I Giardini Luzzati vincono il bando Culturability 2017

È il progetto “Lo Spazio del Tempo” presentato da Il Ce.Sto e Cooperativa Archeologia, che punta alla sistemazione e alla riattivazione dell’area archeologica presente nei Giardini Luzzati, nel centro storico di Genova, con l’obiettivo di trasformarla sia in un luogo per la memoria storica dei cittadini che di attrazione turistica, ad essersi aggiudicato una delle due menzioni speciali al bando Culturability 2017, promosso dalla Fondazione Unipolis. Il bando, che ha l’obiettivo di sostenere progetti culturali innovativi ad alto impatto sociale che rigenerano e riattivano spazi abbandonati o sottoutilizzati, è stato vinto da cinque soggetti – Evocava di Mazara del Vallo (Trapani), FaRo / Fabbrica dei saperi di Rosarno (Reggio Calabria), L’Asilo di Napoli, Lottozero / textile laboratories di Prato, MET / Meticceria Extrartistica Trasversale di Bologna – tra 429 progettualità arrivate da tutta Italia, a ciascuno dei quali va un contributo economico di 50 mila euro e la possibilità di prendere parte a un percorso di accompagnamento e mentoring. In più due menzioni speciali – oltre a Giardini Luzzati, TOC Centre di Copertino (Lecce) – del valore di 10 mila euro ciascuna, rese possibili dalla collaborazione con la Direzione Generale Arte e Architettura Contemporanee e Periferie Urbane del MIUR (Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo).Il progetto “Lo Spazio del Tempo” si inserisce in un processo di rigenerazione più ampio, avviato da alcuni anni nell’area dei Giardini Luzzati, ora luogo di promozione e produzione culturale aperto a tutti, dai residenti storici, agli studenti, ai migranti economici di oggi. Al centro del progetto il format dell’Archeologia partecipata, intesa come spostamento di attenzione dai luoghi della cultura ai loro destinatari. Si tratta di far parlare l’archeologia, di inventare un’accezione diversa, forse nuova, di “visita” in un sito, dunque di innervare contenutisticamente il concetto stesso di turismo. Oltre alla ristrutturazione dell’area, si promuoveranno, in collaborazione con i principali stakeholder cittadini, attività di offerta “tradizionale” (didattica, laboratori, visite) e attività “innovative” (mostre e performance site specific), realizzando un progetto co-creato col pubblico. Inoltre saranno prodotti pannelli, dépliant, video, forme di comunicazione che emergeranno dal vissuto di questa esperienza.

“Può apparire forse contraddittorio in un’epoca di grande crisi dei sistemi di welfare e di depauperamento progressivo delle persone, ma il bisogno primario che leggiamo nel territorio è quello dell’identità – dice Marco Montoli, presidente de Il Ce.Sto – Cultura, conoscenza, svago, anche ozio sono necessità umane e non lussi, che devono essere accessibili in maniera trasversale e a tutte le linee di frattura di genere, età, cultura di provenienza, status socio-economico. Così crediamo si costruisca una comunità. L’Area Archeologica, insieme ai Giardini Luzzati, ha il potenziale per diventare un elemento simbolico dell’identità dei genovesi, e di riconoscibilità di Genova da parte dei non genovesi. La proposta è un proseguimento di quanto abbiamo fatto fin dal 2012 qui ai Giardini Luzzati con Il Ce.Sto, bonificando l’area dalla microcriminalità e delinquenza comune con il presidio della piazza e il suo bar-circolo e l’apertura di spazi e servizi per la cittadinanza. Vogliamo ancor di più creare un’agorà nel cuore della vecchia Genova, un luogo di incontro aperto e di dialogo, dove le proposte provenienti dal territorio possano trovare ascolto e realizzazione”.

Aggiunge Barbara Setti di Cooperativa Archeologia, responsabile scientifico del progetto: “La principale sfida che ha interessato il gruppo di lavoro è stata quella di attribuire un valore, un senso, all’Area Archeologica Giardini Luzzati. Il vantaggio competitivo che abbiamo visto è che l’area non ha un valore estetico preminente, essendo costituita da muri bassi e pozzi. Forse questa è anche la sua fortuna: possiamo scrollarci di dosso una visione regressiva, che viva questa parte di città con nostalgia, con un sentimento sepolcrale del passato, e possiamo invece lavorare nell’area come un laboratorio, uno spazio con possibilità di innovazione. Già adesso, con la parte archeologica inglobata in un edificio in cemento armato e pilastri, di cui fa parte anche lo spazio bar-circolo, l’effetto è quello di un luogo post-moderno, forse poco ‘italiano’ e più nord-europeo. Un involucro neutro, realizzato in cemento, metallo, grigliato per le passerelle sospese sopra i resti, da far vivere e respirare”.

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Stefano Pezzini

Vecchio cronista alla Stampa, mai saggio…