di Nava con la valle di Armo (in realtà è solo un fortino circolare di avvistamento, poco più che un avamposto).

Forte Pozzanghi, a NW, gemello del precedente ma sul lato opposto del colle di Nava (recentemente in entrambi è stato liberato dalla vegetazione lo spazio circostante; per il “Pozzanghi” è stato inoltre ripristinato un comodo percorso pedonale nel bosco che lo collega alla carrozzabile fra Nava e S. Bernardo di Mendatica).

Forte Bellarasco, a S, sul versante della valle Arroscia. Fino a pochi anni fa era usato dall’Esercito Italiano per campi estivi, ora è ancora proprietà dell’amministrazione militare ed è chiuso.

Forte Montescio, a N, tra colle di Nava e la colla dei Cancelli di Cosio di Arroscia, permetteva di sorvegliare la valle del Tanarello, verso la Francia. Molto discosto dagli altri fortini, è in condizioni di forte degrado architettonico ed è pericoloso entrarvi a causa della possibilità di crolli.

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Stefano Pezzini

Vecchio cronista alla Stampa, mai saggio…