I vini di Dario Enrico premiati a Golosaria

Il loro pigato è stato premiato nei giorni scorsi a Golosaria, la kermesse organizzata da Paolo Massobrio, nell’ambito della Top Hundred, in pratica i migliori cento vini italiani. Un riconoscimento meritato per un’azienda vitivinicola pioniera del buon vino in Liguria grazie ad un agricoltore visionario: Dario Enrico, vignaiolo di Bastia d’Albenga. Dario, classe, 1928, ancora oggi segue la sua azienda portata avanti con passione e sapienza dai nipoti trentenni Emanuela e Carlo Alberto. Assieme alla moglie Teresa vive ancora nella casa di bastia dove, a piano terra, c’è la ospita la cantina. Il forte legame col paese è testimoniato dalla scelta dell’etichetta per i propri vini: la chiesetta di Santo Stefano in Massaro, prima testimonianza di un insediamento precedente all’odierno centro abitato. Un piccolo, personale, riconoscimento a Dario Enrico. Una ventina di anni fa, forse un po’ di più, avevo scritto sulla Stampa un articolo sui vini della Piana che stavano diventando un vero vanto per la qualità. Scrivevo dei grossi produttori “dimenticando” i piccoli, quelli che puntavano sulla qualità altissima (con il senno di poi Dario Enrico e Pippo Parodi, entrambi di Bastia). Un pomeriggio, arrivato in ufficio, trovai ad aspettarmi, con la sua Ape, Dario Enrico. Mi regalò 3 bottiglie dei suoi vini, mi disse di provarli. Eccellenti, ovviamente. Ne nacqua una sorta di amicizia fatta di stima e ammirazione che, da parte mia, non è mai venuta meno. Mi raccontò di bastia, di come si sarebbe dovuta sviluppare, di come fosse maltrattata da alcune scelte urbanistiche scriteriate. Andiamo oltre.

La storia

Era il 1968 quando, a Bastia d’Albenga, Dario Enrico, con la moglie Teresa, decide di abbandonare la coltivazione di ortaggi, alla quale la sua famiglia s’era sempre dedicata, per seguire il proprio sogno. Oggi, Dario e Teresa sono ancora lì, a mantenere vivo quel desiderio, con l’aiuto di tutti i familiari. Dal 1968, infatti, l’Azienda Vitivinicola Enrico Dario, a conduzione familiare, produce i propri vini D.O.C. in maniera artigianale, seguendo antichi e rigorosi metodi di vinificazione ed imbottigliamento. La produzione contempla i vini tipici della zona: Pigato, Vermentino e Rossese. La filosofia di Dario prosegue con i nipoti: “Il lavoro inizia nella vigna, curata meticolosamente in ogni periodo dell’anno, per poter ottenere uve pregiate, dagli acini pieni e zuccherini. Solo da queste uve si potranno ricavare vini dal sapore intenso e dai profumi articolati. L’attenzione alla vita della pianta, spesso sottovalutata, è invece di primaria importanza per il conseguimento di risultati raffinati. 

Dalla cernita dei tralci durante l’inverno, alla potatura estiva e alla selezione finale dei grappoli migliori, passando per le attività di cura delle piantagioni, le nostre piante vengono seguite in ogni fase della loro vita, con attenzione e dedizione”.
La azienda può vantare una cantina con attrezzature all’avanguardia, messe a disposizione di una lavorazione tradizionale. Precisione, tradizione e passione sono infatti i principi su cui Dario e Teresa hanno voluto basare la loro idea di produzione, da tramandare a figli e nipoti. “La vinificazione è un processo che richiede cure e controlli costanti; definirla una mera produzione sarebbe riduttivo: U l’è cumme avè in mattu piccenin («E’ come avere un bambino piccolo»)” afferma Dario. Per Dario il vino “E’ un lavoro di creazione, di concepimento, di realizzazione di un qualcosa che restituisca a chi lo consuma l’amore e la passione di chi lo ha curato; la tradizione di un luogo ricco di storia come la Liguria; i sapori di una terra difficile, ma anche generosa”. Non è un caso che Enrico Dario abbia concentrato le proprie coltivazioni nella regione di Bastia d’Albenga denominata «Marixe»: per ottenere un Pigato particolarmente gustoso e profumato, infatti, le caratteristiche di questa zona sono ottimali. L’essere vicina al mare, ma non troppo (in modo da poter garantire una escursione termica notturna) e la prossimità ai boschi, garantiscono al Pigato profumi spiccati.
Oggi gli ettari vitati sono 5 (35 mila le bottiglie), uno dei quali nella piana, e gli altri all’imbocco della Valle Marixe, la zona collinare più vocata del territorio ingauno per la vite, grazie allo scambio di correnti con il mare e viceversa. Per il 2017 è attesa una inedita versione spumantizzata del loro pigato. 

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Stefano Pezzini
Vecchio cronista alla Stampa, mai saggio...