I vini della Liguria alla conquista degli Stati Uniti con Aimone Vio

Anche ai tempi di Trump gli Stati Uniti amano il made in Italy e, per fortuna, il Made in Liguria. Un interesse che, dal vino della Riviera, passa attraverso l’olio, la taggiasca, i prodotti liguri. A dirlo è Aimone Vio, patron di BioVio di Bastia di Albenga, primo ligure ad essere eletto “Vignaiolo dell’anno” dal Gambero Rosso. Assieme alla figlia Caterina, enologa, e al prossimo genero (anche lui enologo) Vincenzo Sorrentino, è tornato da pochi giorni in Italia dagli Stati Uniti. Non un viaggio di piacere ma un tour, organizzato dal Gambero Rosso, per promuovere i 3 bicchieri italiani della prestigiosa guida enologica. “Siamo andati pensando che la Liguria fosse la Cenerentola del vino, invece abbiamo scoperto con piacere di essere molto fashion”, racconta Aimone. E aggiunge: “La cosa che più ci ha fatto piacere è aver constatato come ad apprezzare i nostri vini siano stati operatori del settore, ristoratori, importatori, commercianti. Alla Liguria chiedono soprattutto vini bianchi importanti, come pigato e vermentino, ma non dsdegnano i nostri rossi”.L’eccellenza italiana del vino ha toccato Chicago, New York, Los Angeles e San Francisco. “La nostra azienda ha da qualche anno alcuni rappresentanti negli Stati Uniti, ma un conto è esportare bottiglie, un conto è farsi vedere dietro le bottiglie, legare il prodotto ad una famiglia, ad una storia”, racconta Caterina Vio.

Ma serve, vista la produzione limitata di vino ligure, promuovere pigato, vermentino (ma anche rossese e granaccia) in un mercato così ampio come quello statunitense? “Dal punto di vista numerico certamente no. Si può cercare di aumentare la vigna in Riviera ma non si possono fare nuovi impianti in terreni non adatti. Ne andrebbe della qualità, un livello che abbiamo raggiunto nel corso di tanti anni e a costo di grandi sacrifici. Aumentando il prestigio del vino si possono aumentare i prezzi alla bottiglie”, commenta Aimone. Ma l’interesse per la Liguria non è solo per il vino: “Abbiamo trovato un grandissimo interesse per tutti i nostri prodotti, a cominciare dall’olio. Il mercato statunitense è sicuramente molto interessante non solo per l’esportazione di prodotti ma anche per attirare turisti statunitensi in Liguria”, racconta ancora Aimone. E conclude: “Vorrei sottolineare ancora una volta come i nostri successi non sono di una singola azienda ma di un movimento che riguarda tutta la Riviera e la Liguria. Il movimento del vino, grazie all’innesto di giovani e donne, è cresciuto in maniera importante e ha ancora spazi di crescita. Dobbiamo rimanere uniti, fare squadra come abbiamo saputo fare in questi ultimi tempi”.  

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Stefano Pezzini
Vecchio cronista alla Stampa, mai saggio...